La grotta di San Michele e la Green Cave tra cielo e terra, di Mary Attento
È un luogo sacro Monte Sant’Angelo, ma anche uno spazio di incontro tra culture e linguaggi differenti. È sicuramente una destinazione unica: una città-soglia tra cielo e terra, tra patrimonio culturale e patrimonio naturale, tra culto e spiritualità, tra memoria antica e nuove esperienze da vivere. Una volta raggiunta questa cittadina in provincia di Foggia radicata nella roccia per percepire la presenza dell’Arcangelo Michele, si respira la stessa aria e si avverte la fede di chi nei secoli ha percorso queste vie per giungere alla grotta di San Michele, alla quale si accede grazie agli 86 gradini della scalinata angioina.
Monte Sant’Angelo è l’unica città italiana a custodire ben due siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco: «uno legato alla storia, alla fede e alla civiltà longobarda; l’altro alla natura, alla biodiversità e alla forza millenaria della Foresta Umbra», ha dichiarato il Sindaco, precisando che il Santuario di San Michele Arcangelo è stato riconosciuto nel 2011 all’interno del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere”, mentre le Faggete vetuste della Foresta Umbra sono entrate a far parte del patrimonio transnazionale “Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa” nel 2017.
Quest’anno, dunque, la Città dei due Siti Unesco celebra i 15 anni del riconoscimento delle tracce longobarde del Santuario e i 9 anni delle faggete vetuste della Foresta Umbra. Senza tralasciare che nel 2026 festeggia il grande anniversario dei 950 anni delle Porte di Bronzo del Santuario, accompagnato dal claim “La Porta del Cielo: un’emozione da attraversare”.
Camminando sulle pietre ormai levigate da miriadi di pellegrini, si osservano anche gli altri monumenti della città, irrinunciabile tappa lungo la via che conduce in Terra Santa: oltre al Santuario di San Michele e i suoi musei TECUM (TEsori del CUlto Micaelico), il Castello, il Complesso monumentale di San Pietro con il Battistero di San Giovanni in Tumba detto “Tomba di Rotari” e la chiesa di Santa Maria Maggiore, il MeTA (Museo Etnografico Tancredi), “Il sentiero dell’Angelo” (museo multimediale). E lungo il tragitto si può incontrare chi, per questa meta sacrosanta del pellegrinaggio internazionale, si adopera al fine di valorizzarla in tutti i suoi aspetti: Biagio Salcuni, street artist e promotore culturale in primis. Contribuisce, grazie al circolo Legambiente “Green Cave” (e al suo profilo Instagram “Abitare il pensiero”), alla realizzazione di attività culturali e di spettacolo e all’organizzazione di FestambienteSud, il festival nazionale di Legambiente delle questioni meridionali, un autentico laboratorio culturale in cui sperimentare linguaggi artistici e culturali innovativi.
Lo incrociamo nella Green Cave, un centro culturale in grotta, perché ospitato in un suggestivo complesso ipogeo a pochi metri dal Santuario. Dotato di quattro ambienti principali adibiti a laboratorio delle arti, galleria per esposizioni, laboratorio educativo e punto vendita e accoglienza, «questo centro permanente mira a sostenere la produzione e la fruizione di cultura, educare al benessere e a stili di vita sostenibili, stimolare l’economia circolare, coltivare la partecipazione», ci spiega lui stesso, che si occupa, oltre che di arte, anche di artigianato (una sorta di sammecalère, gli antichi scultori di San Michele, gli unici cui un decreto regio permetteva di ritrarre l’effigie dell’Arcangelo che incatenò il demonio ai suoi piedi), riproducendo l’immagine del Santo intagliando un legnetto d’ulivo, oppure raffigurando t-shirt e shopper bag o, ancora, dedicandosi ai libri, vecchi e nuovi, e all’editoria. Il primo dei Quaderni Green Cave – collana pubblicata da Andrea Pacilli Editore – riguarda “Monte Sant’Angelo” di Arthur Miller, con testo inglese a fronte (tradotto da Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani, autrici altresì della Postfazione): il racconto trae origine da un viaggio realmente compiuto dal grande drammaturgo americano sul Gargano. Ecco l’incipit: «Il guidatore, seduto davanti in silenzio assoluto da quasi un’ora mentre percorrevano la pianura di Foggia d’un verde uniforme, a un certo punto disse qualcosa. Subito Appello si sporse dal sedile posteriore chiedendogli cosa avesse detto. “Quella lì è Monte Sant’Angelo”».



