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I Poemetti shakespeariani di Valter Malosti, tra l’amore e i suoi crimini, di Gian Giacomo Della Porta

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Domenica 19 aprile si è svolta l’ultima replica al teatro Astra dello spettacolo “Shakespeare/Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia”, per la regia, la traduzione, l’adattamento e la ricerca musicale di Valter Malosti. Il progetto sonoro live a cura di G.U.P. Alcaro.

Un progetto che si esprime nella forma del teatro-concerto e che parte dai due spettacoli, pluripremiati, che Malosti diresse nel 2007 e nel 2012, oggi uniti in un adattamento creato in collaborazione con G.U.P. Alcaro, che dal vivo disegna un’ambientazione sonora che funge da continuo fil rouge tra i temi dominanti della pièce e, insieme alla voce di Malosti, come una sorta di mappa emotiva e poetica di un mostro che pare emergere, ferito e sanguinante, soltanto attraverso la potenza del mito e della poesia, oltre che dall’arte estrema di saper nominare e interpretare le cose, anche quando il loro significato risiede in suoni non pienamente codificabili dai linguaggi del mondo. Nel momento, quello della nostra quotidianità, in cui la parola sembra perdere quota rispetto ai più alti sentimenti della bellezza, del buonsenso e dell’amore per i palcoscenici a lei dedicati – teatrali, musicali o letterari che siano – abbassando il proprio volo in una dimensione stratificata di dispersione sensoriale, minaccia e dolore che può essere evocata solo da ciò che è terribile, Valter Malosti e G.U.P Alcaro ci donano una rappresentazione dei due poemetti shakespeariani che si immerge nel valore più profondo della poesia, nato in epoca antichissima, che precede la scrittura e si fonda su radici orali legate al ritmo, alla musica, al senso della celebrazione dei miti e delle storie universali, che rimanda alla figura della principessa sumera Enheduanna, autrice di inni sacri improntati sulla ricerca del legame tra emozioni e realtà. In “Shakespeare/Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia”, la musica e il suono della voce diventano il significato della parola, catalizzatrice di un senso mostruoso che può essere percepito nella sua tragicità, ma non codificato razionalmente nella sua origine, portando l’essere umano a un’accettazione del male che pare esistere da sempre, e verso il quale ogni domanda risulta vana.

Un sentimento che pervade l’animo dello spettatore di fronte al racconto dello stupro, da parte di Tarquinio Sesto, della nobile Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino, colpevole soltanto di quella bellezza e castità che generano ossessione e desiderio irrefrenabile da parte di Tarquinio Sesto. Una violenza che la porta al suicidio, alla scelta di morire piuttosto che affrontare il disonore e il dolore profondo di un atto vile e inaccettabile. Lucrezia diventa così simbolo della virtù violata e tema centrale della società contemporanea, evidenza di quanto alcune tra le dinamiche umane, le più deteriori, determinino la presenza di un mostro antichissimo, che cammina ubriaco sul ciglio di un burrone che segna il baratro tra il sentimento amoroso e quei “crimini dell’amore” di cui scriveva il Marchese De Sade nell’omonimo libro.

Dimensione fondamentale anche in “Venere e Adone”, che trasforma lo spettacolo di Valter Malosti in una sorta di dittico. Poemetto erotico-pastorale scritto da William Shakespeare durante la chiusura dei teatri londinesi a causa della peste, narra di una Venere che maledice l’amore a seguito del rifiuto di Adone.

La voce di Valter Malosti è quella di un poeta che dona suono a ciò che rischia il silenzio, è il canto della sequoia di Walt Whitman, la musica che arriva prima della parola, transizione e persistenza della vita.

“Shakespeare/Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia”  – progetto di e con Valter Malosti – progetto sonoro e live electron ics G.U.P. Alcaro – regia, traduzione, adattamento teatrale e ricerca musicale Valter Malosti – produzione TPE-Teatro Piemonte Europa.

Gian Giacomo Della Porta

19 Aprile 2026/da Redazione
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