Vacanze romane quinta Puntata: Quartiere Giuliano-Dalmata, di Ilaria Rizzinelli
Terza giornata. Pomeriggio. Dopo l’udienza papale incontrammo due amici di Pomezia, Roberta Fidanzia e Angelo Gambella, fondatori del Centro Studi Femininum Ingenium. Dopo una breve pausa pranzo da Mama Eat, ristorante che offre anche piatti senza glutine, salimmo sul 31 in direzione del Quartiere Giuliano-Dalmata. Quest’area si trova nella zona meridionale della Città Eterna, non lontano dall’EUR, con il suo celebre Colosseo Quadrato. Proprio nei padiglioni, dove negli anni Trenta alloggiavano gli operai impegnati nella costruzione dell’Esposizione Universale di Roma del 1942 (mai realizzata), trovarono rifugio i profughi in fuga dai territori orientali tra il 1947 e gli anni Sessanta, dopo la firma della pace di Parigi. Tutte le vie ricordano le città perdute: Pola, Fiume, Gorizia e Zara. Sui marciapiedi due panchine, una dedicata agli atleti dei territori orientali, dove si legge la frase di Nino Benvenuti: “Io non ho mai dimenticato chi sono, da dove vengo, le mie origini”, l’altra in memoria di Norma Cossetto, che fu vittima dell’odio più atroce. Perfino la chiesa, dedicata non a caso a San Marco Evangelista, conserva la memoria delle origini degli abitanti. Sul sagrato le mattonelle con i nomi delle personalità più celebri tra gli esuli: Wilma Goich, Alida Valli, Ottavio Missoni, … E giova notare che proprio le tonalità e le sfumature dei tessuti di Missoni si ispirano ai colori dei tramonti sulla costa adriatica ceduta alla Jugoslavia. Infine, la statua della lupa capitolina, proveniente da Pola, ai tempi donata da Roma alla città istriana, e a Roma tornata con gli esuli. Una storia di malinconia e migrazione, che non cancella, tuttavia, l’orgoglio e la pertinacia con cui gli esuli diedero vita – nonostante tutto – a un nuovo quartiere, aprendo negozi ed attività e scuole, che prima non esistevano.
Ripreso il pullman in direzione opposta, ci dirigemmo verso il Testaccio per cenare all’Osteria San Giorgio. In una città, dove si incontrano solo turisti, che bello vedere una zona dove vivono i residenti, con il parco giochi e la gente seduta sulle panchine (ebbene sì, alla fine le trovammo quelle famigerate panchine!…). E all’Osteria San Giorgio tornerei volentieri. Pensate che là avrei voluto ordinare i carciofi alla Giudea, ma mi spiegarono che non si poteva perché l’ortaggio non era di stagione. Così mi gustai degli ottimi carciofi alla romana, poi gli immancabili saltimbocca alla romana.
E dopo aver tentato di avvicinarci alla fontana di Trevi in serata sulla via del ritorno – mai idea fu peggio congeniata: mai vista una folla così numerosa e accalcata – varcammo finalmente la soglia dell’hotel.



