Lo studio di Masi su Masaccio, grande maestro del Rinascimento, di Mary Attento
Con “L’opera perfetta. Vita e morte di Masaccio” Alessandro Masi conclude la trilogia iniziata nel 2022 con “L’artista dell’anima. Giotto e il suo mondo” e nel 2023 con “Vita maledetta di Benvenuto Cellini”: dal 6 febbraio è in libreria l’ultimo lavoro dello storico dell’arte, giornalista, saggista e grande studioso, anch’esso pubblicato da Neri Pozza, che quest’anno compie ottant’anni. Per celebrare l’anniversario, ogni titolo della casa editrice sarà protagonista di un episodio del podcast “Neri Pozza. Ottant’anni di storie”, un viaggio attraverso libri diventati tappe fondamentali del catalogo, raccontati dalla voce di chi li ha scoperti, seguiti, amati e pubblicati.
L’analisi approfondita e appassionata della breve e misteriosa esistenza e delle esperienze pittoriche di un grande maestro del Rinascimento, Tommaso di ser Giovanni Cassai, da tutti conosciuto come Masaccio, è stata condotta con acume e acribia da Alessandro Masi, che ha rivelato: «È stato un lavoro lungo, meticoloso e ricco di imprevisti. La morte di Masaccio un mistero come tanti nella vita di questo straordinario artista». Sospetti e leggende, infatti, avvolgono la sua vita, fino alla tragica e prematura scomparsa «a ventisette anni ancora non compiuti» in quella primavera del 1428, quando ha terminato da poco la Santissima Trinità di Santa Maria Novella ed è partito dalla sua città dopo l’invito ad andare a lavorare nella Città eterna. Si parla di avvelenamento: «Morse in Roma, et dicesi di veneno» viene annotato anni dopo nel “Libro di Antonio Billi”. D’altronde siamo in un’epoca in cui la somministrazione di pozioni tossiche e altre sostanze velenose è pratica diffusa. Lo storico dell’arte – come scrive nei Ringraziamenti finali – si è persino confrontato con un farmacologo per acquisire nozioni dettagliate sui veleni e sui loro effetti deleteri.
«Dicesi morto a Roma» è la chiosa che compare sul foglio catastale dell’Archivio di Stato di Firenze… Tante stranezze, reticenze, incognite, ombre, dubbi, silenzi anche riguardo alla sepoltura, all’ubicazione della tomba, ancora oggi ignota, del giovane pittore di San Giovanni in Valdarno, «un maestro del colore destinato a cambiare per sempre l’arte occidentale con le sue straordinarie invenzioni prospettiche e le originali visioni di un’umanità rinnovata» ravvisa l’autore nell’Introduzione al testo, in cui fa emergere ancora più potente la percezione del genio di Masaccio e del suo lascito artistico, sottolineando che nel Tributo e nelle Storie di San Pietro della Cappella Brancacci nella chiesa del Carmine di Firenze e più ancora nell’affresco della Trinità di Santa Maria Novella, «Masaccio dette prova della sua grande abilità, introducendo in maniera inedita forme nello spazio, quasi fossero reali, […] rivoluzionando per sempre il rapporti tra le categorie spazio-temporali, così come la tradizione medioevale le aveva intese fino ad allora». Se le pareti della Cappella del Carmine divennero per tutti «la scuola del mondo», come la definì Benvenuto Cellini, tutta la sua arte fu oggetto di studio e ammirazione da parte di molti, tra cui Leonardo da Vinci che, nel “Codice Atlantico”, lo esaltò in quanto eccezionale interprete «dell’opera perfetta, come quelli che pigliavano per autore altro che la natura, maestra dei maestri».
E questa non è solo la storia di un artista, – si avverte in quarta di copertina – ma anche un viaggio nel cuore del Rinascimento, un libro che invita a riflettere sull’importanza dell’arte nella nostra vita e sul potere eternante della creatività umana. Dopo aver scandagliato tutte le ipotesi sulla morte di quel giovane artista venuto da Firenze, originario della campagna d’Oltrarno, ed essersi arrovellato sulle «vere cause che portarono alla tomba il princeps della pittura, colui che deteneva i segreti della visione dell’arte, lo studioso dimostra come Masaccio abbia rivoluzionato la rappresentazione spaziale e la narrativa visiva, dando vita a un’esperienza emotiva e d’impatto che ha influenzato intere generazioni di artisti.
Nel centenario francescano e nella continuità dei suoi studi su Giotto ad Assisi, Alessandro Masi – che ricopre anche il ruolo di segretario generale della Società Dante Alighieri – ha appena pubblicato per i tipi di LuoghInteriori “Giotto. Storie di San Francesco”, un libro scritto a quattro mani con Chiara Barbato e con una prefazione di Giulio Ferroni.
Alessandro Masi
L’opera perfetta
Neri Pozza, pp. 176, € 21,00



