Il G 8 di Genova 25 anni dopo, di Pier Franco Quaglieni
Se penso che 25 anni fa il Centro Pannunzio percorreva i primi passi in Liguria, precisamente ad Alassio, e collego a questo ricordo i fatti del G8 di Genova, mi rendo conto che un quarto di secolo è volato via senza che ci sia stato un ripensamento critico su quanto accaduto nel capoluogo ligure.
Continuano le analisi – si fa per dire – ormai piuttosto senili di Bertinotti, che ripercorre quei giorni con un bigottismo ideologico idilliaco e fuori dal mondo, a cui si aggiunge la voce della sorella di Carlo Giuliani (colpito da un carabiniere mentre stava aggredendo con un estintore), che sentenzia e viene onorata e celebrata addirittura nella sede aulica più prestigiosa della città, anche dalla sindaca Salis. Ritornano figure dimenticate come Agnoletto e Casarini, fomentatori di settarismi violenti e di slogan politicamente esagitati. I ricordi sono tutti a senso unico.
Io non dimentico ciò che accadde alla caserma Diaz e ho memoria precisa di ciò che fece la Polizia in quei giorni, una Polizia messa nelle condizioni di non poter difendere l’ordine pubblico e la città dalla scelta scellerata di Genova come sede del G8, che offriva ai violenti posizioni di privilegio indiscutibili. Il fatto forse indiscutibile era quello, negativo a priori, della scelta di Genova per un evento internazionale che avrebbe avuto sicuramente contestazioni violente, locali, nazionali e internazionali, capaci di mettere a ferro e fuoco la città.
Addossare tutte le catastrofi delittuose ai black bloc è un vistoso errore storico, perché a Genova fu protagonista l’area antagonista, anarchica, antisistema di casa nostra, che ancora oggi è presente nei centri sociali e in Valle di Susa. Dare spazio e perfino onori agli eredi di Carlo Giuliani è, per chi ritiene che le regole democratiche e la non violenza siano l’unico modo civile di manifestare, un’offesa intollerabile.
Venticinque anni fa scrissi queste parole e le ribadisco oggi. Mi accorgo di essere quasi solo nel rifiutare che l’antifascismo sia stato una delle bandiere che giustificarono i vandali di Genova, i quali hanno dimostrato allora e, più che mai oggi, di credere solo nella violenza bruta, accompagnata da un utopismo ideologico velleitario.
Un’ultima osservazione: al di là dell’errore tragico della sua ubicazione, vedo con nostalgia tutti i protagonisti del G8 di Genova, anche i peggiori, non rapportabili con i loro successori di oggi, anche se appare in tutta evidenza come Putin sia sopravvissuto fino a oggi, in una versione peggiorata, dimostrando di essere, senza alcun dubbio, un feroce dittatore.
Parlai spesso del G8 di Genova con Alfredo Biondi, che aveva vissuto da vicino quei giorni terribili e con cui condivisi molte riflessioni anche sulla classe amministrativa genovese di allora e sul suo sindaco, Pericu.



