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25 aprile: Resistenza! di Paolo Vieta

Oggi

Nell’anniversario della Resistenza che ha liberato l’Italia dalla dittatura fascista e dai nazisti invasori, voglio ricordare alcune figure che, insieme a tanti altri, hanno contribuito a portare la libertà in Italia ed in Europa.

Charles de Gaulle

Negli anni ’30 era stato sostenitore, inascoltato, delle nuove teorie sulla concentrazione delle masse corazzate, messe in pratica, con successo, dalla Wermacht per merito del Gen. Guderian. A metà maggio 1940, nello sfacelo generale dell’esercito francese, de Gaulle comanda la 4ª Divisione blindata, con la quale contrattacca i tedeschi per alleggerire la sacca di Lilla e consentire l’evacuazione di Dunkerque.

Il 18 giugno 1940 pubblica l’Appello con cui, richiamandosi alle tattiche dei mezzi corazzati «Gli stessi mezzi che ci hanno sconfitto possono portarci un giorno alla vittoria.» e «Folgorati oggi dalla forza meccanica noi potremo vincere in futuro grazie ad una forza meccanica superiore.», diffonde la parola Resistenza dando consapevolezza ai popoli oppressi «Qualunque cosa accada, la fiamma della resistenza francese non si dovrà spegnere e non si spegnerà.» Si oppone fieramente all’accordo con i tedeschi che porta alla creazione dello Stato di Vichy e, da questo, è condannato a morte. Sentenza non eseguita perché, nel frattempo si è rifugiato in Inghilterra dove organizza il riscatto della Francia libera.

Nel 1944 ottiene che sia la 2ª Divisione corazzata francese, comandata dal Gen. Leclerc ad entrare per prima a Parigi. Grazie ai suoi sforzi la Francia è considerata paese vincitore della Seconda Guerra Mondiale. Pur avendo pieno titolo per essere sepolto agli Invalides, di fronte a Napoleone, accanto al Maresciallo Foch (vincitore della Prima Guerra Mondiale), sceglie umilmente una tomba interrata a Colombey-les-Deux-Églises, il paesino dove risiede. Oggi gli Invalides ospitano un museo a lui dedicato.

Alberto Bechi Luserna

Già comandante del IV Battaglione, poi del 187° Reggimento della Brigata paracadutisti Folgore, guida la difesa del suo settore durante la Battaglia di El-Alamein. Pluridecorato, è l’autore della celebre epigrafe «Fra le sabbie non più deserte son qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore fior fiore di un popolo e di un Esercito in armi. Caduti per un’idea, senza rimpianto, onorati nel ricordo dello stesso nemico, essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna, il cammino dell’onore e della gloria.» posta sul sacrario di El Alamein.

L’8 settembre del 1943 è Capo di Stato Maggiore della Divisione Nembo di stanza in Sardegna. Quando viene e sapere che uno dei battaglioni ha abbandonato i ranghi e deciso di seguire una divisione tedesca in fuga verso la Corsica, lo raggiunge, con esigua scorta. Nel tentativo di convincere i rivoltosi a rispettare il giuramento di fedeltà al Regno d’Italia, è fatto bersaglio di fuoco e cade colpito a morte, il 10 settembre 1943. Tra i primi caduti della Resistenza. Medaglia d’oro al valor militare.

(www.anpi.it/biografia/alberto-bechi-luserna)

Giuseppe Perotti

Ufficiale di carriera del Genio Militare ed ingegnere, dopo l’armistizio entra subito nella Resistenza diventando coordinatore del Comitato Piemontese del CLN. A lui si deve l’organizzazione e la tattica della guerriglia in Piemonte. Arrestato su delazione il 1°aprile 1944 è imprigionato a Le Nuove a Torino, processato e fucilato al Martinetto pochi giorni dopo. Tutta la vicenda e l’iniquo processo sono narrati da Valdo Fusi in Fiori rossi al Martinetto. Medaglia d’oro al valor militare.

(www.anpi.it/biografia/giuseppe-perotti)

Enrico Martini Mauri

Ufficiale di carriera, partecipa alla campagna in nord Africa, dove è decorato al valore, ed alla Battaglia di El Alamein. Dopo l’8 settembre, dopo aver tentato la difesa di Roma dall’occupazione tedesca, organizza formazioni partigiane nella zona delle Langhe, autonome rispetto ad altre di impronta politica. Ottiene risultati di grande rilievo come la prima liberazione della città di Alba. Nel 1945, al comando di 10.000 uomini, riesce a cacciare i nemici da Alba, Ceva, Mondovì, Savona, fino ad entrare a Torino il 27 aprile. Dopo la Resistenza, aggiunge il nome di battaglia Mauri, come secondo cognome. Medaglia d’oro al valor militare, non alla memoria.

(www.pannunziomagazine.it/enrico-martini-mauri-di-pier-franco-quaglieni/)

Francesco De Gregori

Zio dell’omonimo cantante, ufficiale di carriera, dopo l’armistizio si trova in Friuli e aderisce alla Resistenza. Comandante della I brigata Osoppo, opera sul confine orientale. È assassinato il 7 febbraio 1945 da partigiani garibaldini della brigata Natisone, passata agli ordini di Tito, in quel tragico evento noto come Eccidio di Porzûs. Medaglia d’oro al valor militare.

(www.anpi.it/libri/leccidio-di-porzus)

Prospero Alfonso Nicola detto Funso

Comandante del battaglione Monzani, operante nella zona di Forno Canavese sin dall’autunno del 1943, guida 150 uomini in una delle unità meglio organizzate in questa prima fase della Resistenza. È ucciso il 13 aprile del 1944, per mano di altri partigiani, che lo hanno attirato a Corio per una riunione, con l’accusa di aver intavolato trattative con i tedeschi.

(www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2024/07/il-giallo-partigiano-del-comandante-nicola-un-delitto-politico-dietro-lesecuzione-a-corio-canavese-1855468c-0899-406d-93ea-2995e966f9c6.html)

Purtroppo, in una guerra lunga e cruenta, quale fu quella di liberazione, tutti combatterono per la libertà, ma alcuni ritennero di combattere anche per dare al movimento di liberazione una egemonia politica. Similmente a quanto accaduto durante la guerra civile spagnola alcuni anni prima, come raccontato da Orwell in Omaggio alla Catalogna. In quel caso l’ordine di sciogliere le formazioni autonome ed assoggettarle al controllo sovietico arrivò direttamente da Stalin.

È opportuno sottolineare come la Resistenza italiana sia stata il frutto di una pluralità di idee e formazioni, autonome e politiche.

Nell’ottica di ritrovare una memoria condivisa, fatta di verità storica e scevra di manicheismi e strumentalizzazioni mi richiamo alle parole del Presidente Mattarella.

Dal discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronunciato il 25 aprile 2015:

«Molto si è discusso negli scorsi decenni sull’eredità politica della Resistenza, sulle violenze degli anni della guerra e di quelli immediatamente successivi, sui caratteri della nostra identità nazionale. E’ bene che la ricerca storica continui, che mostri verità trascurate, eventualmente, che offra interpretazioni sempre più ricche e sfidanti. Guai a porre vincoli, anche solo di opportunità, alla libertà di ricerca.»

«Sono, tuttavia, convinto che, dopo tanto tempo, si sia formata nel Paese una memoria condivisa sulle origini e le fondamenta della Repubblica, che, se non basta a sanare le contraddizioni della nostra travagliata storia unitaria, costituisce un preziosissimo bene comune, il cui patrimonio è ora nelle nostre mani.» […]

«Pietà per i morti, rispetto dovuto a quanti hanno combattuto in coerenza con i propri convincimenti: sono sentimenti che, proprio perché nobili, non devono portare a confondere le cause, né a cristallizzare le divisioni di allora tra gli italiani.»

«Fare memoria in un popolo vuol dire anche crescere insieme. E la nostra storia democratica ci ha aiutato a crescere. Oggi possiamo riconoscere che nella lotta partigiana vi furono, accanto ai tanti eroismi personali e ai tanti straordinari atti di generosità, anche alcuni gravi episodi di violenza e colpevoli reticenze. Questo non muta affatto il giudizio storico sulle forze che consentirono al Paese di riconquistare la sua indipendenza e la sua dignità.»

(www.quirinale.it/it/discorso/intervento-presidente-mattarella-cerimonia-celebrativa-70-anniversario-liberazione-1)

22 Aprile 2026/da Redazione
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