I falsari dell’antifascismo fazioso negano il 10 febbraio, di Pier Franco Quaglieni
L’idea di poter falsificare la storia, giustificando le foibe per interesse politico, appare talmente insostenibile da rendere Erik Giachino una specie di Savonarola dell’antifascismo fazioso che va ben oltre la stessa Anpi. Parlai in passato in Liguria di foibe con il presidente nazionale degli esuli Giuliano-Dalmati, Lucio Toth, senatore della Dc. Venni invitato dall’avv. Alessandro Chirivì, che ruppe con coraggio il silenzio tombale sul tema delle foibe imposto dai comunisti albenganesi dal sindaco Viveri in poi. Ad Albenga ad invitare Gobetti è stata l’Anpi di una frazione ingauna, che magari considera gli esuli fiumani e giuliano-dalmati dei fascisti. Oggi non è cosa così rara, perché il Giorno del Ricordo del 10 febbraio non viene più rispettato dai Comuni e dalle scuole, come prescrive una legge della Repubblica, voluta e sostenuta anche da Violante, da Fassino e dal Pds. In una città del Ponente ligure hanno invitato Erick Giachino, che si auto-definisce “storico freelance”, a parlare di foibe che lui giustifica pienamente come una forma di legittimo antifascismo slavo, vanificando le ricerche di Gianni Oliva e anche, molto più modestamente, di chi scrive, che si è occupato del tema dagli anni Settanta su stimolo della poetessa esule da Zara Liana De Luca e dello storico fiumano Leo Valiani. A fargli da spalla (e non certo da contradditore) è stato scelto un anziano e molto stimato prof. delle scuole locali, che è un vecchio comunista come Gobetti. Incontenibile e tribunizio oratore in mille occasioni, è diventato il nume tutelare della cultura di estrema sinistra locale, che viene imposta senza contraddittorio.



