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Mangio troppa cioccolata. Il 1997 è l’anno di uscita di un album di Giorgia che somiglia un po’ a tutti noi. Che cerchiamo un cubetto di cioccolato quando torniamo dal lavoro, appena svegli la domenica o in quei pomeriggi dove tutto sembra nero. La pioggia, la telefonata che non arriva e i troppi impegni che sembrano soffocarci. Proprio in questi momenti, una tavoletta di cioccolato sembra pronta ad accoglierci, a dirci che ci stava aspettando. E ogni morso è un abbraccio, un conforto, un sorriso. E se da una parte è l’effetto positivo di ogni comfort food che si rispetti, dall’altra non si può negare che quella del cioccolato è anche una questione di chimica.

La serotonina

Partiamo da qui, ovvero dall’ormone del buonumore. Uno dei principali motivi per cui ci sentiamo più felici quando mangiamo cioccolato è che è capace di alzare i livelli di serotonina. Ma all’interno di questo goloso elisir di felicità è presente anche il triptofano, ovvero la molecola utile al nostro corpo per sintetizzare la serotonina. Morso dopo morso, dunque, aumentiamo le nostre possibilità di aumentare la presenza dell’ormone del buonumore nel nostro organismo. E sorridere un po’ di più.
Ma non solo. Il cacao contiene infatti anche modeste dosi di salsolinolo e salsolina ovvero degli alcaloidi dopamina-derivati che funzionano da antidepressivi naturali.

L’effetto craving

La definizione comune di questo effetto è il desiderio compulsivo per una sostanza psicoattiva per un cibo, ma anche per oggetti o altre sostanze gratificanti. E sebbene esista una forte componente emotiva che ci spinge a cercare un determinato cibo e a consumarlo con costanza e in dosi abbondanti, cacao e cioccolato contengono sostanze in grado di creare una leggera dipendenza. Per questo motivo è bene non eccedere nelle dosi: coccolare il nostro umore con un quadratino di cioccolato al giorno è una buona abitudine, mentre concederci frequenti scorpacciate potrebbe rivelarsi pericoloso.