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Perché proprio un 11 di febbraio comunicare la propria intenzione di lasciare il Pontificato? Ogni giorno è una data e può essere, del tutto ragionevolmente, che quella data fosse casuale, coincidendo con i tempi in cui un’importante decisione era ormai maturata alla coscienza di Benedetto XVI, al punto da rendere indifferibile il bisogno di comunicare ai fedeli la ferma volontà di rinunciare al mndato pontificale. È vero ma è anche vero che certi personaggi – che dispongono fra l’altro di uno stuolo di collaboratori pronti a mettere sull’avviso circa l’opportunità o inopportunità di certe coincidenze – evitano di regola di compiere atti o gesti che possano dare adito a interpretazioni fasntasiose da cui potrebbero sorgere equivoci. Per farla breve, l’ 11 febbraio del 1929 furono ratificati i Patti lateranensi, per effetto dei quali la Santa Sede fu trasformata in Stato della Città del Vaticano, restituendosi al Pontefice di Roma un potere temporale al quale nessun predecessore dell’allora papa Pio XI aveva mai formalmente rinunciato. Domando: vale la circostanza di una rinuncia, partecipata ai fedeli in quella data, l’implicita dichiarazione del fatto che a papa Ratzinger stesse stretto il potere temporale? O ancora che a stargli stretto fosse un certo modo di esercitare, di intendere e di praticare quel potere? È questa la croce che, per non avere alcun fondamento teologico agli occhi di chi la deve portare, lo indusse a denunciare che quel peso, estraneo all’ufficio pietoso di un capo religioso, si era fatto così grave da non essere ulteriormente sopportabile? Bisognerebbe sfogliare da capo a piedi, sviscerandoli per bene, tutti gli scritti teologici di Benedetto XVI per dare una risposta alla domanda. Io non sono in condizione di farlo, ma i fatti accaduti prima, durante e dopo il suo pontificato mi fanno ritenere che l’ipotesi abbia un qualche fondamento. La politica del suo predecessore, senz’altro in linea con i principi ispiratori della Chiesa cattolica, aveva prodotto un terremoto sul piano geopolitico, mutando lo scenario europeo. È questo il primo fatto grave di cui si colgono al presente gli effetti. Non voglio con ciò dire che Giovanni Paolo II sia il responsabile della guerra che attualmente si combatte in Ucraina, ma che la caduta della cortina di ferro, assieme a quella del muro di Berlino, abbia avuto l’effetto di occidentalizzare i paesi dell’Europa Orientale, prima dall’ora nell’orbita sovietica, è un fatto, come è anche un fatto che dopo d’allora la logica di un capitalismo insofferente di critiche e fondato sul profitto a tutti i costi, abbia posto radici nell’Europa Occidentale. L’Italia non è più, come ai tempi di Aldo Moro, paese di frontiera nel quale si scontrano gli “opposti estremismi”, diventando teatro di altri drammi che affliggono anche il Vaticano. Alludo ai mercati clandestini di armi e di droga a cui si assiste in un territorio con le cui realtà lo Stato della Città del Vaticano interagisce quotidianamente e alle ripercussioni che certe vicende hanno avuto sulle banche di mezzo mondo. Colpisce in questo senso che si aspiri a una Chiesa povera e non si trovi il modo di impoverirla. Venendo infine a quella che potrebbe chiamarsi fantapolitica, si aggiunge proprio in questi giorni l’ombra di uno scandalo che, come capo di Stato, sarebbe stato gioco-forza coprire. Suggestione per suggestione, mi permetto in conclusione di ricordare che l’11 febbraio del 1858 ci fu la prima “apparizione” della Madonna di Lourdes. E pare che la coincidenza della data di questo avvenimento e quella della stipula dei Patti lateranensi, sia stata voluta, cosa che non credo fosse da papa Ratzinger ignorata.