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Chi scrive pubblicò su “La stampa“ nell’aprile del 1988 un articolo dal titolo “Troppa polvere sul 25 aprile” che gli valse di elogi di Nuto Revelli e di Alessandro Galante Garrone e uno scambio polemico con Edgardo Sogno. Sostenni la tesi che la festa del 25 aprile si stesse esaurendo nella retorica e che la Resistenza dovesse essere storicizzata e non mitizzata. Un articolo che potrei ripubblicare anche oggi quasi integralmente, anche se la realtà è radicalmente modificata perché invece del processo di storicizzazione è iniziata una sorta di mistica dell’antifascismo che lo ha impedito. Il lavoro storico di Renzo De Felice che non fu assolutamente lo sdoganatore del Fascismo, ma il primo storico che rifiuto ‘ i pregiudizi ideologici, venne ostacolato in ogni modo e persino sbeffeggiato. Il neo -fascismo, malgrado Fiuggi, rimase in parte legato alle nostalgie del passato e tento ‘ una riabilitazione del regime che storicamente è impossibile. Ma l’elemento che più ha impedito di cogliere le distanze storiche dal fascismo è stata l’assurda teorizzazione di un “fascismo eterno” ,per dirla con il titolo di un esile confuso libretto di Umberto Eco che di studi storici era del tutto digiuno. Per altri versi questa teorizzazione riprendeva più o meno inconsciamente lo slogan “25 aprile sempre” che poteva essere un programma politico più che legittimo, ma era in modo evidente una forzatura sul piano storiografico. Il fatto di vedere in ogni angolo una congiura fascista e la ricerca dell’inasprimento delle leggi  Scelba e Mancino si rivelò del tutto controproducente innanzi tutto sul piano politico perché ipotizzo ‘ un pericolo fascista inesistente e provocò una sbandata a destra che sarebbe stata impensabile fino a pochi anni prima . Se comunque fosse vera l’ipotesi di un revanscismo neo-fascista ,esso porterebbe a concludere che l’impegno antifascista non ha dato buoni risultati, se ,malgrado i fallimenti e la guerra provocati dal regime, c’è in Italia gente che rivaluta il Fascismo. Questo è un nodo che andrebbe chiarito, ma certo i sostenitori della tesi semplicistica che il Fascismo è un reato, non si sono posti il problema della sensibilizzazione culturale e non propagandistica di cosa sia stato il Fascismo che, credo, tutti siano in grado di vedere con il distacco necessario. Gian Enrico Rusconi , in un momento di rabbia disse al Centro “Pannunzio” nel 1995 in modo piuttosto brutale  a un gruppetto di partigiani giellisti un po’ fanatici che gli impedirono di parlare, che si sarebbe potuto riprendere il discorso storico solo quand’essi fossero morti. La frase fece sì che scaramanticamente il gruppetto abbandonasse la sala. La colpa di Rusconi era quella di essere molto stimato da De Felice. Nell’ultimo 25 aprile la guerra russo- ucraina  ha esacerbato gli animi e si sono viste scene incredibili con sindaci che hanno indossato la fascia tricolore insieme ad un fazzoletto di parte ( una cosa mai vista neppure nei film di Don Camillo e Peppone ) e degli esibizionisti che provenendo dalla sinistra violenta di “Lotta continua“ hanno esibito la bandiera della NATO. Poche sono state le bandiere tricolori e molti sono rimasti a casa e non hanno partecipato alle manifestazioni ufficiali. Forse bisogna domandarsi il perché. La risposta è facile in quanto basta riandare a Noberto Bobbio e a Claudio Pavone che videro nella Resistenza tre aspetti : guerra patriottica , tentativo di lotta di classe  e di emancipazione sociale  e tragica guerra civile tra Italiani. Il primo elemento può riunire tutti gli italiani perché la Liberazione segnò la fine della seconda Guerra Mondiale, del regime di Salò e della occupazione tedesca. Ma i due secondi elementi riguardarono aspetti oggettivamente divisivi a causa di una mancata riflessione storica. Quando leggo le cose scritte da piccoli scrittori organici o da medievisti  tuttologi che ritengono che  tutti dobbiamo essere antifascisti ,capisco che questa tiritera non può reggere perché in un regime democratico ciascuno dev’essere libero di pensare cosa ritiene. Il 25 aprile va ricordato senza enfasi politiche retoriche come una data importante della storia ,andando oltre alle autentiche sciocchezze dette da un uomo intelligente come Franco Antonicelli secondo lui la storia italiana ha inizio il 25 aprile 1945. Non a caso Bobbio e Pavone e ancora più autorevolmente sotto il profilo storico Rosario Romeo esclusero la tesi della Resistenza come secondo Risorgimento che fu di studiosi come Luigi Salvatorelli. L’idea che prevalse fu quella di dare una versione ideologica della Resistenza, la vulgata di cui parlò De Felice. Ed è certo che con le vulgate non si possa costruire nulla di buono. Oggi mancano intellettuali come Bobbio e Pavone e viene dato spazio  quasi solo ai propagandisti interessati che mancano della cultura sufficiente ad articolare un discorso storico, che non può essere inficiato dalla drammatica contingenza della guerra in atto. Sostenere che i partigiani italiani vanno assimilati agli Ucraini o sostenere l’esatto contrario è una corbelleria perché i contesti ed i tempi della storia non si misurano sugli orologi e sulle carte geografiche del presente.