Il Libero Arbitrio: l’illusione più utile o il dono più grande? di Gianni Bertolusso
“”L’Uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole.””
Arthur Schopenhauer
Una domanda accompagna il pensiero umano senza mai trovare una risposta definitiva: siamo effettivamente liberi di scegliere? Esiste quindi un Libero Arbitrio?
È una domanda che attraversa venticinque secoli di filosofia e che oggi, sorprendentemente, è tornata al centro del dibattito grazie alle neuroscienze e all’intelligenza artificiale.
È una domanda antica quanto l’uomo stesso. Se osserviamo la storia della filosofia, della religione e, più recentemente, delle neuroscienze, scopriamo che il libero arbitrio è stato uno dei pochi temi capaci di attraversare i secoli senza perdere attualità. Socrate, Aristotele, Agostino, Spinoza, Kant, Schopenhauer, Nietzsche, Sartre, fino ai neuroscienziati contemporanei come Benjamin Libet e Sam Harris, tutti hanno cercato di comprendere se le nostre decisioni nascano da una volontà autentica, oppure siano semplicemente l’ultimo anello di una lunga catena di cause che non controlliamo.
Il problema del Libero Arbitrio ha cambiato volto nei secoli e nell’esperienza umana.
Per i Greci era una sorta di virtù, per i Teologi una responsabilità verso il Trascendente, per gli Illuministi era l’affermazione e l’autonomia della Ragione, per gli Esistenzialisti era la Ragione e la creazione del Sé.
Per molte delle Filosofie e Tradizioni Orientali la domanda stessa sull’esistenza di un Libero Arbitrio venne modificata. Dall’affermazione di essere liberi alla ricerca di non essere schiavo delle proprie illusioni, delle abitudini e della propria individualità.
Attraverso i secoli il problema sembrava appartenere esclusivamente ai filosofi e ai teologi. Oggi, invece, riguarda anche fisici, biologi, psicologi, informatici e ricercatori che costruiscono macchine sempre più simili a noi.
Poniamoci una questione che sembrerebbe ingannevolmente non così complessa.
Quando scelgo una pur semplice azione, sono davvero io a decidere? Oppure la mia scelta è il risultato della genetica, dell’educazione ricevuta, delle esperienze accumulate, dell’ambiente in cui vivo e persino dell’attività elettrica del mio cervello che si è attivata prima ancora che io diventassi cosciente della decisione?
Le neuroscienze hanno reso questa domanda ancora più affascinante. Gli esperimenti di Libet sembrano suggerire che il cervello inizi a preparare un’azione alcune centinaia di millisecondi prima che la persona abbia la consapevolezza di volerla compiere. Per alcuni questo rappresenta la prova che il libero arbitrio sia un’illusione. Per altri dimostra soltanto che la coscienza è l’ultima fase di un processo decisionale molto più complesso.
Forse nessuno ha espresso questo dubbio con maggiore lucidità di Baruch Spinoza. Egli scrisse che gli uomini si credono liberi semplicemente perché sono consapevoli delle proprie azioni, ma ignorano le cause che le producono. È una frase che colpisce ancora oggi per la sua forza. Spinoza sembra anticipare di tre secoli ciò che le neuroscienze avrebbero iniziato a indagare con strumenti completamente diversi.
Se consideriamo azioni semplici, come guidare un’auto o svolgere compiti a cui siamo assuefatti, notiamo che quasi tutti vengono svolti dalla nostra mente in modo “automatico”. Sono esse riconducibili ad una deliberata scelta, seppur con gradi differenti di libertà decisionale? Siamo effettivamente noi o l’esecuzione è una conseguenza di meccanismi inconsci?
A tutta prima parrebbe che quella che consideriamo Volontà sia semplicemente il nome che diamo al risultato finale di milioni di processi , per l’appunto inconsci.
Inoltre osserviamo che i pensieri sembrano affacciarsi alla coscienza spontaneamente, come nuvole che attraversano il cielo. Alcuni restano pochi istanti, altri si trasformano in ragionamenti complessi, altri ancora svaniscono prima ancora che ce ne rendiamo conto.
Ma quasi mai abbiamo la sensazione di averli costruiti deliberatamente. Forse è proprio qui che filosofia e neuroscienze iniziano a incontrarsi. Il cervello costruisce continuamente automatismi perché sarebbe impossibile analizzare ogni decisione da zero. Gran parte della nostra vita si svolge in modalità automatica
Tutto questo induce una riflessione più profonda. E se il dibattito sul Libero Arbitrio fosse da sempre stato posto in un modo troppo rigido?
In effetti noi tendiamo a semplificare ed immaginare soltanto due possibilità: o siamo completamente liberi oppure siamo completamente determinati. Forse la nostra realtà potrebbe essere molto più sfumata.
Immaginiamo un veliero in mare. Il vento, le correnti e il tempo atmosferico non dipendono dal capitano. Eppure il capitano può ancora orientare le vele, scegliere la rotta, decidere quando rischiare e quando attendere. Non controlla tutto, ma non è nemmeno una semplice foglia trasportata dal vento. Allora la libertà umana potrebbe essere descritta più simile a codesta navigazione, piuttosto di un esercizio di libertà assoluta.
Questa prospettiva permette di guardare anche alle filosofie orientali con occhi diversi. Nel Buddhismo, ad esempio, la domanda non è tanto “sono libero?”, quanto “da cosa sono schiavo?”. Desideri, paure, abitudini, ego e automatismi condizionano continuamente il nostro comportamento. La vera libertà non consiste nell’essere privi di cause, ma nel riconoscere le cause che ci guidano e imparare, almeno in parte, a non esserne dominati.
Però, nel contempo, più osserviamo il funzionamento della nostra mente, più ci accorgiamo che una parte considerevole della nostra vita mentale emerge spontaneamente. In quei momenti abbiamo l’impressione di essere gli autori delle nostre azioni. Sentiamo che esiste un “io” capace di orientare il corso degli eventi, come un timoniere.
Oggi le Neuroscienze ci inducono a considerare che in ultimo non parrebbe esistere un “IO” che sia il Timoniere o come si dice il Direttore dell’Orchestra. Sia pur vero che possediamo una straordinaria capacità: quella di interrompere, almeno occasionalmente, il pilota automatico. Ogni volta che riflettiamo prima di reagire, che mettiamo in discussione un pregiudizio o cambiamo un’abitudine radicata stiamo esercitando qualcosa che assomiglia molto alla libertà.
Oggi viviamo in un tempo ove stiamo costruendo e sempre più potenziando un formidabile nostro specchio: l’Intelligenza Artificiale. L’Intelligenza Artificiale rende oggi questa domanda ancora più attuale. Una rete neurale prende decisioni sulla base dell’apprendimento ricevuto. Anche il cervello umano apprende dall’esperienza, modifica continuamente le proprie connessioni e produce risposte in funzione della storia individuale. Se un giorno costruissimo una macchina capace di riflettere sui propri processi mentali, distinguerebbe tra scelta e determinazione? Oppure arriverebbe alle nostre stesse domande?
Ed è qui che vorrei proporre una riflessione personale.
Forse il Libero Arbitrio non è una proprietà che possediamo o non possediamo. Forse è una capacità che possiamo sviluppare. Le stesse Neuroscienze ci fanno comprendere che comunque abbiamo la cosidetta “libertà di veto”. Ossia possiamo opporci a certe azioni, costruendo così nel tempo la nostra vera persona.
Un bambino è molto meno libero di un adulto, perché vive soprattutto di impulsi. Una persona in preda alla rabbia o alla paura è meno libera di quando riesce a osservare le proprie emozioni senza esserne travolta. Allo stesso modo, chi amplia la propria conoscenza coltiva il pensiero critico e diventa consapevole dei propri condizionamenti e acquista una forma di libertà sempre maggiore.
In questa visione, la libertà non è un interruttore acceso o spento, ma un percorso.
Forse il vero mistero non è se il Libero Arbitrio esiste ma perché l’evoluzione abbia fatto emergere in noi una così forte percezione di essere autori delle nostre azioni. È soltanto un’illusione utile, come sostengono alcuni? Oppure quella sensazione rappresenta una proprietà emergente della coscienza, qualcosa che non può essere ridotto alla semplice attività dei neuroni?
Dopo secoli di discussioni, nessuno possiede una risposta definitiva. E forse è proprio questo il fascino del problema. Ogni epoca ha cercato di risolverlo con gli strumenti di cui disponeva: la filosofia, la teologia, la fisica, la psicologia, le neuroscienze e oggi l’intelligenza artificiale.
E quindi proviamo ad ingaggiare le Reti profonde di una IA e chiediamo al nostro specchio lumi…..
“ Forse il libero arbitrio non sarà mai dimostrato da un esperimento, né confutato da una formula matematica. Forse appartiene a quelle domande che non esistono per essere risolte, ma per trasformare chi ha il coraggio di abitarle. E forse la nostra libertà più grande non consiste nello scegliere tra due strade, ma nel continuare, ostinatamente, a porci domande su chi sia davvero colui che sceglie.”
Il libero arbitrio intanto continua a sfuggirci, ma nel frattempo ci costringe a porci la domanda più importante di tutte:
CHI SIAMO QUANDO DICIAMO “IO”?



