Sassolini: Lunga vita a Romano Prodi, nostra vera erba cattiva, di Giancarlo Lehner

L’erba cattiva non muore mai. Franco, Vittorio, Giorgio, tre valenti uomini di scienza non ci sono più. Vivo, vegeto e pimpante imperversa il fratello Romano Prodi, che, nostalgico dell’Ulivo, ogni dì, dà consigli non richiesti alla Schlein su come far vincere l’ammucchiata sinistrorsa. Di passaggio, proprio come l’erba infestante, procede ben oltre, scagliandosi contro gli elettori polacchi, trattandoli da scimuniti, poiché hanno preferito il sovranista Karol Tadeusz Nawrocki all’euro sostenitore di LGBTQIA+ Rafal Trzaskowski, l’attuale sindaco di Varsavia, uomo di Donald Tusk, figlio prediletto di Teresa, agente comunista, come presidente della Repubblica di Polonia.

A proposito di mamma Teresa, sicuramente gradita agli europeisti Tusk e Prodi, colonne portanti dell’EURSS, va detto che dall’aprile 1960, col nome in codice di Justyna, cominciò l’attività di spiona, essendo assunta come collaboratrice del servizio di sicurezza del secondo dipartimento del ministero degli interni – il Kgb polacco -.  Continuò nell’attività delatoria a danno di ospiti stranieri e dei polacchi ostili alla colonizzazione sovietica sino al 1975. 

Romano, l’unico al mondo che si congratulò con Valentin Pavlov per il colpo di Stato neobolscevico dell’agosto 1991, non poteva che sostenere il figliuolo di tanta madre collaborazionista. 

Prodi, che intendeva svendere la Sme a Carlo Debenedetti, che ci derubò di brutto attraverso l’euro – egli stesso lo ammise, spiegando che il cambio a noi sfavorevole servì a dare una mano ai costi dell’unificazione della Germania -, in realtà si rammarica, perché, con Trzaskowski presidente, lo zloty avrebbe lasciato il posto all’euro. Il mancato furto ai polacchi ha, perciò, assai deluso ed indispettito Romano, specializzato in eurofurti a cominciare dagli italiani.