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Ricordo di Gennaro Sasso, di Alessio Magaddino

Ieri

In un orizzonte filosofico e culturale come quello italiano odierno, sempre più svuotato di grandi figure, ci si deve accontentare nel migliore dei casi di tecnici della filosofia o di interpreti nel senso più scolastico del termine o, peggio ancora, di ideologi che abilmente camuffano posizioni politiche e contingenti sotto le vesti del pensiero speculativo. 

Nella grande disgregazione entropica della filosofia contemporanea spesso risulta molto ambiguo il confine tra l’indagine speculativa propriamente detta e il perseguimento di interessi di natura pratica che con la filosofia nulla hanno a che fare.

La filosofia è semmai preparazione all’ agire pratico, propedeutica alla prassi, ma, se identificata con la prassi stessa, cessa ipso facto di essere filosofia.

Credo che nessuna figura come quella di Gennaro Sasso, scomparso il 26 maggio alla vigilia dei 98 anni, rappresenti un più luminoso esempio di integrità umana e filosofica, sempre pudicamente aliena da qualsiasi contaminazione con la “politique politicienne” così come con le ibridazioni tra filosofia e altre scienze che tanto sono invalse ma che vanno spesso a detrimento sia della ricerca speculativa che delle altre discipline. 

Non è questa la sede per trattare di un pensiero così complesso e articolato come quello di Sasso, partito da una capillare ricognizione dell’”Idealismo” italiano per approdare poi a esiti nettamente distanti dallo storicismo, a quella grande corrente del Neoparmenidismo di cui fu, con Emanuele Severino, l’esponente più originale.

Basti dire che il pensiero così arduo e ricco di concatenazioni di Sasso prese avvio dallo storicismo e si libro’ poi in ben altre altezze, con declinazioni completamente originali e che non hanno forse eguale per profondità nel panorama filosofico italiano del secondo ‘900. 

Al contempo, la sua attività di interprete sommo di Dante come di Machiavelli come di Croce e Gentile non necessita di ulteriori elogi.

A proposito proprio del “superamento” dello storicismo, Sasso trasse a galla dalle interpretazioni più anguste e scolastiche proprio il pensiero di Benedetto Croce, da lui incontrato nei suoi verdissimi anni. 

L’ impossibilità di una quadratura armonica e circolare della dialettica dei distinti fra le varie categorie gli faceva vividamente scorgere come il filosofo dello “storicismo assoluto” cadesse in feconde contraddizioni venendo costretto dal suo stesso pensiero a indulgere in sintesi che erano, in ultimo, metastoriche.

Dava ragione all’ intuizione di Antonio Labriola quando, dopo aver letto l’Estetica, fece notare al suo amico e discepolo che nel suo sistema, malgrado l’apparente cornice hegeliana, sembrava proprio non aver luogo il movimento della dialettica. 

Il pensiero di Croce e, di riflesso, anche quello di Sasso, che pure “crociano” non fu mai, approdavano ad esiti paradossalmente opposti o almeno molto lontani da quelli che erano i presupposti iniziali di una filosofia strettamente incardinata sulla positività del dato storico. 

Nell’ uomo colpiva immediatamente l’estrema asciuttezza e precisione dell’eloquio, la ritenutezza del suo carattere, umbratile e sottilmente malinconico, alieno da qualsiasi sbavatura o concessione alla retorica. 

L’ argine dell’ironia velava la commozione che trapelava nella rievocazione di figure scomparse da molto tempo che avevano segnato il suo percorso umano e intellettuale.

Viveva la maggior parte del tempo solo, ancora portentosamente vigile e operoso malgrado l’avvicinarsi del secolo di vita.

Celiando sulla sua longevità mi disse che, se il detto antico suonava che la natura ama nascondersi, nel suo caso amava invece scherzare. 

Si intravedeva nell’ uomo il pudore del male, la reticenza nel concedere un qualsivoglia spazio al lamento, sia pure per la lacerazione dell’assenza, della sottrazione ineludibile del lutto (sua moglie era morta già da parecchi anni e un figlio gli era premorto). 

In una sua email mi scrisse simpaticamente che (a puro titolo esplicativo chi scrive svolge la professione di bancarellaio o,se si preferisce, bouquiniste), se esistesse l’Ippogrifo sarebbe salito sulla sua groppa e avrebbe volato sino ai miei libri sostando lì per lunghe ore: “ma l’Ippogrifo non esiste. Esistono invece gli anni”. 

L’ uomo era contraddistinto dalla semplicità comune a tutti i grandi, frutto non di modestia ma di una sorta di umiltà trascendentale, sempre pronta a dubitare di sé e delle acquisizioni del proprio pensiero e a dialogare non solo con gli accademici, come fanno i mestieranti della filosofia in un circolo autoreferenziale, ma anche e soprattutto con le persone comuni e con chi non riveste necessariamente un titolo. 

Ancora una volta la differenza incolmabile tra il vero filosofo e il semplice professore di filosofia consiste innanzitutto in un ambito umano e mentale, in una disposizione d’ animo all’ autorevisione e alla fallibilità del proprio pensiero.

E con la scomparsa di Gennaro Sasso non si rimpiangerà mai abbastanza la perdita del nostro ultimo grande e vero filosofo, ultimissimo rappresentante della nostra più alta tradizione speculativa, di ciò che la filosofia è stata e, nel suo essere oggi viziata da tecnicismi e derive politiche, difficilmente potrà ancora essere.

Chi scrive, se mi si concede una nota personale, rimpiange l’uomo non meno del pensatore e ricorda con commozione l’unico incontro personale che ebbe col Maestro nella sua casa romana all’ Aventino e il tono sempre cordiale e umano delle sue email di risposta alle mie molestie epistolari.

Congedandomi da quell’ incontro mi disse di scrivergli ancora e di non scordarmi di lui.

L’ autore di questo breve ricordo, del tutto inadeguato a rendere l’altezza della sua figura, non lo dimenticherà mai. Per affetto.

28 Maggio 2026/da Redazione
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https://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/geralt-soul-5692529-scaled.jpg 1705 2560 Redazione http://www.pannunziomagazine.it/wp-content/uploads/2020/01/Intestazione-Centro-Pannunzio.png Redazione2026-05-28 08:54:012026-05-28 08:54:04Ricordo di Gennaro Sasso, di Alessio Magaddino

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