Basta ipocrisia e falsità. No ad un voto politico, di Leonardo Papa
Scatta tra poco l’ora x. Si va a votare per il referendum. Quello che doveva essere un voto tecnico, seppur di assoluta rilevanza, è stato però trasformato dalla politica nostrana, caciarona e spesso cialtrona, in una possibile bocciatura ovvero in una approvazione dell’attività dell’odierno esecutivo. Si è sentito di tutto, dai vari comitati per il sì e per il no; dagli insulti alle falsità più ignobili. Non voglio soffermarmi su magistrati che minacciano giornalisti, o su ministri che canticchiano canzoncine idiote alla radio, od ancora su professori che volutamente stravolgono la realtà, ma vorrei addentrarmi in quella che dovrebbe essere la reale ragione della nascita del referendum. Ovvero, vogliamo cambiare l’impostazione di uno dei tre poteri dello stato?
Prima però, per onestà intellettuale, ritengo giusto informare il lettore delle mie idee. Io voterò SÌ e non solo perchè sono un avvocato. E non perchè sia di destra, visto che non lo sono. Anzi come già scritto in alcuni miei articoli, sono stato militante attivo nel centrosinistra. Tuttavia, questa sinistra, rappresentata da personaggi che inneggiano a Maduro e Khamenei, e che sfilano con i centri sociali, non mi appartiene e non mi rappresenta, ed anzi spero, per il bene dell’alternanza politica, che tutti costoro, da Schlein, Fratoianni, Bonelli, Salis Ilaria, Conte, Landini, e compagnia cantante, vadano urgentemente a casa al fine di creare una sinistra che possa rappresentare un’alternativa credibile a questa destra, che comunque sta facendo un pò meglio di quanto potessi pensare. Questo è il mio pensiero. Chiusa la parentesi.
Parliamo del referendum, invece. Ci viene raccontato, dai “supporters” del NO che questo sarebbe un referendum contro la magistratura, e che la sua approvazione da parte del popolo, sancirebbe la fine della indipendenza della medesima che verrebbe asservita all’esecutivo e quindi alla politica. NON ho però mai sentito alcuno che spiegasse come ciò potrebbe avvenire se passasse il referendum. NESSUNO. Solo slogan. Ma, come nasce la questione? Nel periodo del ventennio, l’allora ministro fascista Dino Grandi riunì le carriere e le funzioni dei magistrati, che divennero effettivamente subordinati al ministero di Grazia e Giustizia. Poi, con la Carta Costituzionale prima e con la riforma che trasformò l’accusa da magistratura inquirente a requirente, e nel corso dell’evoluzione legislativa sulla materia, si arrivò ad una separazione, quella attuale, tra magistratura requirente, i Pubblici Ministeri, e giudicante, ovvero i giudici intesi come coloro che emettono sentenze. NON SI TRATTA COMUNQUE DI UNA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, BENSÌ DI UNA SOLA SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI, visto che le carriere di entrambe le categorie dei magistrati vengono influenzate e regolate, anche disciplinarmente, da un solo CSM, quale organo di autogoverno della categoria, che di fatto vede mischiati gli appartenenti delle due funzioni. Ma, su cosa va ad incidere la riforma oggetto di referendum e soprattutto, quali sono gli obiettivi che si pone? In primis, una maggiore equidistanza, nei processi penali, da parte della magistratura giudicante dalla difesa e dalla Pubblica accusa, in secondo luogo -ma che potrebbe essere il primo- il mettere un freno, e quindi arrivare ad una progressiva delegittimazione delle correnti interne alla magistratura. Cosa sono queste correnti, e come si otterrebbero i risultati di cui sopra? Cerchiamo di spiegarlo, giusto per non parlare per vuoti slogan.
In realtà, i magistrati non possono fare politica attiva. Per legge. Naturalmente possono avere proprie idee politiche, e naturalmente andare a votare. Possono anche aggregarsi tra colleghi, per discutere tra loro di problematiche giuridiche, ed anche condividere giudizi relativi a colleghi, proponendo l’uno, piuttosto che l’altro per la copertura di determinato incarico.
Tuttavia, queste riconosciute correnti, DATO OGGETTIVO, ad oggi sono riconducibili all’appartenenza a determinati partiti politici, esattamente quelli che si presentano alle elezioni, e queste correnti sono estremamente forti ed influenti in seno alla magistratura, portando di fatto la politica, nell’unico potere dello Stato dal quale dovrebbe stare ben alla larga. E questa è un’affermazione assolutamente bipartisan. Questa politicizzazione interna, va dunque ad influenzare pesantemente la magistratura. Sono le correnti interne, e quindi i partiti politici, che esprimono le nomine dei membri togati del Csm. Ed è il Csm che influisce sulle carriere e sulla “vita disciplinare” dei magistrati, la cui carriera e la cui vita lavorativa cambia assai a seconda che uno faccia parte di una corrente di maggioranza o di minoranza. Questa è politica vera e propria. Ma in seno ad una categoria che può pesantemente incidere sulla vita dei cittadini. Può privarli della libertà, così come spogliarli dei loro averi.
Immaginate di essere un imputato (colpevole od innocente, non importa) in un processo ove il P.M. sia un elemento di assoluto spicco nella corrente della quale fa parte anche il giudice, che però non ricopre ruoli rilevanti. Come potrebbe quest’ultimo essere sereno ed equilibrato nel suo giudizio se poi la sua vita professionale e disciplinare passa per il Csm eletto grazie a quella corrente? E questo è solo uno dei tanti esempi che si possono riportare.
In questo senso, con il sorteggio dei membri togati, così come da legge di riforma, le correnti politiche interne perderebbero gran parte del loro potere, non potendo spingere propri candidati. Ed in questo modo si libera la magistratura dalla politica, e non la si asservisce alla medesima, come qualcuno cerca di far credere. E qui ho anticipato parte della risposta al secondo quesito. Ovvero, come la legge oggetto di referendum si propone di raggiungere il proprio scopo, ovvero quello di delegittimare le fazioni politiche interne alla magistratura, perchè una magistratura politicizzata ghettizza internamente i magistrati di altre correnti, così come, esternamente, può sconfinare ed influire nelle libere decisioni degli altri due poteri dello Stato. Per far ciò, vediamo il metodo attuale di elezione del Csm, confrontandolo con quello della riforma, non senza anticipare come la riforma preveda l’elezione di due Csm, uno per i PM e l’altro per i giudici, proprio per evitare le commistioni di cui sopra.
Come viene nominato ora il Csm. A parte i tre membri di diritto, il Csm è composto per i due terzi da membri togati, ovvero magistrati eletti da altri magistrati, indifferentemente PM o giudici, e per un terzo da membri laici, ovvero professori universitari o avvocati eletti da liste compilate dal Parlamento (maggioranza e minoranza). Con la riforma, i due Csm, uno per i Pm e l’altro per i giudici, verrebbero eletti, per quanto attiene ai membri togati, tramite sorteggio integrale tra tutti i nominativi che rispondono ai requisiti di anzianità e competenza (legittimità) mentre i membri cosiddetti laici verrebbero eletti tramite sorteggio da liste stilate dal Parlamento. Qualcuno mi spieghi come questo modello di elezione possa far sì che la magistratura divenga asservita al potere politico. A me sembra esattamente il contrario. Si sostituisce con la casualità la volontà politica. Si poteva far meglio? Forse sì, magari individuando il modo di sostituire con qualcos’altro la lista parlamentare sulla quale viene effettuato il sorteggio per i membri laici, ma non mi viene in mente nulla, a dire il vero.
Per ultima, la riforma crea dal nulla l’Alta Corte di Giustizia, ove tre membri sono nominati dal Presidente della Repubblica, mentre la parte elettiva prevede la nomina a sorteggio integrale di sei membri appartenenti alla magistratura giudicante e tre membri della magistratura requirente, oltre a tre membri laici, eletti a sorteggio su lista compilata dal Parlamento in seduta comune.
Come si può vedere, il sorteggio è l’elemento dominante della riforma, ed è il modo con il quale si cerca di indebolire le correnti politicizzate interne alla magistratura, rendendola di fatto più libera. Almeno secondo me.
Queste sono le mie considerazioni, e le ragioni che spiegano il mio voto. Mi auguro di non aver offeso le idee di chi non la pensa come me, e soprattutto scusatemi per il fatto di aver portato una idea politica in un magazine culturale. Ma in realtà la mia non è un’idea politica. Per me è un quesito tecnico, per il quale avrei votato allo stesso modo sia presentato al voto dalla destra che dalla sinistra. Non ci sono vinti e vincitori. Ed è vergognoso che qualcuno possa dare un valore ed un significato politico a questo voto.
Ai giovani, agli indecisi, rivolgo invece una preghiera. Andate a votare. Da oggi, chiudete la tv. Non ascoltate gli altri. Spegnete la radio e chiudete You tube. Strappate questo articolo. Prendete il testo del referendum, se c’e qualcosa che non è chiaro aiutatevi con wikipedia (abbastanza neutrale), cercate di comprendere se questa riforma renderà la magistratura più libera dalla politica o meno, se il processo penale diverrà più giusto. Secondo voi, anche se non siete avvocati. Dimenticatevi se siete di destra o di sinistra e di quello che vi hanno detto di votare. Lasciate stare i professori. Votate sulla base di quel testo e della interpretazione che voi gli darete. Poi che abbiate votato sì o no, avrete sempre votato bene.
Buon voto a tutti.



