“Forza Napoli…sempre” Viva il Paese di Pulcinella! di Fabrizio Thellung
I cori da stadio con cui i magistrati hanno festeggiato nella sala dell’ANM all’interno del tribunale di Napoli i risultati del referendum sulla riforma della giustizia sono l’esatta fotografia dell’attuale presunta indipendenza della Magistratura. Con i calici in mano ballavano e saltavano al grido di: “Chi non salta Meloni è”, oppure “Chi non salta Imparato è” (alludendo all’unica loro collega che si era pronunciata per il sì alla riforma). E poi tutti insieme si sono messi a cantare “Bella ciao”. Nemmeno nella Cuba castrista all’indomani della rivoluzione i magistrati si erano esposti in modo così netto. Si dirà che tutto questo poteva avvenire solo nella città che venera due santi: S. Gennaro e Maradona, che è solo folklore. Tuttavia anche a Milano i magistrati hanno affollato il Tribunale, come non accadeva da anni, per brindare allo scampato pericolo, mentre nelle strade si urlava: “Siamo tutti antifascisti”.
Il procuratore capo del Tribunale di Napoli aveva dichiarato nei giorni precedenti al voto: “ I delinquenti voteranno sì al referendum” e dopo l’esito del referendum: “La Costituzione non si tocca”. Se consideriamo che a Napoli il no ha raggiunto la cifra record del 75% e in tutto il Sud il no ha prevalso con il 60%, mentre il sì ha vinto in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia dobbiamo dedurre, seguendo il ragionamento di Gratteri, che il Nord ha un’alta concentrazione di delinquenti, mentre al Sud sono pochissimi. Più realisticamente molti analisti ritengono che il Sud abbia votato soprattutto contro il governo per vendicarsi dell’abolizione del reddito di cittadinanza.
In ogni caso il Presidente Mattarella dovrebbe richiamare la Magistratura a una maggiore sobrietà e parvenza di indipendenza, quanto meno nei luoghi deputati alla celebrazione della giustizia, anche per evitare che egli venga ricordato solo come il Presidente “Mozzarella”, perché come la mozzarella è bianco, anche politicamente, facilmente digeribile, malleabile, piace a tutti e in ogni stagione. Le ceneri di Gramsci possono dormire sonni tranquilli: l’egemonia della sinistra sulla società italiana, o almeno su una vasta area dell’élite intellettuale e sociale si è compiuta integralmente, non per merito del “ moderno principe”, ma per opportunismo e per mancanza di spirito critico, non per capacità culturale, ma non c’è dubbio che chi ha cercato di porre mano a una revisione della Costituzione per rendere più moderno e funzionale il nostro apparato statale si è trovato sempre la porta sbarrata. E’ successo alla Commissione bicamerale 25 anni orsono, poi a Renzi e infine a questa riforma della giustizia. I padri fondatori della Carta Costituzionale, cattolici e marxisti, sapevano bene che con gli anni “ il testo sacro” avrebbe avuto bisogno di modifiche e aggiustamenti, ma poiché in quei mesi conclusivi del 1947 si andava esaurendo l’esperienza dei governi emanazione del CLN e non si fidavano gli uni degli altri posero, con l’articolo 138, diversi paletti alla revisione della Costituzione: doppia lettura alla Camera e al Senato, maggioranza qualificata e in assenza di questa il referendum. Tuttavia oggi si va oltre e si sente affermare da parte dei partiti del cosiddetto campo largo, di intellettuali, di alti prelati, ecc.: la Costituzione non si tocca!
Antifascismo e Costituzione sono i due pilastri su cui si regge la Repubblica, che sembrano ancora solidi a distanza di ottant’anni. Ma siamo sicuri che gli Italiani sappiano davvero orientarsi in modo consapevole nella storia del loro Paese al di là degli slogan? Ha ancora senso oggi dichiararsi antifascisti? Churchill diceva che in Italia fino al 25 luglio’43 c’erano 45 milioni di fascisti, dal 26 luglio ’43 45 milioni di antifascisti. La storia della Resistenza è stata a lungo mitizzata, anche se dal punto di vista militare ha avuto un ruolo del tutto marginale, ma con il passare degli anni è stata completamente stravolta ed enfatizzata. Oggi dichiararsi antifascisti è diventato uno status, in nome di una vera e propria mitologia, come se il fascismo fosse ancora un nemico reale, nascosto dietro l’angolo e non un fenomeno storico lontano quasi un secolo. Il popolo italiano è contento di questa giustizia? I risultati del referendum sembrano non lasciare dubbi, ma viene da chiedersi se chi ha votato aveva davvero compreso il quesito al quale doveva rispondere. In ogni caso passeranno altri decenni prima di poter riformare il sistema giudiziario. Insomma, nel Paese di Pulcinella, le riforme costituzionali non passano!



