Saint-Exupéry, gli ultimi pensieri del piccolo Principe, di Marco Travaglini

“È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttate via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio”. Questa frase riporta all’ opera più famosa di Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, il suo romanzo capolavoro pubblicato il 6 aprile 1943 da Reynal e Hitchcock in inglese, e qualche giorno dopo in francese. Il Piccolo Principe è uno dei libri più venduti di sempre, tradotto in più di duecentocinquanta lingue e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo. Un libro che per alcuni è secondo per popolarità soltanto alla Bibbia. Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry nacque a Lione il 29 giugno del 1900 in una antica famiglia di nobili ( uno dei suoi antenati aveva combattuto con gli americani a Yorktown, la battaglia che decise l’esito della Guerra d’indipendenza americana). Aviatore e scrittore francese, guardava all’avventura e al pericolo con gli occhi del poeta e, come si legge ne Il Piccolo Principe anche con quelli di un bambino. Meno famosi ma belli, emozionanti sono i suoi racconti dedicati ai primi voli aerei, tra i quali Volo di notte, L’aviatore e l’intimissimo Terra degli uomini. Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nell’aeronautica militare francese e dopo l’armistizio nelle Forces aériennes françaises libres, ovviamente schierate dalla parte degli alleati. Il libro Let­tera al Gene­rale X e il senso della guerra, uscito qualche anno fa, è una rac­colta di let­tere e brani (alcuni erano ine­diti in Ita­lia) di Saint-Exupéry nei quali si tro­vano le sue ultime, com­mo­venti parole scritte all’amico Pierre Dal­loz in una breve e mai spedita let­tera datata 30 luglio 1944. Il giorno dopo il suo aereo veniva abbat­tuto mentre era in volo sul mar Mediterraneo. Questo libro rappresenta il testamento spirituale e artistico di uno dei più straordinari personaggi del Novecento. Saint-Exupéry rac­conta una sto­ria diversa da quella del ragaz­zino dai capelli d’oro che apprende e soprat­tutto inse­gna. In queste lettere l’autore fran­cese si pre­senta al let­tore come persona, avia­tore, uomo in guerra, e soprat­tutto come chi ha un cuore alla ricerca di un senso per l’uomo e per la vita, con domande sulle ragioni di tante cru­deltà e fol­lie del conflitto bellico. La sua morte in volo restò per molti anni misteriosa, finché nel 2004 venne localizzato e recuperato il relitto del suo aereo. Colpito da un caccia tedesco nel mare antistante la costa marsigliese, il Lockheed P38 Lightning a bordo del quale volava Antoine de Saint-Exupery, si inabissò a una settantina di metri di profondità. Lo scrittore, partito in missione ricognitiva, era scomparso all’alba del 31 luglio del 1944, poco dopo il decollo da una base in Corsica. Il 29 giugno del duemila, nel centenario della nascita, gli è stato intitolato l’aeroporto di Lione. Una frase, molto bella, raccoglie il suo spirito d’avventura: “Quando si arriva al futuro, il nostro compito non è di prevederlo, ma piuttosto di consentire che accada”. Merci, petit prince.