Europa in decadenza, di Pier Franco Quaglieni

Benedetta Scuderi è una giovane deputata europea di Verdi – Sinistra Italiana, che è stata quasi offuscata da Ilaria Salis, maestra insuperabile di estremismo non solo verbale. La Scuderi è un’estremista, fortunatamente solo a parole, ma è una donna ansiosa e ansiogena, da evitare assolutamente come un male inquietante che ti blocca il pensiero, come una specie di donna angelicata del nuovo millennio.

Rete 4 ce la impone spesso come commentatrice di politica estera. Ascoltandola, mentre parla a macchinetta, dà l’idea di essere una sempliciotta e invece è laureata in Legge a Roma Tre e ha conseguito parecchi master, per quel che i master oggi possano valere.

Su temi seri, anzi drammatici, come la guerra, Gaza, Israele, l’Iran, Trump, sentenzia come fosse un libro stampato, anzi un libretto rosso maoista del secolo scorso. Schematizza, semplifica la complessità della guerra, cercando di imporre, in modo a volte esagitato, un pacifismo fuori dalla realtà. Pannella, il non violento, non l’avrebbe sopportata: una specie di suor Marisa Galli che da radicale diventò comunista.

Ascoltandola si finisce per rivalutare Trump. Sembra impossibile, ma è così.

Quando parla quasi non respira, perché la foga tribunizia la divora. Sembra una Teresa Noce rediviva, che perfino il marito Luigi Longo non riuscì più a tollerare. Forse non sa neppure chi sia stato, ma ricorda gli allievi modello di Zdanov, che fu l’ispiratore culturale dello stalinismo.

Forse non se ne rende conto, ma sta mettendo indietro le lancette della storia. L’Europa è a pezzi, ma una deputata così appare un fenomeno tipicamente italico, mediterraneo, di chi non guarda alle Alpi ma all’Africa, come diceva Ugo La Malfa.

Quando penso che ho conosciuto deputati europei come Rosario Romeo, Enzo Bettiza, Jas Gawronski, lei mi fa venire in mente solo Giulietto Chiesa, il filo-sovietico bigotto che sostituì Occhetto a Bruxelles.