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Il Covid ci ha insegnato quanto sia fragile l’equilibrio tra la Terra e noi essere umani. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, le nostre attività, i nostri modelli di produzione e di consumo di risorse devono tendere verso la sostenibilità. Basti pensare che in 8-9 mesi l’umanità consuma completamente le risorse annuali disponibili sul pianeta. Il tema ambientale si è fatto nel tempo sempre più presente nei dibattiti pubblici coinvolgendo non solo il mondo associazionista, ma anche quello sociale, economico e istituzionale. Proprio la visibilità della giovane attivista svedese Greta Thunberg ha portato molti paesi a dare maggiore attenzione alle politiche “green”. Il tema della sostenibilità è stato ribadito dal nostro presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento alle Camere, quando ha espresso di voler inserire in Costituzione il principio di giustizia intergenerazionale. Anche in Europa le politiche ambientali sono al centro del dibattito pubblico, come testimoniano il successo dei Verdi in Renania e nel Baden poche settimane fa e la vittoria degli inuit in Groenlandia venerdì scorso. Proprio il primo atto dell’amministrazione Biden, inoltre, ha riguardato un importante tema ecologico: gli Stati Uniti sono infatti rientrati nell’accordo sottoscritto alla Conferenza sul clima di Parigi nel 2015 per ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera. In quello stesso anno, tutti i paesi membri delle Nazioni Unite hanno inoltre firmato un programma d’azione, l’Agenda 2030, approvata dall’Assemblea Generale dell’Onu con 17 obiettivi e 169 target da raggiungere. Si va dalla salvaguardia della biodiversità alla sfida dei cambiamenti climatici, dal contrasto alla carenza di cibo alla riduzione delle attività umane invasive. L’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, è da anni in prima fila per proporre soluzioni e centrare gli obiettivi di questo patto verde. Il ministro delle Infrastrutture Giovannini ne è stato presidente fino a pochi mesi fa e recentemente ha ribadito quanto sia importante per l’uomo proteggere il pianeta in cui vive: «Bisogna uscire dalla crisi meglio di come ci siamo entrati», ha detto. Anche gli italiani sembrano dargli ragione: già prima della pandemia, infatti, secondo un sondaggio di Swg, la maggior parte dei nostri connazionali ha indicato come fonte di preoccupazione i cambiamenti del clima e l’aumento delle disuguaglianze. Non è un caso se il Piano nazionale di ripresa e resilienza di cui si sta occupando il governo sia così fortemente incentrato su temi quali la mobilità sostenibile, la digitalizzazione, l’equità sociale e la transizione verde. Questi argomenti impatteranno anche sulle elezioni comunali di autunno. Il sindaco di Milano Sala si è recentemente iscritto al partito europeo dei Verdi e ieri un deputato del Movimento Cinque Stelle, Stefano Buffagni, ha avanzato l’ipotesi di sostenere il primo cittadino uscente qualora intenda dar sviluppo a una reale transizione ecologica per la città. A Roma la campagna elettorale verterà inesorabilmente sulla capacità della classe dirigente di risolvere i problemi atavici della Capitale: proprio in questi giorni la città si trova nuovamente a dover fronteggiare l’ennesima crisi dei rifiuti. Incapace di chiudere il proprio ciclo di gestione dell’immondizia sul territorio comunale, complice un continuo rimpallo di responsabilità tra Raggi e Zingaretti, Roma spedisce da anni la propria immondizia fuori dalla Regione o fuori dall’Italia. Il tema dell’ambiente però non riguarda solo la sostenibilità, ma anche la fiscalità: l’Europarlamento ha votato a settembre un pacchetto di provvedimenti che prevedono un aumento delle imposte da versare a Bruxelles. Plastic tax e carbon tax sono alcune delle tasse che le imprese si troveranno a pagare nei prossimi anni. L’aumento di imposte sulla plastica era già stato proposto dal governo giallorosso nel 2019 – il costo da pagare era di 45 centesimi per ogni chilogrammo di prodotti monouso – ma il tentativo venne bocciato da molte industrie e da molti politici, come il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il leader di Italia Viva Matteo Renzi che prevedevano invece l’utilizzo di incentivi fiscali per scoraggiare l’uso di materiali inquinanti. Economia e sviluppo sostenibile possono coniugarsi, come testimonia l’Istat nel suo ultimo rapporto sulla competitività dei settori produttivi: tutte quelle imprese che si caratterizzano per un ridotto impatto ecologico traggono benefici in termine di produttività sia per la riduzione dei costi nel lungo periodo sia per la reputazione che acquisiscono. L’importante è che questo tema non venga affrontato in modo ideologico: non è dicendo “No” a tutto che si fa un piacere al pianeta. Gli ambientalisti contrari alla Tav Torino- Lione o all’alta velocità Salerno- Reggio Calabria non comprendono che il trasporto su gomma ha dei costi economici ed ecologici nettamente superiori rispetto a quelli su ferro. La sostenibilità ha inoltre delle importanti ricadute di tipo occupazionale e sociale: l’economia circolare e la green economy sono dei settori su cui conviene investire per creare posti di lavoro. La sanità, l’innovazione tecnologica e la ricerca, come afferma un rapporto dell’Unione Europea, sono poi campi essenziali per ridurre gli ostacoli che impediscono alle persone di soddisfare i propri bisogni primari. Si pensi all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento. Da questi settori passa la sfida non solo per sconfiggere la fame nel mondo, ma anche per controllare l’andamento demografico in Africa e in Asia con tutte le conseguenze che questo comporta, dal consumo di suolo all’immigrazione. La crisi climatica, la deforestazione e la salute pubblica sono strettamente correlate, come questa pandemia ci ha insegnato. Le zoonosi, cioè le malattie trasmissibili dagli animali all’ uomo, sono aumentate negli ultimi anni e rischiano di incrementarsi sempre più se non si pone un freno intelligente all’abuso del territorio. Secondo il Censis, quasi il 94% degli italiani crede che sia prioritario investire sulla sanità per prevenire nuove pandemie e garantire cure più avanzate, anche attraverso la telemedicina. Occorre gettare già da ora le basi per questo cambiamento. Quando torneremo alla normalità, sarà importante non farci trovare impreparati. Mettere la testa sotto la sabbia, come troppo spesso abbiamo fatto, non farà che rimandare una resa dei conti non più rinviabile.