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Un insospettabile professionista definito come appartenente alla Torino bene è stato condannato con rito abbreviato a 20 anni di carcere (altrimenti avrebbe avuto una condanna a  30 anni, una pena da omicidio) per pedofilia. Il signore in questione, secondo la durissima sentenza, avrebbe abusato per due anni  dei figli piccoli di una coppia di amici, di 6 e 8 anni. I giornali entrano nei dettagli dei comportamenti davvero sconcertanti di questo cinquantenne di cui non si cita il nome, senza il ricorso neppure alle iniziali “o altri elementi identificativi“ al fine di evitare che le vittime vengano riconosciute“(sic). Davvero una strana concezione della tutela delle vittime che garantisce “all’orco insospettabile“ di non essere citato. Appare scandaloso coprire il nome di chi ha commesso dei reati gravissimi e che meriterebbe una giusta riprovazione sociale. Quante persone innocenti sono state massacrate sui giornali addirittura durante la fase istruttoria, violando il segreto imposto dalla legge, ma impunemente violato, senza mai identificare e punire i responsabili della fuga e della pubblicazione di notizie vincolate dal segreto istruttorio? Sono un numero impressionante coloro che hanno avuta distrutta irrimediabilmente  la  loro onorabilità prima del processo. C’è da domandarsi lecitamente cosa sarebbe accaduto se il pedofilo fosse stato  un operaio o un prete come è capitato in passato. Potrei comprendere l’idea  di omettere il nome del condannato, trattandosi di una sentenza di primo grado, appellabile e quindi non definitiva. Anche se le prove tratte dall’impressionante  materiale pedo-pornografico e raccolte dagli inquirenti sono schiaccianti, io resto sempre fermo alla presunzione di innocenza, fino ad una sentenza definitiva. Ma dalla descrizione anonima ed agghiacciante  dei cronisti c’è da inorridire a pensare ad una persona con cui potremmo aver intrattenuto rapporti professionali o persino di amicizia. Non venne ovviamente nell’aprile scorso neppure data la notizia del suo arresto, che abitualmente avviene per molto meno, pensiamo al caso Tortora ammanettato in diretta televisiva. Ma quante volte i giornalisti ignorano totalmente questo principio bistrattato della Costituzione? Direi sempre e  in ogni occasione, a partire dai killer seriali della carta stampata per finire all’ultimo cronista di giudiziaria  Il diritto di cronaca deve sempre prevalere rispetto ad ogni altra logica. In questo caso con la  bizzarra motivazione di tutelare le vittime, viene occultato il nome dell’infame che si è macchiato di un reato che di norma viene sempre evidenziato dalle cronache. Massacrare l’onorabilità di una persona è un delitto orrendo che può portare al suicidio o all’emarginazione sociale di chi è stato indicato come il mostro di turno. Coprire il responsabile di atti vomitevoli  oggi sembra  addirittura un atto pienamente giustificabile, anzi umanamente  doveroso. Ma in realtà non lo è affatto.