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Suggestioni letterarie sul Lago d’Orta, di Federica Mingozzi

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Il Lago d’Orta ha, nel corso dei decenni, offerto suggestioni, poi tramutatesi in parole, a diversi protagonisti del panorama letterario europeo, ad alcuni dei quali ha dato anche i natali. A Omegna, che si colloca all’estremità settentrionale del lago, ha visto la luce uno dei maggiori scrittori italiani, Gianni Rodari. Normalmente ascritto fra gli autori per ragazzi, in realtà merita un ampio spazio anche nella letteratura per adulti, poiché i suoi racconti possono essere letti a tutte le età, senza perdere freschezza e significatività. Rodari, nato nel 1920, amava dire: “Il lago d’Orta è diverso dagli altri laghi piemontesi e Lombardi. È un lago che fa di testa sua. Un originale che, invece di mandare le sue acque a sud, le manda a nord, come se le volesse regalare al Monte Rosa, anziché al mare Adriatico”. In queste parole il riferimento è al ruscello Nigoglia, che appunto procede in direzione contraria agli altri corsi d’acqua alpini e prealpini. Rodari, dopo aver conseguito il diploma magistrale, è stato per alcuni anni insegnante, salvo poi intraprendere la carriera giornalistica dopo la Seconda guerra mondiale, collaborando con “L’Unità”, il “Pioniere”, “Paese Sera” e altre testate. Dagli anni Cinquanta ha iniziato a pubblicare le sue opere per l’infanzia, che sono state tradotte in varie lingue e hanno ricevuto diversi riconoscimenti, fra cui, nel 1970, il premio «Hans Christian Andersen», considerato il Nobel della letteratura per l’infanzia. Rodari è morto a Roma nel 1980. Molte delle sue narrazioni sono ambientate proprio sul lago; a Pettenasco si svolge ad esempio il Ragioniere pesce del Cusio, mentre a Orta, e precisamente sull’isola di San Giulio, si sviluppano le vicende di C’era due volte il barone Lamberto, un signore molto vecchio, molto ricco, sempre malato. A Orta è nato, nel 1870, anche Ernesto Ragazzoni, giornalista e poeta, che aveva rappresentato il lago come “un fiordo norvegese innestato sul Trasimeno” e parla di Orta in questo modo: “Le care vecchie case d’Orta! Talune, vaste e severe, sembran quasi conventi; altre si danno l’aria fiera di palazzotti ed anche di palazzi; molte s’onorano di stemmi; tutte contengono ricordi di generazioni e generazioni, non di rado arazzi, libri rari, mobili antichi, pitture; si aprono in gallerie ed in terrazzi, respirano per ampli atrii chiari, guardano ciascuna sul proprio giardino; e veramente son esse le pareti che custodiscono la pace dalle tempeste del mondo, le dimore fide del riposo e del silenzio”. Ernesto studia all’istituto Mossotti di Novara, dove nel 1887 consegue il diploma da ragioniere, ma ha da sempre la passione per le lingue e la letteratura, particolarmente per quella inglese e americana. “Il cittadino novarese” ospita nel 1891 i suoi primi racconti; nello stesso anno pubblica la raccolta Ombra, edita dalla Tipografia Operaia di Novara. Scrive per “Il novelliere del popolo”, letture settimanali a dispense, e parte del feuilletton dal titolo L’ultima dea. Ma la sua scrittura ironica e sarcastica induce l’editore ad affidare il proseguimento del romanzo ad altro autore dopo l’undicesima puntata. Nel 1893 Ragazzoni si trasferisce a Torino, dove inizia la collaborazione con i giornali “Farfalla”, “Gazzetta letteraria” e “La Stampa”, dove verrà poi assunto. Vi rimarrà come redattore per diciotto anni, tranne una breve parentesi di circa un mese nel 1901, durante il quale assume la direzione di “La gazzetta di Novara”, bisettimanale di stampo conservatore e monarchico. Nel 1902 si stabilisce a Parigi, dove rimane 14 anni come corrispondente del suo giornale. Per brevi periodi vivrà anche a Londra e a Roma, senza però mai integrarsi in nessun ambiente artistico-letterario, senza aderire ad alcun movimento. Montale disse di Ragazzoni: “Dovette la sua autentica ma limitata reputazione a poesie che non sono molto lontane dal Prode Anselmo di Visconti Venosta”. Ingenerosa dichiarazione, perché la poesia di Ragazzoni è invece testimonianza autentica della sua disposizione per un eloquio dove il gusto crepuscolare di sentimenti appena sfiorati e di oggetti familiari e comuni si unisce a un’ironia dominata dal gioco deformante e grottesco sulla parola, sul ritmo, sulle immagini. È morto a Torino nel 1920 ed è sepolto a Piossasco. Nelle sue volontà chiese che i partecipanti al funerale si radunassero in osteria per un pranzo. In una poesia aveva ironizzato anche sulla propria malattia, la propria morte, il proprio funerale e aveva suggerito questa epigrafe:

«Qui giace Ernesto Ragazzoni d’Orta
«nacque l’otto gennaio mille ed otto-
centosettanta» e sotto, questo motto:
«D’essere stato vivo non gl’importa».

Altre voci significative hanno dato testimonianza della bellezza e della magia del lago. Montale stesso, nella poesia Sul lago d’Orta, scrive: “È strana l’angoscia che si prova / in questa deserta proda sabbiosa erbosa / dove i salici piangono davvero”.

Nel secolo precedente anche Robert Browning, in compagnia della moglie Elisabeth, osservando Pella, di fronte a Orta, fu suggestionato al punto da scrivere “Si svolta, e siamo al centro del creato, / intorno a noi foreste dense e cupe”, nella poesia Accanto al camino. A suggello di questo breve ricordo possono essere utilizzate le parole di Sebastiano Vassalli che, ne Il mio Piemonte, ha parlato di “perfetta sintesi tra nord e sud, tra elemento solare ed elemento lunare che è il fascino segreto di questi luoghi. E poi è la misura umana del paesaggio, grande più o meno come il nostro campo visivo… un piccolo mondo in sé concluso e completo di aria, rocce e opere dell’uomo. Dove esiste, se esiste un altro posto così?” Ma forse non esiste davvero…

26 Agosto 2021/da user-pannunzio
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