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Nel 2021 ricorrono i sessant’anni della morte di Augusto Rostagni, caposcuola insieme (e contro) a Concetto Marchesi di tanti latinisti che lo considerarono Maestro. La nostra compianta consocia Giovanna Garbarino lo studiò con particolare attenzione. Parliamo di Rostagni con uno dei maggiori latinisti italiani, il prof. Adriano Pennacini, che è stato docente di Letteratura Latina all’Università di Torino, e di Storia della Retorica Classica ed infine di Retorica e Stilistica. E’ stato Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino e allievo di Rostagni. E’ autore, con Gianfranco Gianotti di una notissima Storia della Letteratura Latina.

1. Che cosa ha rappresentato Rostagni tra gli studiosi del suo tempo?

Intendendo per studiosi i filologici classici o dilatandone l’area i classicisti o addirittura gli antichisti il Rostagni apparve come un ‘modernista’. In realtà e in origine era un filologo. Ha rappresentato appunto il filologo che ebbe il coraggio di tentare e di avviare il ricupero di un vitale rapporto tra classicità e spirito moderno.

2. E nell’Università di Torino?

L’approccio degli studenti alla lettura e allo studio dei classici (allora 1945-1948) si formava al liceo, naturalmente classico.  Il mio liceo è stato a Torino il “Cavour”, prof. Giuseppe Guido Ferrero per italiano e latino, Alessandro Manzoni (è solo una sinonimia), allievo di Angelo Taccone, per il greco. Come anni prima Augusto Monti al “d’Azeglio”, così Ferrero leggeva e c’insegnava a leggere i classici, anche italiani, come contemporanei. Per la storia letteraria latina e greca usavamo per tutti i tre anni il Rostagni. Quindi il passaggio dal liceo all’università non presentava problemi: la comunicazione didattica nelle discipline classiche era sostanzialmente simile, forse un po’ più fredda che al liceo.

3. È considerato un crociano. In che cosa consiste il suo crocianesimo?

Come studenti comprendevamo il suo approccio che probabilmente veniva identificato come ‘idealista’ o addirittura ‘crociano’. Nelle quattro prolusioni tenute da Rostagni (Letteratura greca 1925, Letterature classiche senza classicismo 1925, Poesia ed estetica classica 1926, Genio greco e genio romano nella poesia 1028) compare un pensiero di Benedetto Croce tratto, come ricorda Vincenzo Ciaffi nella sua commemorazione, dall’opera di Croce Teoria e storia della storiografia: <<ogni vera storia è storia contemporanea>>. Riguardo alla storia letteraria scriveva nel 1937 il Rostagni all’inizio della sua Storia della letteratura greca che la storia della letteratura greca non è concepibile se non in rapporto con la storia dello spirito greco, considerato sotto i vari aspetti del suo progressivo svolgimento e nel 1964 nella prefazione all’edizione dell’Ars poetica di Orazio che la cognizione della vecchia Poetica e della vecchia Retorica è sempre indispensabile a intendere il moderno movimento estetico e letterario.

4. Ha lasciato una sua scuola? Perelli, Lana, che si sente suo erede diretto, Ciaffi hanno seguito strade diverse?

A mio parere, l’allievo vero di Rostagni fu Vincenzo Ciaffi, forse non riconosciuto come tale dallo stesso Rostagni: Ciaffi realizzò lo storicismo del maestro con l’adesione, da partigiano, al movimento di Giustizia e Libertà (GL), il partito dei professori, il partito dei fucilati.

5. Sotto il profilo politico quale fu la sua posizione? Mi riferisco anche al ventennio fascista.

Dal 1928 fu professore ordinario di Letterature e lingue classiche. Non risulta il suo nome tra coloro che rifiutarono il giuramento di devozione alla Patria e al regime fascista (Decreto del 28.08.1931). Su 1225 professori rifiutarono in 12. Croce e Togliatti invitarono i professori a giurare per non cedere spazio nelle Università ai fascisti. Nella Letteratura latina (1954) capitolo IV, nella trattazione dedicata a Nevio vi è la citazione di un frammento di una commedia (Lydus), nel quale il poeta ironizza sulla nuova classe dirigente (proveniunt oratores novi stulti adulescentuli) e Rostagni commenta <<dove si vede che Nevio non era propenso a cantare Giovinezza>>. Per filologismo noto che in calce all’avvertenza premessa alla seconda edizione della Storia della letteratura greca del 1937 alla datazione normale (Torino, marzo 1937) non è aggiunto l’anno dell’era fascista, allora (dal 1927) obbligatorio (XV).

6. Tra la sua opera molto copiosa c’è qualcosa che abbia resistito al logorio del tempo?

Due elementi concorrono ad oscurare l’opera non solo di Rostagni, ma di quasi tutti i filologi classici: primo, la riscoperta del testo da un approccio strutturale e, secondo, la diffusione e il successo, anche nell’area degli studi classici, delle scienze umane, anche comparate, sociologia ed ora antropologia culturale. Infatti l’antropologia culturale con lo studio delle società cosiddette ‘primitive’ propone una visione illuminante ed imprevista della preistoria e della storia del mondo classico e della sua cultura. Mi riferisco in particolare ad un’opera di David Graeber e Marshall Sahlins, Il potere dei re, da poco in traduzione italiana, che trattando del “re straniero” nei regni africani richiama alla memoria del lettore classicista il ‘mito’ fondante di Roma nella figura di Enea. Vi è inoltre l’approccio ai testi quantitativo e statistico, per ora limitato alla linguistica e a qualche esperimento nello stile.

7. Il nome Rostagni è rimasto nella scuola italiana? Credo che nessun suo manuale oggi sia ristampato. Restano i tre volumi della Storia della letteratura latina pubblicati dalla UTET.

Secondo un anonimo scrivente nel Web c’è ancora in circolazione il “mitico” Rostagni (Letteratura latina), ma compaiono anche Conte, Fedeli, Garbarino, Marchesi, Paratore, Perelli, e con mia soddisfazione Gianotti-Pennacini, opera definita dall’anonimo docente “tra le più originali, piena di considerazioni stimolanti”.

8. Rostagni può essere confrontato con Concetto Marchesi?

Non mi pare che siano confrontabili: Concetto Marchesi studiò i classici (la letteratura latina) con un approccio contemporaneo, nazional-popolare, come chi cerca di ritrovare nei classici la realtà contemporanea.

9. Cosa resta oggi del suo magistero? La compianta amica Giovanna Garbarino fu molto generosa con lui. Tu cosa ne pensi?

Resta un approccio laico allo studio delle opere degli autori classici che integra la filologia con la storia, cosa che interessa solo gli studiosi, certo non la comune persona colta, a meno che tale approccio venga trasferito nello studio diffuso delle lingue e delle letterature.