Premesso che a tutt’oggi la fine dell’aggressione russa all’Ucraina resta purtroppo lontana, considerate le spropositate pretese di Putin per fare tacere le armi, mi sembra opportuno fare alcune considerazioni su come le forze politiche di sinistra seguono l’evolversi delle trattative di pace avviate da Trump.

  • 1) Non ha torto il Presidente americano quando ricorda che l’amministrazione Biden per tre anni non è stata in grado, non solo di porre fine alla guerra, ma neppure di proporre un’ipotesi di soluzione e ha fornito armamenti continui all’Ucraina, senza però adottare drastiche misure economiche contro la Russia e gli Stati che le davano assistenza economica e militare (Cina, India, Corea del Nord ecc.). In questi anni la sinistra, sempre pronta a mobilitare la piazza anche per questioni risibili, non ha mai ritenuto di dover prendere iniziative forti contro l’aggressione russa; al massimo il PD ha partecipato con alcuni suoi esponenti a manifestazioni indette da altri soggetti politici e associazioni varie. AVS e Movimento 5 Stelle, non solo non hanno fatto neppure questo piccolo passo, ma hanno osteggiato in Parlamento, nelle piazze e sui media ogni sostegno concreto adottato dal Governo italiano e dalla Commissione europea a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina. Se si fossero seguite le linee-guida dell’“Avvocato del popolo” G. Conte, di Bonelli e Fratoianni, ecc., contrari totalmente a fornire armi all’Ucraina, oggi quel Paese non esisterebbe più e Putin e Lavrov potrebbero sfilare per le strade di Kiev con le loro felpe con la scritta CCCP: il sogno della rinascita dell’URSS è ancora presente nel cervello di vari esponenti della sinistra europea, non solo in quello dei governanti di Mosca.
  • 2) Se Putin è costretto ora ad intavolare trattative di pace non lo si deve solo a Trump, ma soprattutto al fatto che l’Ucraina è stata in grado di resistere per oltre tre anni all’aggressione russa e che la guerra comincia ad avere costi umani ed economici rilevanti anche per il Cremlino. L’atteggiamento del PD in questi anni è stato a dire poco ondivago, mentre quello di 5 Stelle e AVS ha oscillato tra la totale indifferenza e il rivendicazionismo astratto di pace, senza mai indicare una via per raggiungerla. Ora che si è avviato un difficile percorso per porre fine alla guerra e che il governo italiano gioca un ruolo ben visibile e coerente nello scacchiere internazionale, la sinistra italiana è palesemente in difficoltà e si sofferma a commentare piccoli e insignificanti aspetti marginali dei vertici europei e mondiali. Chi ha letto in questi giorni “Repubblica”, “Il Fatto Quotidiano” o ha seguito qualche trasmissione su “La 7” può avere un’idea chiara di come gli organi d’informazione vicini alla sinistra mostrano una particolare faziosità e tifano di fatto per il fallimento delle iniziative di Trump e degli alleati occidentali.
  • 3) Diversi organi d’informazione hanno riesumato negli ultimi mesi la famosa intervista di G.P. Pansa a Berlinguer, pubblicata sul “Corriere della sera” il 15 giugno 1976, quando il leader comunista dichiarava di sentirsi più sicuro sotto l’ombrello della Nato e di non voler mettere in discussione gli equilibri internazionali, anche se aggiungeva che nella Nato “ci sono forze ostili alla nostra via al socialismo”. É bene ricordare, in via preliminare, che negli stessi giorni, in altri contesti, Berlinguer continuava a elogiare i compagni sovietici e a sottolineare i progressi compiuti dall’URSS e dai Paesi comunisti.

Quindi, cosa spinse il capo del P.C.I. a fare quella clamorosa affermazione? In primo luogo le imminenti elezioni politiche che si sarebbero tenute il 20 e 21 giugno nelle quali i comunisti speravano di diventare il primo partito italiano e quindi Berlinguer voleva tranquillizzare i Paesi occidentali sulla collocazione internazionale dell’Italia e al tempo stesso a spingere gli elettori indecisi a votare P.C.I. senza timori. La strategia di Berlinguer era chiarissima: arrivare al compromesso storico con la DC o con parte di essa e per raggiungere lo scopo era essenziale chiarire i rapporti con la Nato (è qui il caso di ricordare che, nel 1949 per contrastare l’adesione dell’Italia alla Nato, i comunisti trasformarono il Parlamento in un ring da pugilato e nelle strade e nelle piazze di molte città italiane scatenarono una vera e propria guerriglia con scontri durissimi contro le forze dell’ordine, con morti e feriti).

C’era poi un altro aspetto da non sottovalutare: i Sovietici non gradivano la scelta del cosiddetto “euro-comunismo” e dagli inizi degli anni ’70 avevano ridotto i finanziamenti al P.C.I.; poi, per fare bene capire a Berlinguer la loro irritazione, nel 1973, in occasione di un viaggio del Segretario del P.C.I. in Bulgaria, la sua auto fu travolta da un camion militare a Sofia, il suo autista morì ed egli si salvò per puro caso.

Fino agli anni più recenti uno slogan ricorrente della sinistra, dei centri sociali dell’Anpi e di taluni cortei sindacali è stato: “Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia”.

Quindi Schlein, Landini, Conte, Bonelli, Fratoianni ecc. ecc. diteci come possiamo difendere l’Ucraina e l’Europa (ovviamente con calma, quando tornate dalle ferie).