Quell’Italia anni Cinquanta delle Olimpiadi, di Ilaria Rizzinelli

Il video di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina ha regalato un momento di poesia agli spettatori. Forse ispirato a quello delle Olimpiadi di Londra, con protagonista la regina Elisabetta II, nelle vesti di una Bond girl d’eccezione. Tuttavia, il video made in Italy, proiettato per la prima volta il 6 febbraio, non è stato trionfalistico come quello british. Ha rappresentato, inoltre, una novità rispetto alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006. È stato un breve filmato, che non serviva solo a  mostrare alcune delle zone più iconiche di Milano: il Castello sforzesco, le colonne di San Lorenzo, la Scala e San Siro. Ma ritraeva anche persone, tra cui il presidente della Repubblica Mattarella, intente a salire a bordo e a scendere da un immaginario tram 26. Il finale a sorpresa, ma non stucchevole, con Valentino Rossi nelle vesti di tramviere. Qualcuno dice si sia scelta la sobrietà per questo cortometraggio. Io direi che le scelte sono state altre. Da un lato, il modello del tram, che sembrava uscito da “Miracolo a Milano” o da “Totò, Peppino e la malafemmina”, quando ne esistono di ben più all’avanguardia. Ma – si sa – l’immagine dell’Italia nel mondo si è fermata agli anni Cinquanta. Dall’altro, forse il regista si sarà domandato come rappresentare il nostro Paese senza cadere nelle solite trite divisioni. E, forse, avrà pensato alla Costituzione. Così quel tram, dove orchestrali, atleti e bambine accompagnate dalle mamme (sempre per richiamare i mitici fifties), salgono e scendono, mi ha ricordato l’art. 1: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. In quest’ottica stupisce un po’ meno vedere Valentino Rossi, che, dopo aver salutato i passeggeri, si siede sistemandosi orgogliosamente il cappello sulla fronte. Perché il nostro è un Paese che si fonda sul lavoro: senza l’impegno di ognuno di noi nel proprio ambito la Repubblica non potrebbe durare un minuto di più. E, allora, viva l’Italia.