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Nel 2014 ci trovammo di fronte alla nascita di FCA. Per noi vecchi torinesi voleva dire Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino. Ma ormai questa nuova entità non era più torinese perché la sede legale fu posta dalla “famiglia” in Olanda. Poi l’anno scorso altra notizia non certo rassicurante: FCA venduta ai francesi di Peugeot. Ieri altra notizia ancora: IVECO  – per noi vecchi torinesi voleva dire i camion Fiat – venduta ai cinesi. La famiglia si spoglia di tutte le attività industriali , incassando una montagna di miliardi, per dedicarsi solo alle speculazioni finanziarie, e dunque fare prevalentemente i rentiers. Il risultato di queste decisioni sarà, a mio avviso, gravissimo per la nostra città. Stellantis, la nuova società nata dalla vendita di FCA ai francesi avrà sede in Olanda e cervello decisionale a Parigi. Il CEO è Tavares , già CEO di Peugeot ed il CDA sarà a maggioranza francese. Dunque gli inevitabili tagli, seguenti alla fusione delle due società, toccheranno prevalentemente gli stabilimenti torinesi e italiani. Infatti nel CDA della nuova società è presente anche lo Stato francese, mentre il nostro governo brilla per la propria assenza. Figuriamoci se i rappresentanti del governo francese accetteranno tagli agli stabilimenti in Francia : verranno tagliati quelli italiani. Ma temo , in prospettiva, ancora peggio per le sorti dell’Iveco in mano ai cinesi. Potrebbero acquisire tutta la tecnologia utile presente nei mezzi Iveco per poi potenziare gli stabilimenti cinesi, condannando alla chiusura quelli italiani. Non credo di essere un catastrofista , ma pavento un pessimo avvenire per le aziende torinesi della galassia Agnelli e per i tanti fornitori dell’indotto. La “famiglia” ,tramite la cassaforte Exor, in tutte queste vicende porta a casa un sacco di soldi, alla faccia dei tanti dipendenti FCA e Iveco che finiranno in Cassa Integrazione, pagata da tutti noi. L’azienda, creata a Torino nel 1899, per la quale hanno lavorato centinaia di migliaia di italiani, anzi forse milioni, il simbolo del lavoro italiano e torinese in particolare, è ormai in mano straniera. Mi rattrista tutto ciò, pensando ai nostri nonni che fecero la Grande Guerra sul Fiat 18 BL, camion robustissimo, pensando  al grande Nuvolari che vinse ovunque guidando un’Alfa Romeo, auto che fece innamorare anche Henry Ford, pensando a noi , figli del secondo dopoguerra , che abbiamo imparato a guidare sulla mitica 500 ,modello del ‘57, ed anche ….a fare l’amore sulla stessa. E ci siamo emozionati negli anni 70 ed 80 per le vittorie strepitose nei rally della Lancia Delta. Tutto ciò rimarrà solo un ricordo, citato magari dalle riviste specializzate di storia dell’automobile. Intanto nei prossimi giorni i media ci diranno che così funziona il mondo globalizzato, che da queste operazioni finanziarie nasceranno realtà più solide, le borse faranno aumentare il valore dei titoli delle società coinvolte, con cospicui benefici per i gruppi di controllo. Ma le realtà industriali, cioè gli stabilimenti ed i posti di lavoro a Torino diminuiranno poco a poco. In questa situazione è veramente vergognosa la posizione servile di tanti giornalisti  dei giornali controllati dalla famiglia Agnelli, che mascherano queste operazioni come un formidabile valore aggiunto per il sistema Italia! D’altronde John Elkann ,attraverso la Gedi, controllata da Exor,  possiede La Stampa, Repubblica,Il Secolo XIX, l’Espresso, diversi quotidiani locali, Radio Deejay, Radio Capital ed altre emittenti radiofoniche e televisive. Questo impero dell’informazione è funzionale, in questa situazione, a far digerire all’opinione pubblica italiana e torinese la cessione delle industrie ex Fiat agli stranieri, addolcendo in tutti i modi l’amara verità. Oltre alla posizione servile dei giornalisti – chissà cosa scriverebbe di costoro fosse vivo Montanelli- non si può passare sotto silenzio l’assenza della classe politica italiana, sia di governo che di opposizione. La mancanza di una politica industriale  ormai da decenni e l’indifferenza dei politici di oggi per le problematiche di sviluppo industriale, lasciano piena libertà di azione ai gruppi di controllo , tipo Agnelli Elkann, di agire nel loro esclusivo interesse, senza porsi il problema dello sviluppo futuro dell’industria italiana e torinese. Tacito  nel De Agricola diceva : fecero il deserto e lo chiamarono pace! Non vorrei che dovessimo applicare la frase tacitiana alla situazione dell’industria torinese.

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