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Le dimenticate origini nizzarde del giro d’Italia, di Achille Ragazzoni

Ieri

Nel 1860 un parlamento che – secondo le parole del nizzardo Garibaldi – “…per l’onore d’Italia meglio non fosse mai surto”, dopo aver ceduto Nizza e Savoia alla Francia, dichiarò ipocritamente le due province “altamente benemerite dell’Italia”. Da allora, il ricordo di tutto ciò che ha legato (e lega) Nizza all’Italia si è andato sempre più affievolendo, fino a sparire quasi del tutto. Agli storici francesi (ci sono anche delle lodevoli eccezioni, un nome per tutti quello di Maurice Mauviel, che su Nizza ha scritto pagine fondamentali e di assoluta obiettività) poco o nulla interessa di ciò che accadde a Nizza prima del 1860, mentre agli storici italiani, Nizza non interessa quasi più, non essendo più italiana la città. Così va il mondo…  Io, in un lavoro che non è ancora giunto alla sua stesura definitiva, ma che nelle sue grandi linee ho anticipato nel 2015, sul numero 41 dei Quaderni storiografici dell’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi”, ho scritto del contributo nizzardo all’unità dell’Italia. Il prof. Giulio Vignoli dell’Università di Genova, invece, nel 2011 pubblicò un’opera intitolata Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo per le Edizioni Settecolori di Lamezia Terme; essa avrebbe dovuto rappresentare un primo tentativo di approfondire il contributo nizzardo alle belle lettere italiane ma, purtroppo, nessun italianista, in anni successivi, ha voluto cogliere il segnale. Come diceva, però, l’indimenticato maestro Alberto Manzi, colui da cui imparai a leggere e scrivere in età prescolare, “Non è mai troppo tardi”. Mancano praticamente del tutto ricerche complessive al contributo nizzardo alle arti figurative, alla musica, al teatro, all’industria, alle scienze tecniche e teoriche, al commercio, all’artigianato, ecc. Nella speranza (la prima delle Virtù Teologali e l’ultima a morire anche se chi vive sperando, si sa come va a finire…) che un domani qualcuno se ne possa occupare meglio del sottoscritto, segnalo ai nostri lettori una curiosità, che neppure io conoscevo fino a poche settimane fa, ossia le origini nizzarde della competizione ciclistica nota come Giro d’Italia. Il Giro d’Italia è una manifestazione sportiva molto popolare, che riesce a catturare l’interesse anche di molte persone che, normalmente, non sono fanatiche di ciclismo. Si svolge dal 1909 e le uniche interruzioni si ebbero dal 1915 al 1918 e dal 1941 al 1945, a causa dei due conflitti mondiali. Se nell’anno dell’organizzazione vi è qualche importante ricorrenza patriottica, gli organizzatori fanno sì che o arrivo, o partenza o, perlomeno, qualche tappa significativa, siano legati ad una città che abbia relazione con la ricorrenza e ciò viene esplicitamente detto durante le conferenze stampa di presentazione (duole il doverlo riconoscere, spesso il Giro si sostituisce alla scuola nel divulgare patriottismo!). Il Giro è stato fondato dal nizzardo Armando Cougnet, giornalista sportivo, nato nella città rivierasca il 20 gennaio 1880 e morto a Milano il 14 dicembre 1959; ne è stato il fondatore assieme ai suoi colleghi Tullio Morgagni, romagnolo, ed Eugenio Camillo Costamagna, originario della provincia di Cuneo. Tutti e tre lavoravano alla Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo stampato su carta rosa (da qui il titolo di maglia rosa, introdotto nel 1931, che indica il leader della classifica generale del Giro). Armando Cougnet sarà direttore della competizione ciclistica fino al 1948. Per due anni sarà proprietario unico della Gazzetta, della quale sarà direttore nel 1943 – 1944. Per onorare la memoria di Armando Cougnet si svolgerà, dal 1961 al 1972, un’importante competizione ciclistica, il Trofeo Cougnet. La famiglia Cougnet scelse, dopo la cessione di Nizza, la cittadinanza italiana. Il padre di Armando, Alberto (a sua volta figlio di Carlo, funzionario sabaudo che diverrà dirigente dei Monopoli di Stato), nacque a Nizza nel 1850 e morirà a Morcote, nel Canton Ticino, nel 1916. Nel 1889 si trasferisce a Reggio Emilia e poi, nel 1900, a Milano. Divenuto medico, si dedicò soprattutto al nutrizionismo e pubblicò alcune opere in argomento, che talvolta ebbero più di un’edizione e che sono tuttora molto ricercate dagli appassionati del settore; tra esse: I piaceri della tavola: contributo alla storia della cucina e della mensa (1903), Il ventre dei popoli (1905), saggio di cucina etnica, L’arte cucinaria in Italia (1910 – 1911). Dal 1909 diresse la Rivista Italiana d’Arte culinaria, che usciva a Milano ed è stato il primo collezionista italiano di menù (la sua collezione è ora conservata presso l’Accademia Barilla di Parma (www.academiabarilla.it). Un altro interesse del Dr. Cougnet era quello per lo sport, ed anche in questo campo lasciò numerose opere, tra le quali ricorderò: Pugilato e lotta (1898, 2^ ed. 1911), La lotta grecoromana sul tappeto (1912), Le lotte libere moderne (1912). Anche il figlio Armando condividerà, almeno in parte, la passione del padre per il nutrizionismo, tanto è vero che nel 1918 pubblicherà il saggio, Il bilancio alimentare, nel quale collegò il miglioramento delle prestazioni fisiche ad una corretta alimentazione. Potrei citare altri membri della famiglia Cougnet da ricordare; un altro Alberto Cougnet (Nizza 22 aprile 1823 – Gorbio 19 agosto 1891), sacerdote, fu un valoroso scienziato. Amico della famiglia Garibaldi, fu in corrispondenza con l’Eroe dei Due Mondi (gli inviò anche alcune sue pubblicazioni con dedica) e tenne l’orazione funebre per suo fratello Michele, il 22 luglio 1866. Esperto soprattutto in scienze agrarie, pubblicò numerosi saggi in argomento, il più importante dei quali è stato, Descrizione cosmografica climaterica fluviale ed agricola del Circondario di Savona nell’anno 1879, pubblicato a Savona nel 1880. Il sacerdote si era trasferito a Savona nel 1870, dove già esisteva una folta comunità di nizzardi che avevano rifiutato di diventare francesi in seguito all’annessione. Nominato, per meriti scientifici, Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine della Corona d’Italia, nel 1881 ritornò nella Contea di Nizza. Nominato parroco di Rocchetta San Martino (oggi La Roquette sur Var) nel 1883, nel 1887 si trasferirà a Gorbio, nell’entroterra di Mentone, ove si spegnerà. Nel corso della prima guerra mondiale è direttore dell’Ospedale Militare di Vercelli, il colonnello Filippo Cougnet, medico legale e psichiatra, nota figura di filantropo, già stretto collaboratore di Cesare Lombroso, assieme al quale aveva firmato diversi saggi scientifici. Nato a Nizza quando essa non era ancora francese, pretenderà di essere richiamato in servizio già molto anziano, per compiere il proprio dovere di medico e soldato in frangenti così difficili. Collaboratore di Lombroso fu anche il dott. Ippolito Cougnet, che fondò una casa di cure per malattie nervose a Moncalieri, che poi il suo collega Tommaso Roddolo trasformerà in un centro sanitario tuttora esistente. Un Luigi Agostino Cougnet era ufficiale dei Carabinieri del Regno di Sardegna. In seguito continuò la carriera nei Carabinieri del Regno d’Italia e mi riprometto di compiere ulteriori ricerche sul personaggio. Sarò, anzi, grato ai lettori che potranno e vorranno suggerirmi qualcosa in questo senso. Visto che si è iniziato parlando del Giro d’Italia, ecco qui un divertente film con Totò in tema:

23 Maggio 2022/da user-pannunzio
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