Caffè e giornale, di Lino Sacchi

Caffè e giornale: nei tempi andati un bel modo di cominciare la giornata, Oggi il caffè c’è ancora, deo gratias; quanto alla carta stampata, purtroppo, è stata travolta dalla modernità,  ma l’abbonamento digitale e una scorribanda in rete ci consentono una passeggiata virtuale nel mondo dell’informazione, ove incontriamo i belli, i brutti, i bizzarri, come in ogni passeggiata. Di qualcuno, so che c’è, ma che preferisce  non comparire..

Va be’, esco di metafora per raccontare qualche storia minima attinta alla (ex) carta stampata. Ce n’è una, strutturata su due episodi. Il primo si svolge a Porta Palazzo: un tale (di colore non specificato) indirizza l’altro con un “Ciao, negro”, al che l’altro risponde “a’ssoreta”. Secondo episodio davanti a una scuola all’ora di uscita: un ragazzino indirizza un compagno (cito a memoria) “nell’interrogazione di italiano hai fatto la figura del mongolino”.

Uno dice: beh dove è l’evento? L’evento è ciò che viene dopo: un’autorevole commentatrice, testimone dei due non-eventi, scrive un’articolessa per il grande quotidiano denunciando la sopravvivenza di simile barbarie lessicale. Domanda: ma l’indignazione era proprio irrefrenabile? Proprio sentita? Temo di sì.

Un’altra storia meno minima: quel noto gentiluomo del Fabrizio Corona diffonde delle foto (truccate) che indicherebbero una relazione di Giorgia Meloni con un uomo politico del suo entourage. Ed ecco, mi imbatto in un buon servizio giornalistico con tre coppie di foto in ognuna delle quali sono accostate la foto autentica e quella truccata. Bello e inconfutabile. Si dirà, uffa, solo un pettegolezzo. Sì, però i pettegolezzi  sono andati acquistando, di qua come di là dell’Atlantico, un peso politico, e che peso. E Meloni non è un personaggio qualsiasi. Allora ecco la mia domanda: perché quelle tre, eloquenti coppie di foto ho dovuto trovarle sul Daily Telegraph? Personalmente, una risposta me la sono data.

Dopo due storie “leggere”, eccone una terza che di leggero non ha nulla. Si parla – niente meno – dell’attentato alle Torri Gemelle (11 settembre 2001): per gli Americani, semplicemente “nine-eleven”, e una ferita ancora aperta. Nel mio ricordo di quell’evento sconvolgente trova spazio anche un flash su Gaza. Sorprendente, dato che all’epoca Gaza non era quanto oggi al centro dell’attenzione. Il flash è un titolo di giornale: “A Gaza manifestazioni di entusiasmo”.

Da due anni a questa parte, milioni di parole su Gaza, e però di quelle vecchie “manifestazioni di entusiasmo” il ricordo in Italia si è perso. Vecchie, non poi vecchissime. Irrilevanti? Ma irrilevanti non sono! Aiutano a capire. Non si vive di sola economia, no? Eppure, non ricordo di avene mai visto menzione  sul grande quotidiano al quale sono abbonato, e nemmeno in alcuno degli infiniti talk show televisivi.

La mia conclusione. Per i più, la rimozione di quei festeggiamenti, passato un quarto di secolo, è semplicemente fisiologica. Per qualcuno, invece, è cosciente, e dettata dal terrore di vedere sbiadire certi giovanili entusiasmi su flotilla e propal. Nella mia passeggiata, sono i no-show, come si dice in italiano aggiornato.

Tirando le somme, il quadro della stampa d’informazione italiana, che mi sono costruito pestando sulla tastiera, non è entusiasmante.