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Un personaggio che ha molto contribuito alla mia formazione è stato il prof. Angelo Sofia, nato a Novara di Sicilia (ME) cento anni fa, il 18 aprile 1921, e la ricorrenza del centenario della sua nascita mi fornisce l’occasione per ricordarne la figura di studioso ed esegeta del pensiero mazziniano. Laureato in Giurisprudenza ed in Lettere Moderne, preferì dedicarsi all’insegnamento, da mazziniano sentiva fortemente la nobiltà del compito dell’educatore. Sapeva che un bravo maestro poteva forgiare dei bravi cittadini, è inutile lamentarsi dei giovani che si comportano male, se ancor peggio si comportano coloro che li dovrebbero educare… E piuttosto giovane ero anch’io quando lo conobbi, un giorno che dalla lontana Sicilia venne in vacanza in Alto Adige. Ai giovani, si sa, piacciono le idee forti ed il mio mazzinianesimo era ancora immaturo, venato di un certo estremismo e impaludato in una rigida ortodossia, io almeno la ritenevo tale. I lunghi colloqui che ebbi con lui mi fecero maturare, mi fecero comprendere che un’idea forte non deve essere necessariamente estremista e che l’Apostolo espresse sempre serenamente il proprio pensiero, pur con tutte le traversie ed i guai che subì praticamente nel corso dell’ intera vita. Non sarò mai abbastanza grato ad Angelo per questo suo insegnamento. Egli mi fece capire, adoperando un esempio tratto dall’opera di Gilbert Keith Chesterton, lo scrittore inglese che creò l’immortale figura del prete-investigatore Padre Brown, che la Tradizione (Mazzini affermò che tre cose sono sacre: la Tradizione, il Progresso e l’Associazione) è come il lampione che illumina la via, non dobbiamo commettere l’errore dell’ubriaco che si attacca al lampione, incapace ormai di compiere un passo nella giusta direzione. Si può, quindi, essere mazziniani senza necessariamente ostentare coccarde o cravatte à la Lavallière, ma vivendo e rimanendo fedeli, anche nella vita di tutti i giorni, a quei valori e a quei principi che il grande Genovese sintetizzò nel libretto dedicato ai Doveri dell’Uomo. E questi valori, patriottici, morali e spirituali, Angelo li visse e li testimoniò sempre coerentemente in tutte le occasioni. Venne catturato dagli americani mentre difendeva la sua isola dall’invasione e per questo subì due anni di prigionia in Africa settentrionale, mostrando sempre la schiena dritta, guadagnandosi per questo  il rispetto e la stima dei suoi guardiani che, nel loro intimo, disprezzavano coloro che si comportavano diversamente. Da docente di scuola media instillò con la persuasione e le grandi doti d’insegnante che possedeva, i nobili valori del mazzinianesimo nelle teste dei suoi alunni. Quando la casa editrice flower-ed (https://www.flower-ed.it/) m’incaricò di curare un’edizione critica dei mazziniani Doveri in forma di e-book, la dedicai proprio alla sua memoria. Fu  grande amico del filosofo genovese Santino Caramella (1902 – 1972), che insegnò nelle Università di Catania e Palermo e che reinterpretò l’idealismo crociano e gentiliano alla luce dello spiritualismo cristiano. La profonda amicizia verso il filosofo gli fece scrivere un commosso ricordo, che ne è anche un’analisi del pensiero, “ Santino Caramella e il suo dialogo di vita”.  Nel 1986 Angelo Sofia pubblicò un’opera completa sui fatti risorgimentali, nei quali non piccola parte ebbero i suoi antenati, nel borgo natale, “Novara di Sicilia nel Risorgimento italiano”, tema che riprese, sintetizzandolo, col titolo “Il Risorgimento a Novara di Sicilia”, due anni più tardi in un capitolo inserito in una serie di libri che l’amministrazione provinciale messinese dedicò alla cultura locale. Sempre nel 1988 pubblicò il libro “Galluppi e Pancaldo: due patrioti dalla vecchia alla nuova Italia”, dove vengono illustrate la vita e le idee del filosofo Pasquale Galluppi (Tropea 1770 – Napoli 1846) e del medico Emanuele Pancaldo (Santa Lucia del Mela 1800 – Messina 1893). Il primo fu calabrese, ma visse e studiò anche in Sicilia; docente di logica e metafisica all’Università di Napoli, fece conoscere in Italia il pensiero di Kant e di altri filosofi europei, mentre con le sue “Lettere Filosofiche” è stato il primo italiano a darci una moderna storia generale della filosofia. Il secondo fu un rappresentante del mazzinianesimo più intransigente e si deve anche a lui se la Sicilia, assieme alla Liguria e alla Romagna, è una delle regioni d’Italia dove le idee mazziniane circolarono prendendo piede tra i patrioti. Sempre lui promosse l’elezione di Mazzini a deputato per il collegio di Messina (l’Apostolo verrà eletto per ben tre volte, le prime due volte l’elezione fu annullata, la terza volta non ebbe seguito perché l’eletto si rifiutò di giurare fedeltà alla Monarchia). E’ del 1990, invece, “I martiri di Fantina del 3 settembre 1862”. Del fatto di Fantina, strettamente collegato a quello di Aspromonte, aveva già scritto nell’opera su Novara di Sicilia durante il Risorgimento, poiché un tempo Fantina non era comune autonomo, bensì frazione di Novara, ma questo nuovo studio si basava su documenti inediti, proprio da lui rinvenuti.  A Fantina sette garibaldini, dopo un giudizio sommario degno sicuramente di miglior causa, vennero fucilati dall’esercito regolare. Angelo Sofia non illustrò solo il fatto, ma volle illuminare anche i risvolti spirituali, oltre che patriottici, sottesi al volontarismo garibaldino teso alla costruzione della Terza Roma, un mito molto forte in epoca risorgimentale. E, infatti, tutta dedicata alla ricostruzione di questo potente mito è stata la conferenza “Dalla Sicilia garibaldina alla Terza Roma”, che Angelo Sofia tenne a Bolzano, da me espressamente invitato e che poi verrà pubblicata nella rivista “Incontri Meridionali” . Sarà il suo ultimo scritto edito, poco tempo prima del suo passaggio ad altro stato di esistenza, avvenuto il 29 agosto 1993 proprio sul suo tavolo di lavoro, mentre stava ultimando un intervento di argomento mazziniano per un congresso che si sarebbe tenuto a Bari, nel settore della sua vasta biblioteca dedicato alla filosofia della storia, la materia che prediligeva. Non si può tacere di un’altra importante opera di Angelo Sofia, pubblicata nel 1992, “La tradizione religiosa a Novara di Sicilia”. Da convinto mazziniano Angelo aveva una concezione religiosa della vita e combatté sempre, come del resto il suo Maestro, il materialismo e l’ateismo, giustamente convinto che l’essere umano, quando non crede più a nulla, finisce col credere a tutto, ed i tempi che stiamo vivendo lo dimostrano ad abundantiam… I lavori di Angelo Sofia non sono mere compilazioni, ma si basano sullo studio di documenti inediti o poco noti; nel loro campo, quindi, sono piccole pietre miliari della ricerca storica. Spesso la sua opera è stata saccheggiata da illustri Carneadi che non si sono neppure presi la briga di citarlo in nota (siamo, come affermava il coraggioso editore Vanni Scheiwiller, nel Bel Paese dove tutti scrivono ma nessuno legge!). Tra gli studiosi seri del Risorgimento in Sicilia, il nome di Angelo Sofia veniva nominato sempre con grande ammirazione e si tendeva a definirlo come “gentiluomo d’altri tempi” (proprio così si espresse con me Giuseppe Tricoli, il quale mi disse che anche suo suocero Gaetano Falzone, il massimo studioso del Risorgimento in Sicilia, stimava molto Angelo Sofia). Sono rimasti alcuni inediti di Angelo Sofia, che spero possano un giorno venire pubblicati: oltre al testo per il convegno più sopra citato, esiste il manoscritto di un libro in avanzato stato di completamento, cui lui teneva tanto, “Mazzini profeta del Terzo Millennio”, e anche il testo di una conferenza tenuta a Giardini Naxos, molto interessante, dal titolo “Mazzini profeta dopo un secolo”. Grazie alla cortesia degli eredi, la moglie Carmela e i figli Elisabetta e Giuseppe, contiamo di riprodurla l’anno prossimo, 150° della morte di Mazzini, in un volume a stampa, convinti di fare cosa gradita agli amici del Centro Pannunzio.