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10! 10! 10! RabMataz compie dieci anni, di Mara Antonaccio

Costume e Società

C’è un luogo a Torino dove la musica dal vivo non è un evento eccezionale, ma una consuetudine settimanale, un presidio culturale, quasi una resistenza romantica contro il rumore anonimo delle playlist senz’anima e dei locali dove la musica è ormai solo sottofondo. Da dieci anni l’Osteria Rabezzana, con il suo patron Franco, porta avanti questa idea semplice e insieme rivoluzionaria: fare musica dal vivo tutte le settimane, attraversando generi, epoche, stili e pubblici diversi. Jazz, canzone d’autore, swing, blues, rock’n’roll, musica popolare, sperimentazione, teatro-canzone: quattrocento appuntamenti dopo, RabMataz è diventata qualcosa di più di una rassegna: è un pezzo della vita culturale torinese.

Per festeggiare questo traguardo, mercoledì 27 maggio, l’osteria Rabezzana si è trasformata in un piccolo festival anni Sessanta, riportando in scena l’atmosfera delle grandi gare canore popolari italiane. “Festa Festival”, questo il titolo della serata, ha unito ironia, memoria musicale e spettacolo in un gioco collettivo dove il pubblico è tornato protagonista, tra applausometri, orchestra dal vivo e repertorio beat. A presentare la serata sono stati Billi Spuma, alias Luigi Ratclif, e Marco Basso, storica voce di “Rai Stereonotte”, che hanno guidato il pubblico con il ritmo e l’ironia delle grandi conduzioni radiofoniche legate alla tradizione musicale italiana. Sul palco si sono alternati dieci interpreti: cinque concorrenti — Elisa Benotto, Roberto De Gregoris, Francesca Giachino, Riccardo Petunia e Cristina Zuccarello — e cinque ospiti professionisti — Marco Bonino, Federica Gerotto, Giulia Firpo, Claudia Salvalaggio e Marco Tognozzi — accompagnati dall’orchestra di Billi Spuma e i suoi Gassati, con la partecipazione del Maestro Ugo Viola.

La serata è volata via grazie all’anima musicale di uno spettacolo che ha saputo recuperare lo spirito genuino dei vecchi festival popolari italiani: nessuna nostalgia artificiale, ma il piacere autentico dell’esibizione dal vivo, dell’errore possibile, della musica condivisa e della partecipazione diretta del pubblico.

La vittoria finale è stata decisa da una doppia votazione: l’applausometro della sala e la giuria composta da giornalisti e personalità del mondo della musica e della cultura, in un clima che ricordava davvero le serate televisive dell’Italia del boom economico, quando le canzoni diventavano memoria collettiva. Vincitrice una giovanissima e tremante Francesca Giachino, che con il suo vibrato personalissimo ha interpretato la sua versione di “Senza fine”, meraviglioso successo di Gino Paoli, portato al successo da Ornella Vanoni. Un secondo posto alla Nada torinese: Cristina Zuccarello, donna di grande presenza scenica, che ha dominato il palco con grinta, cantando “Ma che freddo fa”. Il terzo posto è andato ad un timido Riccardo Petunia con “A chi”, di Fausto Leali.

Ad aprire e chiudere la festa sono stati naturalmente Billi Spuma e i suoi Gassati, con il loro repertorio beat capace di trasformare il locale in una balera contemporanea sospesa tra Torino e la Riviera degli anni Sessanta.

Ma il vero protagonista della serata, forse, è stato proprio il concetto stesso di musica dal vivo. In una città che spesso fatica a mantenere continuità culturale nei piccoli spazi indipendenti, Rabezzana continua da dieci anni a proporre concerti ogni settimana, senza interruzioni, costruendo un pubblico fedele e curioso. Non un locale che ospita musica, ma un luogo che vive attraverso la musica.

Ecco che cosa ha detto Luigi Ratclif al microfono di Rete 7:

“Quando abbiamo iniziato — racconta Luigi Ratclif — non immaginavamo certo di arrivare a quattrocento serate. Oggi fare musica dal vivo con continuità è difficilissimo. I costi aumentano, il pubblico cambia abitudini, molti locali preferiscono formule più semplici. Noi invece abbiamo continuato a credere che la musica dovesse restare un’esperienza reale, fisica, condivisa. RabMataz nasce proprio da questo: creare uno spazio dove artisti e pubblico possano ancora guardarsi negli occhi.”

E sul successo della serata aggiunge:

“Vedere il pubblico partecipare all’applausometro, emozionarsi con canzoni che hanno più di sessant’anni e cantarle insieme ai musicisti è stato il regalo più bello. La musica popolare non invecchia quando resta viva.”

Non potevo non chiedere a Franco Rabezzana il suo sentiment, perché per lui il traguardo dei dieci anni rappresenta soprattutto una scelta culturale:

“Oggi molti parlano di cultura, ma poi pochi investono davvero nella continuità. Noi abbiamo deciso di farlo settimana dopo settimana. La forza di RabMataz è non essersi mai chiusa in un solo genere musicale. Abbiamo ospitato jazzisti, cantautori, gruppi swing, musicisti giovani e artisti storici. La gente viene qui sapendo che troverà sempre musica vera.”

E conclude:

“Torino ha una grande tradizione musicale, ma bisogna darle spazi dove possa respirare. Rabezzana vuole continuare a essere questo: un luogo aperto, popolare nel senso più bello del termine, dove si ascolta musica dal vivo mangiando, bevendo e stando insieme. Come succedeva una volta. E forse, proprio per questo, come oggi succede sempre meno.”

La rassegna, per questa stagione, si concluderà con gli ultimi appuntamenti di giugno ma riprenderà a settembre più ricca e propositiva di sempre. Stay tuned!

28 Maggio 2026/da Redazione
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