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Per anni siamo stati convinti che il più forte sopravvive con più probabilità e facilità, come afferma la famosa teoria dell’Evoluzione di Darwin e a sostegno quella di Herbert Spencer  . Sicuramente in certi contesti, antichi e tribali perlopiù, dove l’uso della forza era necessario, questa concezione e metodica della conservazione sociale era plausibile, ma le cose sono cambiate, le comunità si sono organizzate, gli uomini si sono evoluti e l’approccio che vuole l’uso della forza come strumento più idoneo alla sopravvivenza è superato, o almeno dovrebbe esserlo. Un sociobiologo, Daniel Lumera, e una epidemiologa, Immaculata De Vivo, con il libro  Biologia della Gentilezza, edito da Mondadori, ci spiegano quali solo le azioni, le abitudini e  i gesti  che generano serenità ed equilibrio a beneficio del singolo e di conseguenza della società intera.  L’utilizzo della gentilezza infatti, verso se stessi e gli altri, può rendere la vita migliore, la cortesia e il garbo sono attitudini benefiche in grado proteggerci da patologie causate anche dallo stress legato allo stile di vita, da modelli e condotte snervanti che ci mettono in uno stato di conflitto e tensione cronica. “Il più adatto ai cambiamenti e alla sopravvivenza non è il più forte, ma il più gentile” affermano dunque gli autori che vedono in questa qualità morale, non solo come attitudine ma anche come pratica,  uno strumento che  produce un processo virtuoso attraverso l’empatia e  che costituisce una “forma terapeutica” con alte capacità di trasmissione collettiva. La cosa importante è che si possa attuare una inversione di tendenza sostituendo le vecchie credenze apprese che ci vogliono necessariamente forti e spesso prevaricanti. Nel libro sono sei le “strategie gentili” suggerite per coltivare la felicità, l’ottimismo, la gratitudine e disattivare le emozioni sfavorevoli e negative in grado di nuocere alla nostra salute fisica ed emotiva. Indubbiamente la musica e il silenzio hanno un impatto molto importante sul nostro stato d’animo, stare nella quiete assoluta per almeno cinque o dieci minuti al giorno  ed ascoltare le nostre canzoni preferite infatti fa bene al nostro umore; sembra che la sinfonia di Mozart 40 in sol minore k550 sia tra i brani più salutari e rilassanti, ma anche gli Abba possono contribuire al nostro buon umore. Trascorrere più tempo a contatto con la natura è l’altro consiglio da seguire per ritrovare la nostra energia più profonda, il verde è rassicurante e riposante ed esserne circondati  ha un effetto calmante straordinario. Trovare il tempo per meditare poiè  una azione gentile che dovremmo intraprendere giacché questa pratica è in grado di attuare “un’igiene interiore ed emozionale” intensa; sono sufficienti dieci o quindici minuti al giorno, meglio se di mattina, per ripulire il nostro interno da pesanti e ingombranti scorie. L’alimentazione e il movimento sono altre due abitudini da curare con impegno. Il cibo infatti, secondo gli autori,   dovrebbe essere consumato responsabilmente soprattutto  attraverso  la conoscenza della lavorazione e della provenienza. Mangiare sano e consapevole è importante, nutrirsi con attenzione è una dimostrazione di accortezza verso noi stessi e nei confronti del  pianeta. L’attività fisica deve essere  “un gesto amorevole”, un atto di cura e di affetto a cui non dovremmo rinunciare; ovviamente la ginnastica e ogni tipo esercizio deve essere praticato in base alle nostre possibilità e capacità e preferibilmente in mezzo alla natura. Infine eccoci alle relazioni, al ruolo importante che rivestono nella nostra vita. Queste, secondo Lumera e De Vivo, non devono essere compensative né un modo per colmare le nostre insicurezze o la paura di rimanere soli. Che sia d’amore o di amicizia il rapporto con l’altro deve includere l’ascolto, la reciprocità, lo scambio e anche il confronto purché sia finalizzato alla crescita e non sia un mezzo attraverso cui si mettono in atto dinamiche manipolative e distruttive. E’ gentilezza verso noi stessi quando  facciamo entrare nella nostra vita persone positive e accoglienti, è gentilezza  verso gli altri nel momento in cui mettiamo in campo tutte le doti migliori per sostenerli. Cambiando consapevolmente il nostro modus operandi, intervenendo su attitudini e abitudini, possiamo essere felici e contribuire al miglioramento della vita degli altri. “Sintonizzarsi con la gentilezza” è una pratica rivoluzionaria importante per cambiare ed emanciparci da una visione che ha voluto erroneamente che il più “forte”, che spesso si traduce con il più furbo e prepotente, fosse  il migliore, un modello da imitare, l’esempio vincente da seguire.

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