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Sapete che è Marco Ugo Filisetti? No? Niente paura, fino a pochi giorni fa anche per me era un illustre Carneade. Ho scoperto che ha l’incarico di Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico delle Marche, quello che ai miei tempi si chiamava Provveditore agli Studi. Girando per il web vengo casualmente a scoprire che il prof. Filisetti è entrato nell’occhio del ciclone per aver avuto il coraggio di inviare un messaggio alla popolazione scolastica delle Marche per il 4 Novembre, Giornata delle Forze Armate. E il 4 Novembre è la Giornata delle Forze Armate perché, quando si dice il caso, quel giorno, nel lontano 1918, l’Italia vinse la Grande Guerra. Che avrà mai scritto di tanto scandaloso il Filisetti? Un breve messaggio di 11 righe, datato Ancona 4 Novembre 2020,  qui riportato integralmente affinché ogni lettore possa giudicare:

“In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria, una gioventù che andò al fronte e là vi rimase. Una gioventù lontana dai prudenti, dai pavidi, coloro che scendono in strada a cose fatte per dire: “Io c’ero”. Giovani che vollero essere altro, non con le declamazioni, ma con le opere, con l’esempio consapevoli che “Un uomo è vero uomo se è martire delle sue idee. Non solo le confessa e le professa, ma le attesta, le prova e le realizza”. Combatterono per dare un senso alla vita, alla vita di tutti, comunque essi la pensino. Per questo quello che siamo e saremo lo dobbiamo anche a Loro e per questo ricordando i loro nomi sentiamo rispondere, come nelle trincee della Grande Guerra all’appello serale del comandante: PRESENTE! Quando andavo a scuola io, era Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, un personaggio che aveva la penna fertile e facile. Ad ogni occasione patriottica inviava un messaggio alle scuole che veniva letto all’inizio delle lezioni e in piedi. Quando non c’era il messaggio di Saragat, c’era il messaggio di qualcun altro, sempre per la ricorrenza patriottica e, ve lo garantisco, i toni erano molto, ma molto, più forti del messaggio filisettiano, che qualcuno potrebbe trovare addirittura ovvio o banale.Apriti cielo! Filisetti è stato persino accusato di “apologia del fascismo” (ma che c’entra?!), i deputati marchigiani della sinistra hanno preannunciato interrogazioni parlamentari e chiesto le sue dimissioni, assieme all’ANPI e le immarcescibili organizzazioni sindacali CGIL – CISL – UIL e compagnia cantante…Se il Filisetti avesse scritto viva la guerra e abbasso la pace, allora sì che sarei il primo a criticarlo, ma qui si tratta solamente di un ricordo, più che doveroso, dei Caduti, rispettare e onorare i defunti è un segno di civiltà, o nelle scuole marchigiane è stato bandito anche Ugo Foscolo con i suoi Sepolcri? E, per quanto riguarda gli Eroi della Grande Guerra, proprio le Marche hanno partorito uno dei personaggi tra i più sublimi, Filippo Corridoni da Pausula (oggi Corridonia in suo onore, leviamo anche questo anacronistico nome, suvvia…), caduto combattendo nella Trincea delle Frasche nel 1916. Avendo vissuto nelle Marche alcun tempo, sono stato spesso a Corridonia alle cerimonie in onore del grandissimo Pippo, che fu anche sindacalista rivoluzionario (all’epoca gli unici sindacati che partecipavano alle commemorazioni erano la UIL, che allora evidentemente non se ne vergognava, e la CISNAL, da cui sorse l’attuale UGL) e la gente era entusiasta dell’Eroe locale: allora i discorsi, fatti anche dalla gente comune, sarebbero riusciti a mettere in ombra, quanto a patriottismo, ciò che ha scritto Filisetti. E ho appreso, ciò mi consola un po’, che il Filisetti ha avuto la casella di posta elettronica intasata da messaggi di solidarietà, giuntigli proprio da comuni cittadini. Anch’io, pur non conoscendolo, gli esprimo solidarietà, fin dal titolo, volutamente provocatorio, di questo articolo.Qualche considerazione politica, che al funzionario pubblico Felisetti non compete, giustamente peraltro, va pure fatta. Negli ultimi decenni le Marche sono state governate dalla Santa Alleanza tra i peggiori clericali (attenzione, io non confondo clericalismo con cattolicesimo, l’ho scritto più che chiaramente in altri articoli per questa testata) e i peggiori ex-comunisti, quelli che dopo aver inneggiato per decenni a mammolette come Lenin, Stalin o Trotsky, si sono trasformati in gauche-caviar. A dire il vero questi eredi diretti delle principali forze che sono state contro il Risorgimento, hanno governato davvero male, tanto è vero che da poco sono stati letteralmente spazzati via dalla guida della Regione e di importanti municipalità. La tegola che è caduta loro in testa gli impedisce di ragionare bene e così hanno preso a bersaglio della loro impotente rabbia il povero Provveditore agli Studi.  E, in attesa che ci suggeriscano di onorare non i Caduti, bensì i disertori, non gli Eroi, ma i vigliacchi e di sostituire il monumento a Corridoni con quello a chi ha intenzionalmente speronato una corvetta della Guardia di Finanza (fatto che, notoriamente, non costituisce reato e riempie di gloria chi lo compie…), scuotiamo la testa e ripetiamo, assieme al grande Cicerone: “O tempora, o mores!”