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Leonardo Sciascia è uno di quei grandi personaggi di cui si può dire: “Stette lontano dalle cose della vita, ma poche cose della vita stettero lontano da lui”. Lo dimostra la sua immensa attività di scrittore e di uomo di cultura. Intanto è vastissima la sua produzione letteraria che comprende poesie, racconti, romanzi, saggi, opere teatrali, pamphlet, testi su tradizioni popolari, sul cibo e il mondo contadino. Ma la sua attività e le sue opere spaziano nel campo delle arti figurative, della fotografia, del cinema. Temi sempre trattati con cognizione di causa, mai banale e superficiale Non a caso, dal 1949 al 1959, fu direttore della rivista di cultura bimestrale “Galleria”, una delle più importanti del dopoguerra, fondata a Caltanissetta da Salvatore Sciascia, vulcanico editore e uomo di cultura, col quale Leonardo Sciascia pubblicò i suoi primi libri e avviò un intenso e fecondo rapporto di collaborazione. Quella rivista, che ospitava i più importanti nomi, italiani e stranieri, della letteratura, della cultura, delle arti e della pittura, fu una grande palestra formativa per il giovane Leonardo Sciascia. In questo 2021, in cui ricorre il centenario della nascita di Leonardo Sciascia, sono tante le iniziative celebrative e tanti i libri pubblicati dedicati allo scrittore. Uno degli ultimi libri pubblicati, di cui riportiamo l’immagine della copertina, è “Sciascia e il cinema – Conversazione con Fabrizio”, Rubbettino editore. Il Fabrizio del titolo, è Fabrizio Catalano, che vediamo nella foto di copertina ritratto da bambino accompagnato per mano dal nonno Leonardo Sciascia (una immagine “amorosa” o, per dirla con Sciascia: che è quanto di più si poteva assomigliare alla felicità). Fabrizio Catalano, figlio di Anna Maria Sciascia e di Nino Catalano, anche lui, come il nonno, ha pubblicato alcune opere di narrativa e saggistica, ma formatosi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, la sua principale attività è quella di regista e drammaturgo, dedicata in particolare al teatro. La conversazione di Fabrizio è con Vincenzo Aronica, grande organizzatore di eventi e rassegne legate al mondo del cinema. Un libro importante e originale, nel contenuto, nella forma e nelle immagini, per scoprire il vasto e variegato rapporto tra Sciascia e il cinema, grazie anche alle autorevoli testimonianze di grandi personaggi del cinema: Giuseppe Tornatore, Roberto Andò, Beppe Cino, Felice Laudadio. Il libro, con le sue testimonianze, ci fa scoprire o riscoprire il giovane Sciascia che, a otto anni scopre il cinema muto, che lui definirà “il mio cinema, il vero cinema, il cinema direi silenzioso piuttosto che muto”. Il giovane Sciascia divoratore di film, ne vedeva almeno uno al giorno, e per ogni film segnava il suo giudizio critico con le stellette, da una a cinque; cosa che più avanti negli anni scoprì che lo faceva anche il giovane Gesualdo Bufalino. Si parla persino di una aspirazione di Sciascia a lavorare nel mondo del cinema come regista o sceneggiatore. “In quel tempo”, ricordava Sciascia, “per me il cinema era tutto, Tutto”. Ma le cose andarono diversamente. Certo è che il cinema costituì un retroterra formativo, un substrato culturale per lo Sciascia scrittore; non a caso Laudadio parla della “vocazione cinematografica della scrittura di Sciascia” e riporta il giudizio di Italo Calvino su “Il giorno della civetta”, che elogia, tra l’altro, come “… racconto documentario … per la vivezza visiva …”. Comunque Sciascia scrisse diversi soggetti per il cinema, quattro di essi diventarono film; altri soggetti che rimasero inediti e altri scritti e critiche sul cinema e su film, sono stati raccolti e recentemente pubblicati in un volumetto dell’Adelphi “Questo non è un racconto”. Altri suoi scritti sul cinema, sono compresi nel suo volume “La corda pazza” con il saggio “La Sicilia nel cinema”, e nel saggio “C’era una volta il cinema” che fa parte del volume “Fatti diversi di storia letteraria e civile”. Ma il rapporto tra Sciascia e il cinema si fa intenso a partire da metà degli anni ’60, quando si afferma la fama di Sciascia come scrittore, in particolare dopo la pubblicazione del romanzo “Il giorno della civetta”, del 1961, cui segue il romanzo “Il consiglio d’Egitto” del 1963. Per il successo di quei romanzi (che mi sono permesso di definire un sublime mix tra il grande giallo e l’antica tragedia greca), per il loro contesto politico e di potere, per quella vocazione cinematografica della sua scrittura, o perché, come affermava lo stesso Sciascia “i miei romanzi sono già delle sceneggiature”, da quel momento il cinema comincia ad interessarsi e ad attingere alle opere di Sciascia. Credo che Sciascia sia inarrivabile, tra gli scrittori, per il gran numero di sue opere letterarie diventate film. E, in questo libro, Fabrizio Catalano, sfogliando idealmente anche l’album di famiglia, nella sua conversazione con Vincenzo Aronica, ci descrive, in ordine cronologico, i film tratti dalle opere di Sciascia e le storie, i personaggi, le curiosità che si sono intrecciate in quel processo di trasposizione ed anche le sue impressioni e giudizi da esperto del mondo del cinema. Si inizia con “A ciascuno il suo”, romanzo pubblicato nel 1966 e che già l’anno dopo diventa l’omonimo film del regista Elio Petri. Nel 1968 esce il film “Il giorno della civetta”, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 1961, del regista Damiano Damiani: un successo straordinario, in Italia e nel mondo. Nel 1970 il film “Un caso di coscienza”, diretto da Giovanni Grimaldi, tratto dall’omonimo racconto che fa parte del libro “Il mare colore del vino”. Nel 1971 esce il film di Florestano Vancini “Bronte: Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato”; in questo film il ruolo di Sciascia è quello di collaboratore nella sceneggiatura. Nel 1976, sono ben tre i film usciti; il primo è il film “Cadaveri eccellenti” di Francesco Rosi, tratto dal romanzo “Il contesto” pubblicato nel 1971; il secondo film è “Todo modo” di Elio Petri, tratto dall’omonimo libro pubblicato nel 1974; il terzo è il film “Una vita venduta” del regista Aldo Florio, tratto dal racconto “L’antimonio” che fa parte del volume “Gli zii di Sicilia” del 1960. Nel 1990 esce il film di Gianni Amelio “Porte aperte”, tratto dall’omonimo romanzo di Sciascia del 1987. Nel 1991, tratto dall’omonimo romanzo del 1989, esce il film “Una storia semplice” del regista Emidio Greco. E nel 2002, sempre del regista Emidio Greco, esce il film “Il consiglio d’Egitto”, tratto dall’omonimo romanzo del 1963. A corredo di questi film, il libro propone anche una serie di interessanti fotografie, immagini e locandine. Per completare il quadro, il libro riporta l’elenco completo di tutti i film tratti dalle opere di Sciascia, che, oltre a quelli sopra descritti, comprende: “Gioco di società” di Giacomo Colli, film per la TV del 1971, tratto dall’omonimo racconto facente parte del volume “Il mare colore del vino” del 1973; “Storia dell’emigrazione” di Alessandro Blasetti, film per la TV tratto dal racconto “Il lungo viaggio” del volume “Il mare colore del vino”; “Grand Hotel des Palmes” di Memè Perlini, del 1978, liberamente ispirato al libro “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel”; “Candido” di Roberto Guicciardini, del 1982, film TV tratto dall’omonimo romanzo del 1977; “Western di cose nostre”, film TV del 1983 di Pino Passalacqua, tratto dall’omonimo racconto del volume “Il mare colore del vino”; “I ragazzi di via Panisperna” di Gianni Amelio, liberamente ispirato al libro “La scomparsa di Majorana” del 1975; “Gioco di società” di Nanni Loy, 1989, tratto dall’omonimo racconto del volume “Il mare colore del vino”; “Filologia” di Giuseppe Gigliorosso del 1990, tratto dall’omonimo racconto  del volume “Il mare colore del vino”; “L’uomo che ho ucciso” di Giorgio Ferrara, del 1996, film TV dal romanzo “1912+1”. Ed ancora, ci sono i film con la compartecipazione di Sciascia alla sceneggiatura, che, oltre al già citato “Bronte”, sono: “La smania addosso” di Marcello Andrei del 1963; “Alle origini della mafia” di Enzo Muzii per la RAI (firma poi ritirata da Sciascia per divergenze con RAI 2); “La singolare avventura di Francesco Maria” di Renzo Muzii, del 1983, tratto dal racconto omonimo di Vitaliano Brancati. Come possiamo dedurre, è un campo immenso quello tra Sciascia e il cinema; una produzione, quella di Sciascia per il cinema, vastissima, che da sola potrebbe reggere un intero festival del cinema; comunque, un grande patrimonio culturale, artistico che meriterebbe maggiore attenzione e valorizzazione. E auspichiamo che questo libro possa ravvivare questo interesse.