Franco Garelli, il medico scultore, di Nunzio Dell’Erba
Nel panorama artistico di Torino le opere di Franco Garelli sono poco note al grande pubblico. Sue sono le sculture in bronzo e in pietra sulla facciata della Biblioteca Civica o il fregio «Sinfonia» su quella degli studi Rai di via Verdi. Garelli nacque il 19 ottobre 1909 a Diano d’Alba, ma visse quasi sempre a Torino, dove frequentò il liceo classico Massimo d’Azeglio e si laureò in medicina, conseguendo la specializzazione in otorinolaringoiatria. Accanto alla sua professione di medico, egli nutrì una grande passione per l’arte, che si espresse in diverse mostre con tempere e disegni, come quella cittadina del 1927 in cui presentò una «Testa in cera».
Negli anni 1932-33 frequentò il gruppo futurista torinese animato da Luigi Colombo (Fillia), Pippo Oriani e Mino Rosso. Ma alla sua formazione artistica contribuì la vicinanza a Luigi Spazzapan, di cui apprezzò i suoi interventi come illustratore caricaturale della «Gazzetta del Popolo» di Torino. Proprio nella città subalpina Garelli si distinse come autore alla Mostra documentaria di vita goliardica, organizzata dal «Gruppo Universitario Fascista» (GUF): un’attività che si concretizzò nell’affresco della «Sala della goliardia» e che nel 1934 gli aprì le porte alla prima edizione dei Littoriali dell’Arte a Firenze.
Negli anni 1935-36 Garelli, come sottotenente medico in Abissinia, trasse ispirazione per molti suoi disegni, parte dei quali furono raccolti nel libro «Con gli alpini in Africa Orientale» (Milano 1937, pp. 114). Figure umane e cavalli sono presenti nelle sue raffigurazioni artistiche, piacevolmente apprezzate dal critico Marziano Bernardi e dallo scultore Arturo Martini. Nel 1940, all’entrata dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale, Garelli prestò servizio negli ospedali torinesi, che gli valse la croce di guerra al valore militare. Dal 1936 al 1941 collaborò alla «Gazzetta del Popolo» e a «La Stampa» con articoli illustrativi della sua professione. Continuò anche le sue mostre personali, la più famosa delle quali è quella tenuta nel 1949 alla «Galleria La Bussola» di Torino dove espose dipinti, disegni e ceramiche. Negli anni successivi Garelli espose ad Albisola e ad Alba con nuove «figuratività» influenzate dalla pittura di Picasso. Le sue sculture in bronzo furono distanti dalla tradizionale forma plastica per assumere una «forma cava» in un fitto dialogo con lo spazio, testimoniato dalla figura in ferro battuto «Ulisse». Nel 1954-56 Garelli ebbe modo di manifestare la sua sensibilità artistica alla Biennale di Venezia (1954 e 1956), alla VII Quadriennale romana (1955) con opere innovative, volte a saldare insieme spezzoni e scarti industriali ferrosi, come in «Ulisse» oppure «Figure». Una tecnica con cui riscosse un notevole successo e che lo rese noto a Parigi, a New York e persino a Tokio, dove espose buona parte delle sue opere.
Negli anni successivi l’opera artistica di Garelli si espresse anche in opere d’esterni come «Fontana Ass» a Torino (957), in ferro saldato per un edificio al parco del Valentino; oppure «Figure col sole», una scultura in ferro per un edifico in via Massimo d’Azeglio (1958). Nel 1961 la celebrazione del centenario dell’Unità italiana lo vide in prima fila con una scultura esposta nella Mostra torinese delle Regioni, mentre nel 1962 realizzò un cancello in bronzo per l’edificio della Stipel. Trasferitosi a Beinasco, il medico scultore realizzò su incarico del Comune il «Monumento ai Caduti», che – come precisò in una sua relazione – presenta «a sinistra una grande parete lacerata in molte zone e con numerose feritoie, a destra una grande parete scanalata, di elementi accostati (la Concordia) e al Centro le ali della Vittoria e della Pace». Esso, dedicato alla memoria dei Caduti di tutte le guerre, è considerata un’opera emblematica per la sua imponenza e per la scultura metallica. La morte, avvenuta il 22 aprile 1973, lasciò un vuoto incolmabile nel mondo artistico piemontese.



