Tutte le sconfitte della Russia, di Paolo Vieta
È opinione molto diffusa che la Russia non sia mai stata sconfitta in guerra e quindi sia invincibile. Guardando agli ultimi due secoli, la situazione appare molto diversa: cerchiamo di trarne gli elementi essenziali. Sicuramente la Russia non è mai stata completamente occupata, probabilmente non è possibile, potremmo dire che è too big to invade, parafrasando la finanza (si dice too big to fail di aziende che sono troppo rilevanti per essere lasciate fallire). Quando è stata attaccata e parzialmente invasa, ha saputo risollevarsi e cacciare il nemico, ma a che prezzo! Peraltro spesso con un determinante aiuto alleato. In diversi altri casi ha subito sconfitte, a volte talmente pesanti da determinarne il rovesciamento del sistema politico.
1812-Campagna di Russia – Vittoria costosa
La Grande Armée di Napoleone arriva ad occupare Mosca che viene incendiata dagli stessi russi. Quindi, priva di rifornimenti, è distrutta dall’inverno durante la ritirata verso la Francia. Per la Russia, che durante tutta la campagna ha cercato di evitare lo scontro diretto, è una vittoria pagata con la devastazione del proprio territorio.
1853-1856 Guerra di Crimea – Sconfitta
La Russia tenta di espandersi lungo la costa nord del Mar Nero, in direzione del Mediterraneo, arrivando alle rive del Danubio, con la minaccia strategica di bloccare questa via di comunicazione e rifornimento verso l’Europa centrale. È attaccata da una coalizione che comprende Impero Ottomano, Gran Bretagna, Francia, Regno di Sardegna. Dopo tre anni di combattimenti, la conquista di Sebastopoli, ne determina la sconfitta. L’indebolimento è tale da spingere lo zar al varo di riforme per l’ammodernamento del paese quali l’abolizione della servitù della gleba. Per domare la successiva rivolta in Polonia, nel 1863, (Insurrezione di gennaio) lo zar è costretto ad accettare il fondamentale aiuto prussiano.
1877-1878 Guerra Russo Turca – Vittoria, poi ridimensionata
Vittoria della Russia, con gli indipendentisti bulgari, serbi e romeni, contro l’Impero Ottomano. Il Congresso di Berlino, ridimensiona poi l’influenza russa sulla Bulgaria ottenuta inizialmente con il Trattato di Santo Stefano.
1904-1905 Guerra Russo Giapponese – Sconfitta
Il Giappone entra in conflitto con la Russia per contrasti nelle regioni di Corea e Manciuria, viste come aree di espansione da entrambi, dopo la costruzione della ferrovia transiberiana. Le nette vittorie militari giapponesi, sia in terra (Mukden), sia in mare (Tsushima) contro flotta del Baltico, inviata appositamente, determinano la resa. La pesante sconfitta, contro un popolo considerato etnicamente inferiore, oltre a perdite territoriali e di influenza, scatena in Russia la Rivoluzione del 1905.
1914-1917 Prima Guerra Mondiale – Sconfitta
Le pesanti sconfitte militari determinano l’implosione della società russa e Rivoluzione d’Ottobre, con conseguente resa dell’esercito ed accettazione dell’umiliante Trattato di Brest-Litovsk, che prevede la Crimea quale area di colonizzazione tedesca. Solo dopo la vittoria alleata nel 1918, i Trattati di Versailles, punitivi per la Germania, considereranno la Russia come vincitrice. Militarmente rimane una sconfitta pesante.
1939-1940 Guerra d’inverno – Vittoria parziale
Dopo la spartizione della Polonia, in forza del patto Ribbentrop-Molotov, l’URSS attacca la Finlandia, lungo il confine est, con pesanti perdite, nonostante la disparità di forze (la Finlandia conta pochissimi carri armati e aerei). Alla fine ottiene un vantaggio territoriale pari al 12%, facendo della Finlandia un alleato del Reich pronto a vendicarsi.
1941-1945 Seconda Guerra Mondiale – Vittoria costosa, con alleati
Pagata a carissimo prezzo, con sacrificio umano enorme, ottenuta grazie agli aiuti militari americani (Legge affitti e prestiti), forniti via Persia o Mar di Norvegia, poi negati dalla propaganda sovietica e riconosciuti solo tardivamente.
1979-1989 Afghanistan – Sconfitta
I sovietici entrano in Afghanistan proseguendo il progetto di espansione verso il sud del continente asiatico, iniziato il secolo precedente (Il Grande Gioco di Hopkirk). Dopo un decennio di combattimenti contro i guerriglieri mujaheddin, appoggiati da Stati Uniti (dottrina Regan), Arabia Saudita ed altri, al ritiro militare segue il crollo del comunismo e la caduta del Muro di Berlino.
1994-2009 Guerre in Cecenia – Sconfitta prima, vittoria dopo
Pur nella disparità di forze contro una provincia proclamatasi indipendente, la Russia perde la prima fase della guerra 1994-1996. Con la ripresa del conflitto, nel 1999, riesce a rioccupare il territorio, arrivando solo dopo un decennio a dichiarare concluse le operazioni.
L’impressione che si ricava da questa panoramica è che le vittorie, non solo siano rare, ma estremamente dolorose, anche contro paesi decisamente inferiori per numero e per mezzi. Inoltre le sconfitte assumono dimensioni disastrose, al punto da scuoterne l’ordine sociale e politico nel 1856, 1905, 1917, 1989. È come se la tenace determinazione fosse incapace di accettare compromessi o ritirate (a differenza dei più pragmatici Usa in Vietnam) e portasse a combattere ad oltranza fino alla sudata vittoria o al collasso.
Questa analisi mi porta a qualche considerazione sull’attuale conflitto in Ucraina. Dopo ormai quattro anni (più di quanti ne servirono per ribaltare la situazione dalla Battaglia di Mosca a quella di Berlino), la guerra sembra essere in una fase di stallo con pochissimi avanzamenti da parte russa. Il logoramento è enorme, contro un paese assai più piccolo e meno armato, nonostante gli aiuti occidentali. Visti i precedenti, viene da pensare che, anche in Ucraina, i russi continueranno ad insistere fino alla vittoria, ormai improbabile, o al proprio collasso. Sembra una boutade dirlo, ma il crollo del sistema di alleanze che la Russia aveva da decenni nell’emisfero occidentale è la cartina di tornasole di un indebolimento molto più marcato di quanto la cronaca quotidiana dei combattimenti faccia intendere. Siria, Venezuela, Libano, Iran e Cuba sono abbandonati a sé stessi senza il sostegno militare e diplomatico russo (si veda Geo strategia dell’attacco all’Iran).
Incomincio a pensare che tutto questo possa preludere alla caduta di Putin e del sistema di potere che lo tiene in sella dal 1999. Nel 2023 scrissi che l’obiettivo strategico era rivoluzionare il mercato del gas, spezzando Nord Stream 2, il cordone ombelicale che avrebbe dovuto legare l’Europa alla Russia. Raggiunto questo, la guerra sarebbe potuta finire, a meno di secondari obiettivi territoriali (si veda Quando finirà la guerra in Ucraina? e Guerra in Ucraina: chi ha colpito Nord Stream!). Oggi ritengo vi sia un secondo obiettivo strategico da parte americana che è l’indebolimento dell’avversario per distruggere la sua rete di alleanze e traghettare questi paesi verso l’occidente ed, eventualmente, rovesciarne la leadership. Per questo la guerra in Ucraina continua.



