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Il futuro di Israele tra guerra e pace, realismo ed utopie, di Pier Franco Quaglieni

Oggi

I nemici di Israele sono sempre stati molti. E’ un‘inimicizia che va ben oltre l’antisemitismo, se è vero che molti ebrei del passato e del presente sono contro Israele. E’ il caso di ricordare quanto è accaduto il 7 ottobre 2023 perché questo gravissimo episodio di belluina violenza sembra essersi appannato nella memoria. Anzi, c’è chi tende a giustificare Hamas che trova interlocutori impensati.  Netanyahu oggi è considerato un genocida e la sua appartenenza alla destra estrema  lo rende odioso ai più.  Il leader israeliano ha provocato non solo avversione internazionale verso il suo Paese ma anche un rinfocolarsi di antisemitismo dopo la Shoah  senza precedenti. La ritorsione , meglio la guerra senza quartieri che ha condotto contro Hamas, è considerata sproporzionata ai fini, anche se in materia di terrore è difficile, se non impossibile, stabilire dei limiti. Quando esso prevale, i criteri umanitari diventano labili se non inesistenti. La storia è così , sempre . Hegel parlava di essa come di un “mattatoio”. E le vicende antiche e recenti dimostrano che le guerre e in particolare certe guerre sono davvero un mattatoio. Laddove c’è una componente etnica e religiosa la situazione si aggrava e l’ostilità diventa odio . Anche sconfiggere per fame il nemico ha precedenti negli assedi medievali e successivi. Pure la Germania nella prima guerra mondiale fu piegata dal taglio dei rifornimenti anche alimentari.
Abbiamo vissuto dal 1945 un lungo tempo di pace . Oggi solo una minoranza esiguissima di vecchi ha vissuto le tragedie della seconda  guerra mondiale ,delle città devastate dai bombardamenti e dei civili uccisi. E’ stato detto che la guerra moderna disumanizza l’uomo perché la tecnica rafforza a dismisura gli effetti delle violenze, in passato ha impensabili. Non è vero se non in parte perché la ferocia nel perseguire i vinti è una costante.  Vae victis disse Brenno ai Romani sconfitti. Roma rase al suolo Cartagine, ma gli esempi sono molti in ogni epoca. Il Genocidio degli Ebrei avvenne attraverso l’uso delle camere a gas, i crimini di Stalin trovarono nelle deportazioni in Siberia e nel freddo il loro strumento senza ricorso a tecnologie particolari. I bombardamenti che distrussero intere città  non possono essere dimenticati: Dresda fu distrutta senza necessità belliche, come è facile dimostrare.
Nacquero le organizzazioni internazionali dopo la prima e la seconda Guerra mondiale e se Ginevra fu incapace di prevenire, l’Onu si sta rivelando un carrozzone del terzo mondo che non va oltre delle riunioni rivelatesi inutili anche per i veti che paralizzano ogni decisione. L’aggressione dell’Ucraina è un’altra pagina terribile che vede risorgere l’imperialismo russo più brutale e trova la NATO e l’Europa inadeguate e in parte responsabili nell ‘aver suscitato – se ce ne fosse stato bisogno – un panslavismo che rappresenta una costante della storia russa , rafforzata dal comunismo sovietico.
Il pacifismo è una delle idee più nobili ù, ma spesso si rivela impotente e perfino controproducente. A mantenere la pace dopo la seconda guerra mondiale e’ stato l’equilibrio del terrore e la paura del nucleare. Le colombe picassiane hanno giustificato gli armamenti sovietici come i partigiani della pace hanno costituito un pericolo per l’ Occidente.  Il pacifismo auspica l’abolizione della guerra ed è fuor di dubbio che esso opponga un rifiuto ai miti nazionalisti che inneggiano alla guerra. Le contese internazionali – ineliminabili nella storia umana – vanno risolte per via diplomatica e non attraverso il ricorso alle armi. C’è anche chi auspica il disarmo e l’abolizione degli eserciti, ma si tratta di proposte che si sono rivelate impraticabili nella realtà. Il disarmo non dovrebbe mai essere unilaterale, ma di tutti: un’ipotesi impossibile. Paradossalmente un certo tipo di pacifismo potrebbe favorire la guerra perché la debolezza degli Stati porta altri Stati ad approfittarsene. Il pacifismo non sempre è il mezzo idoneo per realizzare il fine della pace. In ogni caso il pacifismo che ricorre alla violenza, appare senza il minimo dubbio una vera e propria assurdità, un ossimoro stridente.
Se ci fosse più cultura, pagine immortali come quelle di Kant sulla pace perpetua, sarebbero più conosciute. Esse eviterebbero errori evidenti dovuti alla semplificazione manichea della storia. Kant non si avventura nei temi giuridici, ma resta nell’ambito filosofico. Egli è ben consapevole della distinzione tra politica e morale, un discorso non sempre chiaro, mentre da Machiavelli in poi il pensiero filosofico ancorato alla storia ritiene che l’essere e il dover essere non coincidono  quasi mai  è molto spesso la ragion di Stato è una delle chiavi di lettura della storia. 
Gli utopisti che fanno coincidere la politica con la morale provocano danni e generano confusione, quasi mai si rivelano utili. C’è infine il tema della non -violenza che non va confuso con il pacifismo , come avviene oggi. La non- violenza è un metodo di lotta politica formulato da Gandhi. Non violento fu anche Martin Luther King  e in Italia Aldo Capitini e Marco Pannella. La non -violenza appare oggi anch’essa una forma di utopia perché la violenza e l’irrazionalismo stanno travolgendo le basi stesse della convivenza civile. Lo storico Luigi Salvatorelli sosteneva l’esigenza di essere razionalisti in un mondo preda dell ‘irrazionalismo novecentesco. Oggi torna questa esigenza. Appare davvero incredibile che si evochi l’impresa di Fiume per trovare un precedente per la Flotilla.Ed  evoca ricordi nefasti chi ha voluto collegare il G8 di Genova con questi giovani e meno giovani attivisti. 

30 Settembre 2025/da Redazione
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https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/jerusalem-1712855_1280.jpg 493 1280 Redazione http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png Redazione2025-09-30 10:03:562025-09-30 10:03:58Il futuro di Israele tra guerra e pace, realismo ed utopie, di Pier Franco Quaglieni

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