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Il caro amico  giornalista Edmondo Rho che, coerente socialista e repubblicano, è andato incredibilmente a vivere a Cascais in Portogallo, dove visse in esilio l’ultimo re d’Italia Umberto, mi segnala un ‘intervista del 2020 a Luisa La Malfa Calogero, docente di Storia e Filosofia nei licei, già presidente nazionale  della Fnism e figlia di Ugo La Malfa. Io conobbi la signora La Malfa alla fine degli anni Settanta quando ero segretario nazionale della Fnism e direttore del suo organo di stampa ”L’Eco della scuola nuova“. Fui segretario nazionale con due presidenti, Igino Vergnano e Giuseppe Tramarollo. Fui uno stretto collaboratore del rifondatore della Federazione dei docenti e suo storico presidente Mario Gliozzi, insigne matematico e uomo di straordinario equilibrio intellettuale e politico che incominciai ad apprezzare al Centro “Pannunzio” alla fine degli anni Sessanta e che mi volle presidente torinese della Federazione nella carica ricoperta dal celebre Augusto Monti, il venerato maestro del liceo classico “d’Azeglio” dove anch’io ho insegnato per sette anni. L’intervista di Luisa La Malfa è molto interessante e rivela una capacità di ricostruire la sua storia personale e famigliare con distacco ed anche un’ironia che mai avrei pensato quando ci conoscemmo a Pavia in un convegno al Ghislieri che si tenne nel 1977 dopo la morte di Gliozzi. La Federazione si riprese solo l’anno dopo con il congresso di Rimini in cui venne eletto su proposta di Tramarollo e mia alla presidenza il noto pedagogista Igino Vergnano che impresse una svolta alla Federazione allargandola a tutti gli ordini di scuola e ai docenti universitari anche perché molti soci  docenti medi  erano divenuti docenti universitari, da Izzo a Sipala da Telmon a Perelli ,da Tisato  ad Ambrosoli ,lo storico della Federazione dalla sua fondazione al suo scioglimento nel 1925 . La Federazione ,malgrado i tentativi di eliminarla anche con la violenza  e l’intimidazione dopo il ‘68 dalla scena  , restava una sorta di aristocrazia della scuola .Basti pensare ai tanti presidi iscritti a partire di due presidi del “Cavour“ di Torino Vigliani e Griffa, all’ispettore centrale Berardi ,ai professori Malan, Rho, Fresia Ansaldi, Bovero, Ottino, Gianaria, Ronco, Talenti, per non parlare dei tanti universitari tra cui spiccano i nomi di Aldo Visalberghi e Remo Fornaca. Sarebbe interessante ricostruire la storia della Fnism nel dopo Guerra fino ad oggi, ammesso che sopravviva ancora. Giuseppe Tramarollo e chi scrive, insieme allo storico Gerardo Bozzetti, cercarono di rilanciare la Federazione,impegnandosi a fondo anche con il giornale federale in cui scrissero, tra gli altri,  Bobbio e Quazza. La concorrenza dei sindacati rispetto ad un’associazione professionale come la nostra impedì al disegno di realizzarsi, inoltre emersero due correnti di pensiero, quella maggioritaria che si richiamava a Tramarollo, decisa a continuare ad opporsi al’68 e alle sue conseguenze nefaste e un’ altra che faceva capo a Carlo Ottino ed altri, decisamente schierata a sinistra che voleva la Federazione allineata di fatto alla  Cgil .Noi resistemmo finché fu possibile con grande intransigenza ,ma alla fine ci considerammo sconfitti e convocammo un congresso nazionale a Roma nel 1981, presentandoci dimissionari, senza partecipare ai lavori se non con una relazione scritta che si limitava a fare un rendiconto  anche autocritico del nostro lavoro. Erano emerse nel frattempo le prof. Picchi Pazza e Porzio Serravalle destinata a diventare sottosegretario alla PI nel governo Dini. Nel congresso di Roma venne eletta con voto unanime presidente la professoressa Luisa La Malfa Calogero  che non trovò nessuna opposizione alla sua linea che si appoggiava sul consenso dell’ala sinistra. I possibili oppositori tra cui chi scrive non parteciparono al congresso, forse sbagliando. Noi ritenemmo che la Federazione fosse finita o che avrebbe tradito le sue idee, schierandosi a sinistra per sopravvivere. Va detto che l‘Uciim, l’Unione Cattolica,  invece resistette all’urto del ‘68 , godendo anche dell’appoggio dichiarato della Chiesa Cattolica. Le difficoltà si videro già quando era in vita Gliozzi, quando nel 1976 nessuno di noi venne eletto al Consiglio nazionale della PI che rimpiazzava il Consiglio superiore sciolto demagogicamente nel clima dei decreti delegati a cui la Fnism si oppose con coraggio e nel quale era rappresentata. I voti raccolti non furono sufficienti a fare un quoziente ,anche se molti di noi da Trieste alla Sicilia raccolsero molti consensi personali. La macchina della Cgil e della Uil ci spazzò via. Nella scuola italiana erano entrate in ruolo con l’articolo 17 senza concorso masse di precari privi anche dell’abilitazione .Erano le cavallette di cui aveva parlato Salvemini che abbassarono il livello professionale dei docenti, aumentandone il tasso di faziosità politica. Un todos caballeros che contribuirà in maniera determinante ad una scuola in cui il diritto al titolo di studio venne confuso con quello allo studio sancito dalla Costituzione, un tema sul quale si era battuto già Mario Glozzi. In quelle condizioni avremmo fatto meglio ad ammainare la bandiera come fecero i nostri colleghi nel 1925 di fronte al fascismo. Noi ci trovavamo invasi da “un fascismo” rosso che sostenne persino le Br che inquinò la scuola in modo tale che ogni resistenza era impossibile. Una parte di colpa molto consistente la ebbero i ministri della PI anche quelli più seri come Spadolini e Valitutti che non mossero un dito per la Federazione .Anzi proprio in quel periodo venne tolto dal ministero l’unico comando concesso ai dirigenti della Federazione. La prof . La Malfa ricostruisce il suo insediamento con queste parole: ” Nel 1981 ero intanto diventata presidente della Fnism, la Federazione Nazionale insegnanti (..) un’organizzazione fondamentalmente laica che negli Anni Cinquanta era stata emarginata e schiacciata tra le organizzazioni cattoliche e quelle dei partiti marxisti. La riprendemmo in mano con grande fatica e devo dire che tenemmo botta soprattutto quando poi arrivo ‘ il Concordato di Bettino Craxi (…)”. Ciascuno ha diritto a scrivere la sua storia che insieme a quella degli altri protagonisti contribuisce a scrivere una storia condivisa. Io non do’ giudizi sulla lunga presidenza di La Malfa ,anche se credo si possa dire che la Fnism  oggi sia scomparsa. Voglio però rettificare due fatti incontrovertibili : non è vera la tesi di una Federazione messa in crisi negli Anni Cinquanta perché essa era ben viva, anche perché i sindacati confederali nella scuola erano inesistenti. In secondo luogo voglio evidenziare che la La Malfa non dovette fare nessuna fatica a  prendere in mano la Federazione perché i suoi possibili oppositori erano assenti, anzi furono proprio loro ad offrirle su un vassoio d’argento la presidenza senza la benché minima polemica. Tramarollo ed io eravamo esausti e fummo contentissimi che il testimone passasse in altre mani. Voglio invece ricordare che La Malfa attuò una stretta collaborazione con la Cgil nelle cui liste si candidò al Consiglio nazionale della PI. Io nell’81 misi a disposizione della Fnism di Torino la sede del Centro “Pannunzio” ed accettai, sia pure malvolentieri in seguito all’affettuosa insistenza di Frida Malan, l’elezione a presidente torinese, un incarico da cui poi mi dimisi per dissenso politico e anche a causa di altri impegni.