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Bentornati a un nuovo appuntamento con “Cinema Tips”, la rubrica che trovate esclusivamente qui, su Toscana Today. Nel corso di queste feste natalizie che purtroppo stiamo ancora vivendo con le dovute restrizioni, non possiamo non citare qualcosa di cinematograficamente a tema. E il mio consiglio va a un classico della filmografia natalizia, datato 1994: “Miracolo nella 34a strada”. Si tratta di un remake del celebre omonimo film uscito nel 1947 e diretto da George Seaton. La versione di cui parliamo oggi è diretta da Les Mayfield, con Richard Attenborough, Mara Wilson, Kathrine Narducci, Elizabeth Perkins, Dylan McDermott e James Remar. Un film che indubbiamente è stato visto da tutti i lettori almeno una volta, magari un Natale di anni fa, quando spesso passava in televisione. Quindi vi starete chiedendo: perché viene consigliato? Innanzitutto perché si tratta di una di quelle pellicole intramontabili, nel senso che passeranno le generazioni ma questo film rimarrà nella memoria natalizia, tant’è che in linea di massima ai bambini piace. Inoltre rivedere un film alle volte può fare bene, in quanto permette di scoprire qualcosa di novità che in precedenti visioni non è stato notato. E quest’ultimo è il motivo per cui scrivo quest’articolo. In una nuova ed ennesima visione in famiglia di questo lungometraggio, ho potuto notare un aspetto veramente interessante: al di là della trama, che non dona niente di nuovo se non un gradevole storia in cui tutto si conclude perfettamente bene, l’aspetto su cui voglio brevemente focalizzarmi è l’eleganza estetica di questa pellicola. Una regia e una fotografia pulite, senza sbavature, ben organizzato e impostato. Insomma, quasi un esempio da seguire per la costruzione estetica di un film. D’altro canto il target di pubblico era ed è quello delle famiglie e del loro calore domestico colmo di atmosfera natalizia. Serviva, dunque, un lavoro pulito e così è stato fatto. Produttivamente parlando, un vero trionfo. La riscoperta di questo film mi ha fatto capire ancora una volta come anche la gestione della regia e della costruzione dell’immagine debbano raggiungere il giusto target di pubblico. A ogni specifico pubblico, non solo precise storie, ma anche modi di lavorare il cinema.

Sicuramente da rivedere per poter gustare un lavoro cinematografico da manuale e, chissà, da portare nelle scuole di cinema.

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