La stabilità del governo Meloni al 2026, di Paolo Vieta
A quasi due anni di distanza aggiorniamo le considerazioni fatte (si veda La stabilità del governo Meloni). Ben poco è cambiato. Il governo è ancora al suo posto, scalando la classifica italiana dei record di durata: al momento è al terzo posto dopo due governi Berlusconi e sta andando verso i 1.200 giorni. Per gli amanti delle statistiche l’eventuale sorpasso potrebbe avvenire il prossimo settembre. In questo lasso di tempo non vi è stato, né si è posta alcuna esigenza di rimpasto. Non è cosa da poco, nonostante le tensioni del clima politico. Gli unici avvicendamenti di ministri sono stati quelli di Fitto, passato alla Commissione Europea e di Sangiuliano travolto da uno scandalo, da cui è uscito a testa alta.
Avevamo definito logoramento interno quell’attrito lento ma costante che arriva dai partiti della stessa coalizione che hanno poteri di ricatto o che puntano a rafforzare la propria posizione con distinguo ed inciampi parlamentari. Dopo tre anni, salvo qualche discussione durante l’approvazione della legge finanziaria, il logoramento interno è stato minimo, così come i cambi di casacca tra parlamentari. I sondaggi (vedi Ispos al 18/12/2025 https://www.ipsos.com/it-it/sondaggi-politici-oggi) fotografano una situazione sostanzialmente stabile e con rapporti di forza delineati: FdI al 28,4% (+2,4% rispetto alle politiche), FI all’8,3% (stabile) Lega all’8,1% (in lieve calo rispetto alle politiche). Questo mette al riparo da qualsiasi dubbio sulla leadership. Giusto per intenderci, se FdI fosse dato in calo al 20% e FI in ascesa al 18% vedremmo ben altre tensioni e schermaglie politiche.
Con logoramento esterno, abbiamo definito l’azione di opposizione, ma anche gli attacchi scandalistici o giudiziari che travolgono esponenti più o meno di spicco della compagine governativa. Nel 2025 sono stati in diminuzione rispetto all’anno precedente. Intanto l’opposizione è costante e molto agguerrita sulle pagine dei giornali. Tuttavia appare assai frammentata ed in competizione tra le varie forze: il sondaggio già citato vede PD al 21,3% (+2,3% rispetto alle politiche), M5S al 13,5% (-1,9% rispetto alle politiche), AVS 6,1% (+2,5% rispetto alle politiche). Questo significa che un’ipotetica coalizione a tre vedrebbe il PD essere poco più della somma degli altri e nel campo largo nel suo complesso, non avere una maggioranza assoluta, lasciando spazio ai personalismi degli altri leader. Mentre si delinea una polarizzazione dell’elettorato a scapito dei partiti di centro, il che allontana ancor più una possibile maggioranza alternativa più moderata (senza la Lega, con partiti di centro). Quanto può andare avanti questa stabilità?
Il primo scoglio potrebbe essere il referendum sulla riforma della magistratura fissato a fine marzo. La consultazione referendaria è sempre un’incognita (Renzi ne fece le spese) il cui esito dipende dalla capacità di mobilitare l’elettorato, tanto più che, essendo di carattere costituzionale, non richiede quorum. Il recente sondaggio di SkyTG24 (https://cn24tv.it/referendum-riforma-della-giustizia-il-sondaggio-si-al-55/) vede il sì al 55% con un’affluenza al 62%. Stando alle dichiarazioni di noti esponenti, la maggioranza sembra più compatta per il sì di quanto non lo siano le opposizioni per il no. Si rilevano prese di posizione a favore del quesito, che spaziano da Di Pietro al fronte riformista del PD (Delrio, Picierno) che potrebbero portare ad una rottura e ad una fuoriuscita dal partito verso il centro. Se ciò accadesse, questo frantumerebbe ulteriormente le opposizioni (un PD ridotto alle percentuali del M5S aumenterebbe la competizione tra i due), rafforzando ulteriormente la compagine governativa.
A questo punto è lecito ipotizzare che si arrivi a fine legislatura, nell’ottobre 2027. Ricordiamo che nel 2022 si votò dopo la pausa estiva, cosa eccezionale in Italia, per la coraggiosa decisione del Presidente Mattarella di sciogliere le camere invece di traccheggiare con l’ennesimo governo tecnico. Ora, rispettando le scadenze naturali, questa anomalia diventerebbe regola, stringendo ogni cinque anni i tempi per la discussione ed approvazione della legge finanziaria, cosa che avviene tipicamente in autunno. Per questa ragione potrebbe essere la stessa Presidente Meloni a concordare uno scioglimento anticipato delle camere con elezioni nella primavera del 2027? Se così fosse si entrerebbe di fatto in campagna elettorale almeno sei mesi, se non un anno prima. Quasi all’indomani del referendum. Anche nell’ipotesi che il governo arrivi a fine legislatura, aspettiamoci, entro la fine dell’anno, di vedere aumentare le tensioni dentro la maggioranza: ogni esponente e partito ha bisogno di più visibilità per ragioni elettorali.



