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Sperando che a sinistra permangano tracce di buon socialismo umanitario, con principi e valori irrinunciabili, consiglierei i fautori del ddl Zan, intanto di leggere finalmente il testo, quindi, di riflettere sulle parole di Antonio Gramsci, socialista umanitario, prima d’essere travolto dall’erba voglio del leninismo. Sull’Avanti!” del 6 giugno 1918, a proposito di Voronof, il chirurgo russo che «ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie», Gramsci scrive: «Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo… Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite…I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani».  Ecco l’erba voglio dei nostri giorni ci vorrebbe ridurre a merce, a surrogati umani, tanto fluidi da vivere in eterna insicurezza, incertezza e precarietà esistenziale.