I Grand Hotel, metafora di spensieratezza, di Mary Attento
«Oggi i Grand Hotel rappresentano meno del 2 per cento sul totale degli alberghi italiani. Una minoranza che conserva il fascino storico dei primordi salvaguardato in parte dalle grandi catene alberghiere […] Tuttavia la maggioranza di queste è stata trasformata nel tempo in boutique hotel, residence o condomini frutto di quella omologazione architettonica e culturale che ha indotto l’antropologo Marc Augé a coniare la definizione di “non luoghi”». È quanto afferma Stefano Pivato a conclusione della parte introduttiva del suo ultimo libro “Andare per Grand Hotel” pubblicato da il Mulino nella collana ‘Ritrovare l’Italia’. Ricco di illustrazioni, il saggio si inserisce infatti nel filone della narrazione dei luoghi storici italiani, trattando i Grand Hotel – sia delle coste nostrane sia quelli dei laghi prealpini e delle Alpi – non solo come strutture ricettive, ma come veri e propri protagonisti della storia culturale del Bel Paese.
L’autore, che è professore emerito di Storia contemporanea e attualmente collabora con il Dipartimento di Storia dell’Università di San Marino, chiarisce nell’Avvertenza che «L’aria (e più tardi l’acqua) del mare, la salubrità degli scenari montani, il mito romantico dei paesaggi lacustri: tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento si fissa nell’immaginario europeo la rappresentazione dell’Italia come meta turistica ideale», grazie alle lodi di filosofi, scrittori e viaggiatori che, a partire dal Grand Tour, hanno contribuito a costruire il mito dell’Italia come un paradiso di bellezze naturali, artistiche, architettoniche e meta prediletta e imprescindibile di quel viaggio formativo per conoscere l’arte, la cultura e le antichità classiche. Roma, con la sua eredità classica, era la destinazione principale, seguita da Napoli, Venezia, dalla Sicilia, ecc. Stefano Pivato percorre queste tappe irrinunciabili, organizzando il suo testo in sei capitoli che partono dalla “Riviera” e proseguono con Il golfo di Napoli, La Sicilia, La costa adriatica, Ai laghi, Sui monti, esplorando in particolare la storia dei Grand Hotel, emblema di lusso, cultura e ospitalità d’élite in Italia. All’apice del loro fulgore fra la seconda metà dell’Ottocento e la Belle Époque, i Grand Hotel sono «metafora del benessere e della spensieratezza», simbolo della vacanza altolocata di fine secolo e della grandiosità ed esclusività che ancora possiamo ammirare in edifici come l’Excelsior Palace al Lido di Venezia, inaugurato nel 1907, o il Grand Hotel di Rimini, aperto nel 1908, o, ancora, il Grand Hotel Excelsior Victoria di Sorrento che inizia la sua attività nel 1834. L’itinerario tracciato dallo storico nel testo – che si avvale di un’accurata Nota bibliografica, oltre che di preziosi “Interludi” scritti con acribia alla fine di ogni capitolo per renderci le atmosfere del tempo tramite le memorie di scrittori e musicisti – si snoda, da nord a sud, non solo nello spazio di quel lusso italiano, ma anche nel tempo: dai primi edifici tardo ottocenteschi sulla costa ligure fino agli anni ’60, nel corso dei quali Giò Ponti firma i progetti per il Parco dei Principi di Sorrento o per il Royal di Napoli.
Stefano Pivato
Andare per Grand Hotel
il Mulino, pp. 192 € 15,00



