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Fascismo e Resistenza: una riflessione storica che aiuti a capire, di Pier Franco Quaglieni

Oggi

Nel tumulto delle polemiche e anche delle violenze che hanno caratterizzato il 25 aprile di quest’anno, credo occorra tentare di storicizzare qualcosa che ci aiuti a capire

La prima osservazione riguarda la RSI, che certo fu all’origine della guerra civile che divise gli italiani addirittura all’interno delle singole famiglie. Ma qualcosa di simile alla RSI, all’ombra dell’occupante tedesco, era inevitabile e prevedibile. Vent’anni di regime non potevano crollare d’incanto per un voto del Gran Consiglio del Fascismo il 25 luglio 1943. Il regime aveva formato milioni di giovani e quindi era da mettere nelle cose possibili e forse inevitabili, anzi scontate, che il richiamo di Mussolini non cadesse nel vuoto. La guerra aveva assunto una piega che faceva presagire la sconfitta dell’Italia, ma non necessariamente della Germania. Ma ciò malgrado, furono in tanti ad aderire alla RSI. Queste considerazioni sfuggirono al nuovo governo Badoglio nei 45 giorni che portarono all’8 settembre. Pensare che il fascismo fosse stato sconfitto da un voto fu una ingenuità, in cui Badoglio non cadde, anche se il governo rivelò incapacità ad affrontare una situazione difficilissima o forse non era possibile far qualcosa di concreto per prevenire ciò che accadde: i tedeschi padroni dell’Italia centro-settentrionale e i fascisti rinati al Nord nella RSI e fino al giugno 1944 anche a Roma.

Un altro elemento va sempre tenuto presente: fu una guerra patriottica di liberazione nazionale, ma fu anche una guerra civile senza esclusione di colpi durante e dopo la Resistenza.

Togliatti nel 1946 volle un’amnistia che coprisse una parte dei reati commessi, ma il sangue dei vinti e quello dei vincitori seminò odi e rancori difficilmente superabili anche con il tempo.

Oggi, dopo 81 anni dai fatti, sarebbe necessario un qualche distacco critico perché i nemici di allora sono quasi tutti morti. Ma non è così. Gli attivisti politici non vogliono studiare la storia.

Oggi c’è gente che non ha nulla a che vedere con le vicende di allora e il 25 aprile si carica di nuovi temi, richiamandosi a realtà che non hanno nulla a che vedere con ciò che accadde allora: Trump, la Palestina, Israele, l’Iran colorano in termini ulteriormente divisivi una festa che diventa pretesto per scontri verbali e di piazza che sono il paradiso dei violenti, una categoria trasversale purtroppo sempre viva e vegeta.

I nostalgici che si ritrovano a Dongo per commemorare i gerarchi fascisti uccisi in riva al lago sono una minoranza di discendenti della RSI talmente esigua da poter essere considerata una specie in estinzione. Ma sotto altri punti di vista la categoria degli esaltati non si estingue mai: basta leggere qualche saggio sulla violenza in politica per rendersi conto della realtà. Solo gente che non conosce la storia può pensare ad un fascismo “eterno”. Il fascismo è invece un dato storico ben definito nel tempo anche se il richiamo alla forza e all’autoritarismo appare una costante della storia in cui il fascismo stesso è inserito.

Certamente l’avvento al governo degli “eredi di Salò” ha esacerbato gli animi, malgrado i passaggi alla terme di Fiuggi. Spiegare come sia stata possibile questa rimonta sarà compito degli storici futuri, ma sostenere che oggi chi ci governa è fascista appare una forzatura polemica senza serie motivazioni. In tutta Europa, e non soltanto, c’è una svolta a destra che non si spiega con le nostalgie del Ventennio fascista. Riuscire da parte della sinistra a spiegarsi con realismo il fenomeno politico odierno consentirà di superarlo. Collegarlo con il neofascismo rappresenta una scorciatoia che non aiuta a capire. Forse la politica dissennata di Trump contribuirà a comprendere cosa è oggi il blocco di forze definite di destra. Ma forse proprio le esagerazioni di Trump possono servire a capire che rifarsi al fascismo è riduttivo e antistorico. In ogni caso non va mai dimenticato anche l’estremismo, malattia infantile del comunismo, che aprì la strada al nascente fascismo.

28 Aprile 2026/da Redazione
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