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Ho conosciuto tanti anni fa Franco Antonicelli all’Unione culturale di Torino di cui fu il fondatore. Me lo presentarono Norberto Bobbio ed Oscar Navarro che vennero salutati affettuosamente da Antonicelli il quale mi porse  come segno di saluto il dito mignolo. Ebbi più occasioni di incontrarlo, ma non mi fu mai simpatico, come, nel 1950 Croce, abbandonò assai presto il liberalismo per intraprendere una strada a sinistra che lo porterà ad essere senatore eletto nel PCI nel1968. Addirittura negli anni della contestazione il senatore Antonicelli simpatizzò i giovani di “Lotta continua“. A 120 anni dalla sua nascita viene festeggiato a Torino con la celebrazione di molte messe cantate che ormai appartengono non più ai cattolici ma a certo culturame di sinistra. Dopo 120 anni si dovrebbe tentare di dare un giudizio storico su un personaggio minore in tutti i sensi, che fu bravo oratore e scrittore di frammenti e persino di poesie ma non ha lasciato un solo libro meritevole di attenzione. Nella Resistenza ebbe un ruolo marginale, come lo ebbe anche nell’antifascismo perché il precettore di Gianni Agnelli ebbe sempre dei trattamenti di un qualche privilegio, anche quando, confinato ad Agropoli per un breve periodo, si sposò in cilindro e frac con  Renata Germano figlia del famoso notaio torinese. Per altri versi Antonicelli era figlio di un generale dell’ Esercito e per un breve tempo prese, secondo alcuni testimoni come Mario Soldati, anche la tessera del PNF. Durante la Resistenza non compì nessun atto eroico, malgrado amasse dichiararsi un gobettiano. L’antifascismo serio fu tutt’altra cosa. Antonicelli divenne un vate dell’antifascismo oratorio dopo il 1945, stilando e firmando per decenni  tutti i manifesti di intellettuali più faziosi. La figlia di Antonicelli  Patrizia è una gentile signora, come lo fu sua madre Renata con cui ebbi un cordiale rapporto. Patrizia di recente ha detto che il vero Antonicelli non va ricercato nella politica, ma nella letteratura. Una verità importante che vanifica gli intenti celebrativi di chi vorrebbe vedere in lui un combattente antifascista e un politico.