2,137 utenti hanno letto questo articolo

Quando mi sposto, per lavoro, per turismo o per diporto, non mi piace viaggiare come un pacco postale e cerco sempre di documentarmi su storia, usi e costumi delle località ove mi reco, fosse anche solo per breve tempo. Così, chi conosce o vuole conoscere un po’ meglio Rapallo, la celebre località turistica sulla Riviera ligure di Levante, potrà dedicarsi alla gradevole lettura del volumetto di Giulio Vignoli, Rapallo, pp. 62, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2021 (www.libreriaeuropa.it). Preciso che non si tratta di una storia di Rapallo in sé, che pure sarebbe interessante e non certo recente (i più antichi manufatti archeologici rinvenuti risalirebbero addirittura al 700 a. C.), ma di una piacevole carrellata di aneddoti sui personaggi celebri che sono stati o sono vissuti nella cittadina ligure negli ultimi cento anni. Prima della famigerata “rapallizzazione” denunciata tra gli altri da Indro Montanelli, ossia una forsennata politica urbanistica che ha rischiato di cancellare per sempre le caratteristiche originali del borgo genovese, la località richiamava turisti di gran classe un po’ da tutto il mondo. Si dirà che oggi non esistono più turisti di gran classe e ai “signori” di un tempo si è sostituita la gente nova dai subiti guadagni di dantesca memoria, ma questa è un’altra storia… Il primo capitolo riguarda le teste coronate che soggiornarono a Rapallo. Per esempio il Re di Lituania Mindaugas II, al secolo Guglielmo Duca di Urach, mezzo tedesco e mezzo monegasco (sarebbe, anzi, dovuto essere il legittimo erede del trono principesco dei Grimaldi), cui il parlamento lituano offrì la Corona nel 1918 (fu formalmente Re da 4 giugno al 2 novembre di quell’anno), ma non raggiunse mai il Paese che gliela aveva offerta. Morirà a Rapallo il 24 marzo 1928. Amava molto Rapallo, cui fece generose donazioni, anche Re Faruq d’Egitto, così come Re Hussein, l’illuminato sovrano di Giordania e Soraia, seconda moglie dello Scià di Persia. Non un sovrano, ma “solo” un reggente, l’ammiraglio Nicola Horthy, il quale parlava molto bene l’italiano (lingua comunemente usata nella marina austro-ungarica, costituita in gran parte da giuliani, istriani, fiumani e dalmati ed il cui centro era Pola). Egli soggiornò a Rapallo prima dell’esilio definitivo in Portogallo e ricordò sempre con affetto la località ligure (una salace battuta dell’epoca diceva che l’Ungheria era un Regno senza Re, comandato da un ammiraglio senza flotta…). I Reali di Spagna possedevano addirittura una villa nei pressi di Rapallo. Scrittori legati a Rapallo sono stati l’americano Ezra Pound, che sovente richiamò nei suoi Cantos, Friedrich Nietzsche, che vi scrisse la prima parte di Also sprach Zarathustra, Maximilian Beerbohm, scrittore umoristico britannico, Sem Benelli che a Zoagli, vicino a Rapallo, si fece costruire un castello tuttora esistente. L’autore de La Cena delle beffe fu un personaggio un po’ strano: dimostrò il proprio antifascismo quando farlo comportava qualche rischio, ma provò sempre una grande ammirazione per Mussolini; qualcuno, sarcasticamente (mi pare sia stato Galeazzo Ciano, non ricordo con precisione) lo definì “un antifascista mussoliniano”. La cilena Gabriela Mistral, Premio Nobel per la Letteratura nel 1945, svolse la funzione di Console per il proprio Paese a Rapallo negli anni 1951 – 1952. Visse gli ultimi 23 anni della sua vita a Rapallo, dal 1975 al 1998, Anna Maria Ortese, grande scrittrice piuttosto ostracizzata dalla cortigianeria intellettuale salottiera a causa delle sue posizioni sempre politicamente scorrette. Tra i musicisti furono legati a Rapallo il finlandese Sibelius ed il triestino Victor de Sabata, già direttore dell’Opera di Montecarlo. Tra i pittori, invece, Oscar Kokoschka, Michele Cascella, che ritrasse scorci, paesaggi e vedute rapalline, nonché Walter Lazzaro. Morì a Rapallo Costantino Nigra, grande diplomatico del Risorgimento ma, e in questo senso è piuttosto dimenticato, anche grande studioso di folclore. In epoca romantica e risorgimentale lo studio del folclore aveva un senso patriottico di riappropriazione delle proprie radici nazionali più profonde, non solo in Italia. Tutti gli studiosi di folclore italiani dell’Ottocento sono stati anche patrioti con non pochi meriti risorgimentali. Visse a lungo a Rapallo, ove morirà, Sita Meyer Camperio, pioniera del movimento di emancipazione della donna (con le azioni, non a chiacchiere e a vaniloqui sul fatto se si debba dire direttore, direttora, direttrice o direttoressa, polemiche del genere possono solo far venire il voltastomaco…) e fondatrice, assieme alla Regina Elena, del Corpo delle Infermiere Volontarie della CRI. Ci ha lasciato un interessantissimo diario delle sue esperienze di crocerossina durante la Grande Guerra. Due noticine a margine: non bisogna disprezzare la storia locale. Alcune opere di storia locale sono riuscite a diventare dei classici della storiografia (non è certo il caso di questo libretto, scritto volutamente in tono brioso); penso, per esempio, alla storia di Trieste di Attilio Tamaro o ad alcune opere su Nizza di Eugenio Cais di Pierlas. E, se ci si lamenta del fatto che i giovani sono sempre meno interessati alla storia (e ciò, purtroppo, è vero), la storia locale potrebbe essere il primo passo per portarli allo studio della storia più generale: se date e trattati non dicono nulla ai giovani, perlomeno di primo acchito, può darsi che narrando fatti svoltisi nelle località ove vivono o imprese compiute da personaggi il cui cognome risulta familiare, l’interesse per la storia “importante”, alla fine si svegli.