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Piero Sansonetti piace in alto nei cieli per il lepido ossimoro: comunista-garantista. In alto dei cieli apprezzano l’onnipresenza sulle reti Mediaset, dove con arguzia e sapidità commenta la qualunque. In alto dei cieli lodano addirittura le furibonde sparate pro Berlusconi, ma in realtà in gloria di Licia Ronzulli. L’unica pecca rimarcata in alto dei cieli sono le mancate scuse, da condirettore dell’Unità, per il seguente ignobile trafiletto pubblicato l’11 novembre 1993: «La federazione di Trieste e l’unità di base Tomazic del Pds annunciano con dolore la morte di Vittorio Penco, vecchio militante Pci, perseguitato politico per le sue idee di libertà e di socialismo…». Il testo, insomma, faceva credere che Penco, alias Vittorio Bocchino, fosse stato perseguitato dai fascisti. mentre il militante comunista fu vittima di Togliatti, Roasio, Robotti, Ciufoli e dei carnefici dell’NKVD. Penco, su delazione dei dirigenti del PCd’I, fu umiliato, arrestato, torturato e costretto a patire 15 anni tra carcere, campo di concentramento, deportazione ed esilio coatto in terra sovietica. Ancora nell’autunno del 1993, dunque, Veltroni, direttore, e Sansonetti, condirettore, continuavano a dissimulare i crimini comunisti anche contro i comunisti.