I Monarchici, di Pier Franco Quaglieni
La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che, per ragioni anagrafiche, durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava ad arruolarsi nella Repubblica Sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia.
Quando Boetti sembra aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari, sia pure come un desiderio impossibile, nega chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania: gli IMI. Nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri.
È lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che La Stampa scelga come esempio di monarchico proprio lui, con il suo passato. I monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi.
Questa scelta del giornale può legittimamente indurre il lettore a pensare che i monarchici, anche durante la Repubblica di Salò, fossero schierati con Mussolini. Un vero falso storico.
Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare molti altri monarchici presenti nella Resistenza, come Paola Del Din.



