Buon Natale a quasi tutti, di Leonardo Papa
L’ultimo Natale festeggiato da mio papà su questa terra – un doppio festeggiamento, visto che festeggiava anche il proprio compleanno – ha visto anche il suo ultimo articolo pubblicato su questo magazine. Un articolo dove raccontava, con la sua innata, naturale leggerezza nello scrivere, ricordi di natali passati tanti, tanti anni fa, durante la sua fanciullezza. Natali non asserviti al consumismo dei nostri giorni, ma senz’altro più ricchi di significati e spiritualità. Ma c’è un qualcosa che accomuna quei tempi ai nostri, durante le festività natalizie. Un sentimento, quasi una necessità, di sentirsi più buoni, più solidali, più aperti nei confronti del prossimo. Mio padre non era un praticante, ma credente sì, mentre io, oggi, sono qui a cercare di scrivere sul Natale, da non praticante, ed a pensarci bene, nemmeno da credente. Sperante, ecco, sono uno che se non entra nel vortice della propria pragmaticità e razionalità, spera che vi sia qualcosa, qualcuno dopo la morte, qualcuno che assomigli a chi gli è stato raccontato da bambino dai suoi genitori. Sì, lo spero sinceramente.
Non è però facile oggi scrivere sul Natale, perchè, mala tempora currunt, e di questi tempi il Natale ed i suoi simboli vengono costantemente osteggiati, violati nella loro essenza e spiritualità da biechi politicanti, che per strumentale interesse elettorale, sull’onda delle nefandezze di un distorto principio di accoglienza, nel rispetto del detestabile e pretestuoso politically correct, cercano di annullare, di archiviare la nostra cultura, le nostre radici, la nostra spiritualità. Sono coloro che non fanno fare i presepi nei comuni, o che mettono nella culla la bambina Gesù, che espungono dai canti di Natale il nome di Gesù e che non lo chiamano più Natale, ma Festa d’inverno. Sono coloro che tolgono le fattezze ai volti delle statue di Maria, Giuseppe e del Bambino, rendendole tristi riproduzioni, scatole senz’anima. Sono coloro che vorrebbero privare i nostri bambini di quei sorrisi ingenui ma radiosi, che nascono contagiosi sui loro volti, quando si trovano davanti ad un albero di Natale o ad un Presepe. Ecco, a costoro, nemici di qualsiasi sentimento di spiritualità e gioia, asserviti alle loro fredde ideologie politiche, non auguro buon Natale. Anzi se da qualche parte, i bimbi saranno privati della gioia di un presepe, ecco, che i loro occhi tristi li perseguitino per tutte le feste. Ed anche oltre.
Ci sono ricascato. Anche a Natale la mia vis polemica non riesce a rimanere sopita. Mi spiace. A tutti gli altri invece, vorrei dedicare una magnifica frase di Papa Francesco, che vi riporto con tanto piacere: “Il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono, perché parlano di fraternità, di intimità e di amicizia, chiamando gli uomini del nostro tempo a riscoprire la bellezza della semplicità, della condivisione e della solidarietà. Sono un invito all’unità, alla concordia e alla pace; un invito a fare posto, nella nostra vita personale e sociale, a Dio, il quale non viene con arroganza ad imporre la sua potenza, ma ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di luce, di speranza e di amore.”
Buon Natale a tutti.
L’ultimo Natale festeggiato da mio papà su questa terra – un doppio festeggiamento, visto che festeggiava anche il proprio compleanno – ha visto anche il suo ultimo articolo pubblicato su questo magazine. Un articolo dove raccontava, con la sua innata, naturale leggerezza nello scrivere, ricordi di natali passati tanti, tanti anni fa, durante la sua fanciullezza. Natali non asserviti al consumismo dei nostri giorni, ma senz’altro più ricchi di significati e spiritualità. Ma c’è un qualcosa che accomuna quei tempi ai nostri, durante le festività natalizie. Un sentimento, quasi una necessità, di sentirsi più buoni, più solidali, più aperti nei confronti del prossimo. Mio padre non era un praticante, ma credente sì, mentre io, oggi, sono qui a cercare di scrivere sul Natale, da non praticante, ed a pensarci bene, nemmeno da credente. Sperante, ecco, sono uno che se non entra nel vortice della propria pragmaticità e razionalità, spera che vi sia qualcosa, qualcuno dopo la morte, qualcuno che assomigli a chi gli è stato raccontato da bambino dai suoi genitori. Sì, lo spero sinceramente.
Non è però facile oggi scrivere sul Natale, perchè, mala tempora currunt, e di questi tempi il Natale ed i suoi simboli vengono costantemente osteggiati, violati nella loro essenza e spiritualità da biechi politicanti, che per strumentale interesse elettorale, sull’onda delle nefandezze di un distorto principio di accoglienza, nel rispetto del detestabile e pretestuoso politically correct, cercano di annullare, di archiviare la nostra cultura, le nostre radici, la nostra spiritualità. Sono coloro che non fanno fare i presepi nei comuni, o che mettono nella culla la bambina Gesù, che espungono dai canti di Natale il nome di Gesù e che non lo chiamano più Natale, ma Festa d’inverno. Sono coloro che tolgono le fattezze ai volti delle statue di Maria, Giuseppe e del Bambino, rendendole tristi riproduzioni, scatole senz’anima. Sono coloro che vorrebbero privare i nostri bambini di quei sorrisi ingenui ma radiosi, che nascono contagiosi sui loro volti, quando si trovano davanti ad un albero di Natale o ad un Presepe. Ecco, a costoro, nemici di qualsiasi sentimento di spiritualità e gioia, asserviti alle loro fredde ideologie politiche, non auguro buon Natale. Anzi se da qualche parte, i bimbi saranno privati della gioia di un presepe, ecco, che i loro occhi tristi li perseguitino per tutte le feste. Ed anche oltre.
Ci sono ricascato. Anche a Natale la mia vis polemica non riesce a rimanere sopita. Mi spiace. A tutti gli altri invece, vorrei dedicare una magnifica frase di Papa Francesco, che vi riporto con tanto piacere: “Il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono, perché parlano di fraternità, di intimità e di amicizia, chiamando gli uomini del nostro tempo a riscoprire la bellezza della semplicità, della condivisione e della solidarietà. Sono un invito all’unità, alla concordia e alla pace; un invito a fare posto, nella nostra vita personale e sociale, a Dio, il quale non viene con arroganza ad imporre la sua potenza, ma ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di luce, di speranza e di amore.”
Buon Natale a tutti.



