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Marco Neirotti è uno dei giornalisti più coraggiosi e liberi. L’ho conosciuto molti anni fa e con lui ho anche fatto qualche dibattito. Poi ci siamo persi. E’ stato anche l’ideatore di un premio letterario che senza la sua genialità sarebbe stato , come poi è divenuto negli anni, uno dei tanti premi letterari. E’ figlio di un giornalista importante che fu direttore di importanti quotidiani nazionali e fu anche vicedirettore de “La Stampa”. Conoscendo com’è il quotidiano torinese oggi, sempre più carico di livore e di faziosità e sempre più povero di cultura, immagino Marco Neirotti abbia chiuso da tempo con l’ircocervo moribondo di via Lugaro, metà “Stampa ” e metà’ “Repubblica”, che perde copie e lettori ogni giorno. Neirotti ha scritto di recente su Facebook: << Credo che nella storia politica (e del giornalismo servile) nulla sia riuscito più del COVID – nemmeno gli anni di piombo -a far esplodere in modo così disgustoso viltà, menefreghismo, malafede, pochezza >>. Nel momento più difficile gli uomini, che nel  loro grigiore fanno i loro affarucci indisturbati, all’improvviso appaiono in tutta la loro clamorosa pochezza intellettuale e morale. Parliamo di politici incapaci che non mollano la poltrona neppure di fronte ai fallimenti più clamorosi, ma dovremmo parlare anche dei giornalistini mediocri che si rivelano inadeguati di fronte al COVID, passando dal servilismo verso il Governo all’allarmismo inquietante di certi conduttori televisivi che cavalcano il virus senza il minimo senso di responsabilità. Ma ci sono anche le piccole viltà delle retrovie che continuano a favorire gli amici, come nulla fosse accaduto. Mi riferisco alla cultura, ad esempio, dove vengono sostenuti in modo svergognato i colossi superfinanziati e vengono ignorati i piccoli che rischiano la chiusura. Non a caso Marco Neirotti fa il confronto con gli anni di piombo quando, dopo l’omicidio di Carlo Casalegno, abbiamo visto la viltà di tanti che tenevano per la propria pelle. Firpo, ad esempio, cambiò i temi dei suoi ” Cattivi pensieri” che divennero all’improvviso se non buoni, certamente innocui. Neirotti è uno che ha la schiena diritta. Io lo paragono a Vittorio Messori che, dopo tante denunce coraggiose, si è ritirato alla soglia degli 80 anni sulle sponde del lago di Garda. Anche Messori fu a “Tuttolibri”‘insieme a Neirotti e capì di che pasta era fatta certa gente che brindò alla notizia della morte di Casalegno. Oggi la viltà dei politici che hanno il tampone gratis a Montecitorio e pensano a tutto fuorché a governare un Paese allo sbando, è pari a quella di quei giornalisti servili che per fortuna non hanno più seguito e sono una delle cause della crisi comatosa dei loro giornali. Fa piacere sapere che Neirotti, che oggi è un affermato scrittore, non abbia perduto lo smalto della sua giovinezza e continui ad avere coraggio, coerenza e senso della storia.