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Il video di Salvini che divora una ciotola di ciliegie, con i gomiti sul tavolo, mentre Zaia racconta dei bambini morti di Covid in Veneto, ha riempito ieri i contenitori dei social. Disgustosa, irriguardosa, stomachevole. Di questo si è già detto tutto. Molti si sono posti l’interrogativo: lo fa apposta? E’ una strategia politica dell’uomo che viene dal basso, come la maggior parte dei suoi elettori, e si spinge ancora più in basso? Vuole irritare Zaia perché è il suo principale antagonista dentro la Lega? Ha un spin doctor dedicato alla strafottenza o fa tutto da solo? Forse, è tutto questo insieme.

L’unica cosa è che sono convinto che faccia da solo, è un intuitivo, non ha una cervello che media la ragione, quando capisce che è il momento di spingersi oltre la decenza lo fa, senza pensarci. Davanti al tavolo ci sono fotografi e gente con lo smartphone in posizione verticale? Mangio le ciliegie come un bue, anche se questo qui vicino parla di morti. Quei trenta secondi faranno il giro dei social e si riprodurranno in milioni di condivisioni. Ci sarà chi ci sputa sopra, ma i suoi fan rideranno sguaiatamente. E questo è sufficiente. L’altro giorno ha detto: che ci vado a fare a Villa Pamphili? A mangiare le tartine con il salmone? Ecco fatto. Una ricca ciotola di ciliegie, il cibo della terra coltivato da contadini veneti, gente genuina con le mani sporche di terra. Mica come quelle fighette di Villa Pamphili.

Il punto che ci riguarda, però, non è questo. Ogni giorno notizie fake, foto fake, bravate come quella di Salvini. O dei no vax, dei terrapiattisti, dei complottisti, dei no euro, dei no Europa valicano i confini della realtà invadendo i social, la faccia peggiore della rete. E’ da tre giorni che circola la foto di Conte che si abboffa ad una festa romana. La didascalia è sempre la stessa: mentre noi facciamo la fame questo qui mangia a quattro ganasce a Villa Pamphili senza rispettare l’uso della mascherina e le distanze sociali. E’ un’immagine palesemente fake, o scattata in un periodo che non c’entra nulla con quello attaule. In secondo piano si vedono dei carabinieri, tranquillamente mescolati alla folla, senza alcuna mascherina. E’ evidente che è falsa.

Tuttavia, c’è chi ci crede. Condivide senza leggere, senza guardare, senza pensare, senza ragionare, senza cervello. E aggiunge commenti inviperiti, incazzati, sdegnati, sempre senza sapere. Perché lo fanno? Ecco, questa la madre di tutte le domande. Ma non c’è risposta. Domanda alla quale se ne legano altre. Sono fiancheggiatori di Salvini ingaggiati per il lavoro sporco sui social? Sono suoi elettori? Sono dei deficienti e basta?

Chi si occupa d’informazione dovrebbe farsi queste domande, e forse molte altre. Ma andrebbe già bene cominciare da qui. Chiedersi com’è possibile che i social siano diventati il principale organo d’informazione del Paese. Domandarsi se queste decine di milioni di persone siano diventate determinanti per la stabilità e la democrazia. Se le scelte del prossimo turno elettorale dipenderanno dai rutti di Salvini mente Zaia parla. E poi tutti gli editori insieme darsi delle risposte, costruire un progetto comune d’informazione per muoversi finalmente e degnamente su questa prateria di selvaggi. Al diavolo il mercato. Qui c’è in gioco l’assuefazione all’orrore che genera i mostri della democrazia.

Altrimenti, un giorno Salvini farà la cacca davanti ad una telecamera e noi non ci stupiremo più.