Buttafuoco e BB , le tre B dell’Eros, di Marina Rota
-A Pietrangelo Buttafuoco il Premio Mario Soldati 2026-
La cronaca di una giornata indimenticabile per il Centro Pannunzio
‘Nella consapevolezza che arriverà sicuramente l’occasione di dire ancora: ‘Fermati, attimo, sei bello!’, appare lei, BB, che, con il suo broncio perfetto, i suoi capelli, il suo essere indecentemente, totalmente bella, a piedi nudi avanza verso di noi e accenna al passo di una samba, di una colonna sonora che ci accompagna da sempre”.
Con questa immagine sognante- BB come Beatrice: come non rievocare il dantesco: ‘Ella si va, sentendosi laudare’?- termina la trascinante lectio magistralis “BB, Le Maiuscole dell’’Eros”, tenuta da Pietrangelo Buttafuoco, dopo aver ricevuto dalle mani del Presidente del Centro Pannunzio il Premio Soldati nella sala 3 del Cinema Massimo intitolata proprio all’eclettico scrittore e regista, alla presenza del Presidente del Museo del Cinema Enzo Ghigo e del professor Salvatore Conticello. A margine della cerimonia, il Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia risponde volentieri a qualche domanda, con la sua cortesia da gentiluomo siciliano: “Riceverà oggi il premio dedicato a Mario Soldati che, come sottolinea il professor Quaglieni, è da ricordare anche come straordinario Presidente del Centro Pannunzio. Fra i tanti premi che le sono stati assegnati, quale valenza speciale riveste quello di oggi?” “La letteratura. Ecco qual è la valenza. La letteratura che è cosa ben diversa dalla narrativa. Mi emoziona la capacità tutta moderna di Mario Soldati di essere lui stesso viva pagina, sempre abile nella versatilità dei mezzi che saputo usare- siano essi cinematografici e persino televisivi- e sempre nell’innesto creativo dell’immaginario. Quello che lo rende felicemente contemporaneo anche nei suoi fotogrammi in bianco e nero. Ricevere questo premio dal Centro Pannunzio, poi, aggiunge un ulteriore significato all’onorificenza, soprattutto in considerazione di quello che il Centro ha saputo svolgere nel panorama italiano, ovvero una semina che ha determinato ciò che purtroppo è completamente sparito dalla scena pubblica: lo spirito critico, la capacità dialettica, la necessità di confrontarsi e di sperimentare il difficile esercizio della libertà”.
Buttafuoco non si immedesima nell’etichetta di ‘intellettuale’ che ho azzardato: “Con tutta la cautela del caso, ritengo di essere dentro un preciso binario, quello della pratica artistica che -per quel che mi riguarda-, esercito in punto di scrittura. Lo studio, la ricerca e il confronto dialettico riguardano la parte fondamentale del mio lavoro a Venezia presso la Fondazione La Biennale, ed è un esercizio istituzionale”.
A proposito di confronto dialettico, è impossibile non porre questa domanda ad un uomo di cultura profondamente libero, peculiarità ben evidenziata nella motivazione del Premio: ”Di chi o di che cosa è figlia la censura sempre più pressante nei confronti degli artisti russi e israeliani?” “La guerra che alberga anche nelle nostre giornate. La guerra globale che travolge l’informazione e la capacità critica di ognuno di noi. La guerra che corona il massacro con la propaganda e la criminalizzazione di chi la pensa in modo difforme rispetto alla parola unica e obbligatoria equamente collocata e speculare tra i ‘buoni’ e i ‘cattivi’, laddove ‘buoni’ e ‘cattivi’ si è tutti, a turno, a seconda del proprio punto di vista”.
Il pensiero vola ad un tentativo di censura esercitato nel 1999 a Torino dai seguaci di Norberto Bobbio proprio nei confronti del giovane Pietrangelo Buttafuoco, per impedirgli di intervistare il Maestro sul tema scottante di una lettera da lui inviata nel 1935 a Mussolini, e ciò nell’intento di preservare l’immagine cristallizzata del grande filosofo. L’intervista pubblicata sul Il foglio-come ricorda il professor Quaglieni- , offrì invece la possibilità a Bobbio di riconoscere e di riscattare un’ombra del passato, restituendo l’immagine della sua complessa umanità, al di fuori del dogma della mitizzazione. Alla figura del grande torinese se ne affianca un’altra, nella stima di Buttafuoco: “Il mio Maestro, il mio riferimento, il fratello maggiore dei miei giorni è Luciano Violante”.
Ma adesso, nella sala gremita del Cinema Massimo, è il momento delle Maiuscole dell’Eros di BB: la Bardot, mito senza tempo, ninfa dionisiaca che non ammette divagazioni, sullo schermo alle spalle di Buttafuoco sembra seguire ogni sua parola, con quelle spalle nude, quello sguardo ammaliatore eppure innocente, quelle labbra carnose appena socchiuse, sullo scenario di un’estate ormai lontana; e pare compiaciuta di sentirsi definire da Buttafuoco come una presenza che nessuna Marylin Monroe saprebbe costruire.
Sul mito dell’eros Buttafuoco costruisce una filosofia raffinata e originale che ha origine dal binario ‘innesco’ – che origina fuoco- e ‘innesto’- che genera nuovi frutti; per poi proseguire – sfidando le limitazioni imposte dal nuovo lessico-, con la dualità maschi-femmine e con le differenze sostanziali fra il codice del seduttore-padre e del seduttore-figlio. Lo fa ricorrendo a citazioni classiche quanto ai testi di Franco Battiato, a riferimenti mitologici quanto alle atmosfere di Giorgio e Paolo Conte, le cui colonne sonore sono così adatte ad accompagnare l’idea di vita che si consuma per generare il fuoco dell’innesco e il frutto dell’innesto; fino a quella che nella versione etnea è l’estetica e la poetica dell’’ingravidabalconi’ già descritta da Vitaliano Brancati: quella dei siciliani che passeggiando, scrutando vogliosi fra gli scuri, fra i tendaggi, cercavano di indovinare un guizzo di biancheria, una curva femminile, e ‘ingravidavano i balconi’ con il solo sguardo.
Da sempre, davanti all’incanto della bellezza e della giovinezza delle ragazze che escono da scuola con i libri sotto braccio, si bloccano incantati uomini di mezza età destinati ad essere irretiti, svuotati e abbandonati, come Ugo Tognazzi, alle prese con Catherine Spaak nella Voglia matta; ma è Lei, BB, l’unica ninfa capricciosa e gentile, capace di scendere in giardino per autografare le chitarre di paparazzi dopo aver sfasciato le loro macchine fotografiche; è lei, la “bedda che ferma i treni”; è lei l’eterna Gigi che sentenzia: “Il pantalone è una cosa: la decenza è un’ altra. E tutto sta nell’atteggiamento”. Ed è proprio quella naturalezza di atteggiamento- quel confine sottile fra disturbante e conturbante-, che viene colta dalla macchina da presa e che ne fa una incendiauomini: una carica erotica inconsapevole e libera, così distante dalle bellezze maliziosamente seducenti di altri miti, come quello di Marylin Monroe.
Una bella storia d’amore, racconta Buttafuoco, rappresenta al meglio BB; e ciò accade nel lontano 1968 quando, alla porta del mito che toglie il sonno bussa la vita. Un elemento dionisiaco, nelle forme di Gigi Rizzi, che la fa innamorare per tutta l’estate, che cerca con lei la notte stellata- e non il pallone colorato della discoteca- a piedi nudi sulla sabbia di Saint-Tropez. Gigi Rizzi, invidiatissimo playboy italiano in terra francese, è uno di quegli uomini dal polso fermo e dalla camicia sbottonata, dal sorriso che fa innamorare, che sanno consumare la vita, ma ne conoscono anche la tenerezza e le nostalgie.
Quello di Buttafuoco, inesorabilmente siciliano tanto nell’ironia quanto nell’ars oratoria, è un linguaggio poetico e drammatico, che sa condurre in un tempo arcaico, ad ascoltare, sulle pietre di un anfiteatro greco, la prima rappresentazione degli incanti e dei poteri terribili di una dea. E’ un linguaggio, anche, che carezzando il mito dell’eros diventa esso stesso erotico: erotico nel senso lacaniano; nel senso della passione che riversa l’oratore sull’uditorio in forma di transfert, facendolo innamorare.
E così, dopo la proiezione di Et Dieu crea la femme, che fece esplodere il mito BB, usciamo dal Cinema Massimo portando con noi l’immagine della “belva bionda della Costa Azzurra” nei suoi pantaloni Vichy a quadretti bianchi e rosa sul crinale fra decenza e indecenza, con quei capelli, quelle gambe, quel broncio perfetto, mentre cammina sulla sabbia di Saint-Tropez e nei nostri pensieri –“Gli uomini guardano le donne; le donne guardano gli uomini, ma anche- e soprattutto, le donne”-.
In questa giornata di fine marzo l’immaginario non ci è stato regalato da quella fabbrica di sogni che è il cinema, ma dalla magia della voce unica di Buttafuoco, che con raffinatezza e forza trascinante ha innescato incendi emotivi, ma ha anche generato innesti di pensiero dirigendoli verso percorsi e profondità finora inesplorate.







