Auspico il riconoscimento e la tutela dei nostri valori, di Leonardo Papa
” Lo strascico tutto italiano della guerra israelopalestinese, con la nascita dei gruppi cosiddetti propal, con le continue manifestazioni e devastazioni cittadine, con la costante apertura di una certa politica all’islam, anche a quello radicale, mi induce a considerare meritevoli di attenzione alcuni ragionamenti, che potrebbero apparire a molti anche estremi, ma che però incarnano le paure che albergano in tanti cittadini, come peraltro il sottoscritto, che ancora credono in uno Stato giusto, laico, rappresentativo, che possa esprimere, in modo democratico, la vera italianità sia entro i nostri confini nazionali, che all’estero. E guardate, il sentimento che promuovo, non è quello esclusivista, reazionario, nazionalistico tipico dei regimi autoritari, ma il semplice riconoscimento e la semplice tutela dei nostri valori culturali, storici, e perchè no, anche religiosi, seppur la laicità dello stato non debba mai essere messa in dubbio.
Lasciamo per questo da parte la guerra vera e propria, Gaza, le ragioni palestinesi e quelle israeliane, ed occupiamoci solo, per una volta, di quello che sta accadendo in Italia, cercando di superare le divisioni politiche, per quanto alcuni fatti non possano essere totalmente valutati apoliticamente.
Se dovessi scrivere esponendo quello che penso su argomenti così vasti e numerosi, dovrei occupare uno spazio sconsiderato del nostro Magazine; non vi voglio male, e quindi mi propongo di accennare gli argomenti che maggiormente mi “stuzzicano” in più articoli, con la speranza di non risultare troppo invadente.
Mi piacerebbe però lasciarmi andare ad una moderata deformazione professionale in quanto, in uno stato di diritto, quest’ultimo non può essere ignorato nella valutazione di certi comportamenti e di certe dichiarazioni. Nel mio ultimo pezzo ho espresso i miei pensieri sulla flotilla, allora tanto di moda, ora vorrei toccare altri argomenti di stretta attualità, come le manifestazioni in corso e la loro legittimità costituzionale, il rapporto tra il rispetto della nostra costituzione e quello dei principi islamici ora propugnati anche in Italia, in rapporto anche alla libertà di culto. Quindi il rapporto tra tolleranza di comportamenti quasi eversivi nella loro anti italianità da parte di alcuni, ed il conseguente rischio di nascita di frange ultranazionalistiche. E perchè no, anche … ma fu veramente genocidio a Gaza? Così come sbandierato dalla rappresentante Onu, la signora Albanese… Mamma mia quanta roba…
Bando alle ciance, e veniamo al primo punto.
Ovverossia, cosa sta accadendo in Italia quando si mettono a ferro e fuoco le città per promuovere valori e ideologie non strettamente attinenti al nostro interesse nazionale.
Sono note a tutti le innumerevoli manifestazioni che in nome dei diritti dei palestinesi, stanno spesso devastando le nostre città. Viene spontaneo chiedersi il perchè, viste le tante ragioni che ci sarebbero per protestare in Italia, dagli aumenti dell’età pensionabile tra le più elevate d’Europa, ai salari, tra i più bassi d’Europa, al fisco, tra i più iniqui d’Europa. No. Noi scendiamo in piazza per la Palestina. Ma sarà proprio così? Siamo sicuri che i diritti dei palestinesi siano il reale obiettivo di queste dimostrazioni? Anche ora che una sorta di pace è stata firmata? Ho seri dubbi. Durante i pesanti bombardamenti di Gaza, sull’onda emotiva del massacro in corso (i cui numeri sono in realtà stati di fatto comunicati da Hamas), con foto terribili (ma spesso anche artefatte), le prime manifestazioni potrebbero aver rappresentato il frutto genuino di tal sdegno. Ma piano piano, direi subdolamente, sono sempre più state strumentalizzate da una certa rappresentanza che politica vera e propria non dovrebbe essere, ma che probabilmente aspira a diventarlo. Evidentemente per costoro, la tutela dei lavoratori, con salari approvati a cinque euro all’ora, è divenuta meno interessante e prioritaria rispetto ad una possibile carriera politica. E che alla quale, la Palestina poco importa. Da qui, ecco l’inizio della proliferazione incontrollata di queste manifestazioni. Oddio, ho detto incontrollata… quindi per essere legittime le manifestazioni dovrebbero essere controllate? Ma allora dove sta la libertà di manifestare e di scioperare?
La libertà di scioperare e manifestare rappresenta un diritto cardine della nostra Carta Costituzionale, ed a differenza di quanto alcuni pensino, le manifestazioni non devono nemmeno essere autorizzate. Devono essere solamente comunicate con tempistica congrua per permettere la loro regolare effettuazione, condividendone con le autorità preposte il loro itinerario cittadino, e per garantirne la sicurezza. Quella dei manifestanti e quella degli altri cittadini.
Tuttavia, le stesse debbono essere pacifiche, e non è concesso il diritto di usare la violenza contro persone e cose. Proprio questo divieto, sempre violato, con infiltrazioni sempre più massicce ed evidenti di facinorosi solamente interessati a devastare ed aggredire le forze dell’ordine, mette in crisi l’autorità, restia ad una repressione più decisa di questi fenomeni violenti, proprio perchè timorosa delle strumentalizzazioni alle quali andrebbe incontro, da parte di chi, fatalmente e pretestuosamente griderebbe allo scandalo, inventandosi una grave limitazione di una libertà costituzionale da parte dello Stato.
Ma allora cosa bisognerebbe fare? Lasciamo perdere l’idea comica ed irrealizzabile delle manifestazioni dietro cauzione… allora chi non ha soldi perde un diritto costituzionale? Però non può rimaner impunita l’attività di chi si cela dietro un ideale per compiere attività che non esito a definire eversive, in quanto con violenza mira a rovesciare l’ordine costituito. È un inizio pericoloso se lasciato proliferare. Abbiamo provato sulla nostra pelle cosa ha portato. E gli anni di piombo non li vogliamo più.
Serve maggiore decisione nella individuazione dei violenti ed una maggiore repressione (parola orrenda, detta da un liberale, liberalista, anti reazionario) una volta individuati i colpevoli. A Bologna gli ultimi fatti sono stati devastanti. Sono state tirate contro le forze dell’ordine bombe carta con chiodi e bulloni all’interno, evidentemente già confezionati prima di scendere in piazza per essere utilizzati. Sedici feriti, uno grave, ed è un miracolo che non sia scappato il morto. Il nostro codice definisce e punisce questa condotta. Se vogliamo essere pignoli, ma realisti, andrebbe applicato l’art. 285 c.p. che punisce le devastazioni, le stragi con finalità eversive, di terrorismo. E le punisce con l’ergastolo. Non vogliamo credere alla finalità eversive? Allora consideriamo l’art. 422 c.p.che definisce il reato di strage “non qualificata”. Ergastolo per chi causa uno o più morti, non meno di 15 anni se non causa la morte di alcuno. Ricordiamoci che il reato di strage non ammette il tentativo (non esiste la tentata strage), e si perfeziona con il compimento di atti idonei a compiere una strage con la volontà di uccidere. Orbene uno che confeziona un ordigno esplosivo lo riempie di chiodi e bulloni e lo tira in un gruppo di poliziotti, commette atto idoneo e vuole uccidere, e non credo che possa semplicemente accettare che ciò possa avvenire. È infatti lo stesso procedimento, semplificato, che si utilizza per fabbricare i giubbotti esplosivi dei terroristi islamici, che solo preferiscono le biglie di ferro ai chiodi.. E che realmente uccidono. Tra l’altro parrebbe anche certa la presenza di militanti plestinesi tra costoro… che verranno probabilmente tutti indagati per chissà quale reato minore. A meno che un P.M. con gli attributi li indaghi per uno dei detti reati. Il fatto è gravissimo, ed è necessaria la deterrenza massima, altrimenti la deriva sarà tragica.
Ho citato l’islam, ma sarà argomento, come si dice, per la prossima puntata.



