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L’attuale assetto governativo ha portato  l’immagine politica del nostro tormentato Paese ad un buon livello di considerazione sul piano internazionale, e ad  una lusinghiera valutazione le potenzialità ch’esso dimostra sul piano degli sviluppi della sua vita economica. Vi sono guasti tuttavia che lasciano pensare ad una commedia degli equivoci. Alla base dell’attuale situazione non è possibile infatti non rilevare vizi di origine che guastano e falsificano la vita politica corrente dell’Italia. Basta chiedersi : quale legittimazione reale sul piano democratico è attribuibile al parlamento? Nel momento in cui questo diviene arbitro della elezione del prossimo Capo dello Stato? Le due camere elette democraticamente dal popolo, rappresentano purtroppo una realtà profondamente mutata rispetto al momento storico nel quale sono state elette. Partiti politici che hanno conseguito allora risultati elettorali abnormi, hanno oggi dinanzi agli occhi di tutti una potenzialità elettorale denotante un consenso popolare  fortemente diminuito (: dei due terzi nel caso più evidente ). Il vizio di origine rispetto ad una tale situazione, la maggiore vergogna dei partiti, è stata quella a suo tempo di non procedere a nuove elezioni previo scioglimento del parlamento. Gran parte degli eletti ha visto divenire illusoria la possibilità di una rielezione, ed i partiti maggiori hanno temuto di perdere paurosamente voti di fronte ad escrescenze improvvise di altre forze politiche e ad uno sconvolgimento dei quadri di forza tradizionalizzati. In una tale situazione disperante….ci si appresta ad eleggere oggi un nuovo Presidente della Repubblica! La grande speranza è quella della conservazione di un residuo sentimento di italiana saggezza, che porti a pensare che questa volta non è una maggioranza partitica che deve portare alla scelta. Ma la prosecuzione di un cammino che è stato faticosamente intrapreso, e che ha portato a quel buon credito al quale ci siamo riferiti all’inizio di queste nostre righe. L’augurio, oggi, è quello di avere un Capo dello Stato che giunga dalla società civile, e che abbia un capo del governo da lui democraticamente scelto il quale possa avviare il Paese alle elezioni politiche , dopo le quali i partiti torneranno in primo piano nel libero gioco democratico.  Ed il Capo dello Stato veglierà , credibile, nell’interesse del Paese.